Data del decesso: 25 Gennaio 1952
Luogo del decesso: Tocantinopolis (Brasile)
Luogo di sepoltura: Tocantinópolis (Brasile)
Fr. SERRA Giuseppe, da Bernezzo (Cuneo), morto a Tocantinopolis (Brasile) nel 1952, a 29 anni di età e 10 di Professione.
Da "Atti del Consiglio generalizio", Ottobre - Dicembre 1952:
Fratel SERRA Giuseppe
da Bernezzo (Cuneo) morto nella Missione del Goiaz (Brasile), il 25 gennaio 1952, a 30 anni di età, 10 Professione.
Figlio della forte terra cuneense (nacque a Bernezzo il 13-6-1922) generosa di eccellenti vocazioni sia, in genere, per la S.Chiesa che, in particolare, per la nostra Congregazione, il fratello coadiutore Serra Giuseppe chiese di poter entrare tra i Figli della Divina Provvidenza nel pieno sbocciare della sua giovinezza, a 18 anni. Dopo pochi mesi di postulato, fu inviato al Noviziato di Villa Moffa ed il 15 Agosto 1941 coronava con la prima professione religiosa non solo un'anno di ottima prova, ma pure la decisione irrevocabile di servire il Signore nell'umile nostra Congregazione. Volle quindi sperimentare, nell'eremo delle Grazie sul Monte Soratte, se Iddio lo avesse chiamato alla perfezione della vita eremitica. L'obbedienza religiosa, però, lo destinò ben presto alla Casa Mater Dei del Castello Burio, dove fu addetto prevalentemente ai lavori di cucina. E fu di edificazione a tutti i nostri novelli Sacerdoti, che passarono lassù a prepararsi all'apostolato. Il 3 Agosto 1943 gli recò una ben luttuosa notizia. Suo fratello Carlo, di lui maggiore, anch'egli ottimo fratello coadiutore professo nella nostra Congregazione, scompariva, quel giorno, tra i marosi dell'Adriatico in un naufragio causato dal siluramento della nave, che lo trasportava dall'Albania in Italia. Chi avrebbe mai pensato che una uguale sorte sarebbe toccata al Nostro, là, in mezzo ad un'oscura foresta equatoriale? Chi potè conoscere molto bene e da vicino, il coad. Serra al Castello Burio, attesta di lui che era uno di quelli, i quali dimostrano con i fatti di aver preso sul serio la vita religiosa. In lui era sincero desiderio di perfezionamento, verace spirito di orazione (pregava molto, anche da solo). Fu sempre obbediente, paziente, buono e mite con tutti. E siccome era profondamente umile, era ben voluto da quanti l'avvicinarono, anche da quelli che non erano della nostra Casa. Diversi abitanti di Castel Burio piansero, quando il confratello coad. Serra lasciò la loro borgata, per andare in America. Fu a Tortona, per la solenne funzione di addio, il 3 Novembre 1946; nel Gennaio 1947 salpava da Genova, diretto in Argentina. Quivi fu addetto al Piccolo Cottolengo Argentino di Don Orione in Claypole (Buenos Ayres), nel padiglione dei bambini. Di quest'incarico, in una lettera scritta quand'era già arrivato in Brasile, ebbe ad affermare canditamente: "Ero molto contento. Quest'occupazione mi dava molto animo, perché cercavo di farla nel miglior modo possibile per amor di Dio„. Il 14 Ottobre 1951 ricevette solennemente, insieme a Don Alice, il Crocifisso del Missionario dalle mani del Rev.mo Direttore Generale, allora in visita canonica in Argentina, ed il giorno seguente lasciava Buenos Ayres, riprendendo il mare per il Brasile. La vigilia dello scorso Natale, in compagnia del compianto Don Adobati e di Don Alice, l'aviòn lo trasportava da Rio de Janeiro nell'interno del Brasile e raggiungeva quindi il centro della Missione, Tocantìnopolis, il pomeriggio dell'11 Gennaio 1952. Verso la sera del 25 Gennaio scorso, la catastrofe. Tre giorni prima di partire da Rio, scriveva ad un nostro Sacerdote in Italia: "Mi creda, Rev.mo Padre, dopo aver girato il mondo e dopo aver conosciuto un poco di più le cose, adesso posso dire di essermi una volta di più convinto che, se uno non cerca di vivere veramente da religioso e fare tutto per amor dì Dio, è proprio tempo perduto „. Lo si può considerare il suo testamento spirituale; di certo, è un monito a noi superstiti. Le tombe di Don Adobati e del fratello coadiutore Serra ci assicurano che il grano di frumento è stato, come insegna Gesù, buttato nella Missione brasiliana, la prima e da poco affidata dalla Santa Sede alla Congregazione. E quel seme secondo la divina promessa, darà frutto centuplicato sul solco di questi generosi appena aperto, per la salute di innumerevoli anime, alla più grande gloria di Dio e all'incremento senza limiti esuberante del movimento missionario della Piccola Opera della Divina Provvidenza.
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