Oggi ricordiamo il venerabile don Gaspare Goggi nel giorno della sua nascita, avvenuta il 6 gennaio 1877 a Pozzolo Formigaro (Alessandria).
La Chiesa ha dichiarato la venerabilità di don Gaspare Goggi lo scorso 21 novembre, riconoscendone ufficialmente le virtù eroiche. Tra queste, spicca in modo particolare la sua conformazione fedele a Cristo crocifisso. Fin dall’adolescenza, infatti, don Gaspare visse con pazienza e fortezza il peso di una malattia grave: l’anemia perniciosa, allora incurabile perché non era ancora nota la vitamina B12. Questa condizione lo accompagnò per tutta la vita, provocandogli lunghi periodi di incapacità di nutrirsi, difficoltà di concentrazione, esaurimento fisico, psichico e spirituale.
Nonostante ciò, realizzò con slancio il sorprendente programma formativo indicatogli da Don Orione: "Prima professore, poi sacerdote". “Preparati a lavorare per le anime. Accendi bene la tua anima alla carità soave e operosa di Gesù e fa di comunicarla a tutti quelli che potrai avvicinare e influenzare…”. Questo programma Gaspare lo realizzò appieno, rendendo la sua vita sorprendentemente feconda: studente brillante all’Università di Torino, insegnante e formatore, religioso di profonda pietà e sacerdote zelante. Fu rettore della chiesa vaticana di Sant’Anna dei Palafrenieri, collaboratore nella visita apostolica ai seminari di Sicilia ai tempi di san Pio X e uno dei più fidati compagni di Don Orione nella nascente Congregazione.
Il legame tra don Gaspare e il Fondatore nacque a Tortona, quando Gaspare, adolescente, serviva Messa in cattedrale e iniziò ad aiutare il giovane chierico Orione nell’Oratorio e nel Collegetto per ragazzi poveri. Fu un incontro decisivo per il suo cammino vocazionale.
Un episodio rimasto memorabile fu la loro consacrazione comune davanti all’altare della Madonna del Buon Consiglio. Gaspare, allora sedicenne, disse a Orione: “Vengo con te. Quando inizierai l’opera della Divina Provvidenza, ci sarò anch’io. Conta su di me.” Si inginocchiarono insieme, recitarono tre Ave Maria e si strinsero la mano con un sorriso. Quel patto fu mantenuto per tutta la vita.
Don Orione stimò sempre profondamente Gaspare. Gli scrisse: “Con nessuno mi spiego così schiettamente come con te e con Sterpi… siete come due braccia, uno per la pietà e l’altro per lo studio.”
La vita di don Gaspare testimonia un profondo sentire cum Ecclesia, anzi un vero e proprio sentire Ecclesiam: un amore totale per la Chiesa e per il Papa, espresso nell’affetto, nell’insegnamento e nell’azione. Mise le sue capacità intellettuali al servizio della verità e le sue energie pastorali al servizio della carità.
Aveva una visione organica della Chiesa come “santa Madre”, nutriva grande venerazione per i vescovi e servì il popolo cristiano con sacrificio e dedizione. Ripeteva: “Siamo un corpo solo in Cristo. Siamo un corpo solo nel Papa.”
Per lui ebbe un valore simbolico altissimo essere rettore della chiesa di Sant’Anna in Vaticano, “proprio sotto gli occhi del Papa”, incarico che ricoprì dal 1904 fino alla morte avvenuta nel 1908. Nel maggio di quell’anno infatti, la sua malattia ebbe un crollo improvviso e irreversibile. Nella sua ultima lettera, indirizzata a un sacerdote amico, scrisse: “Pregate per me, acciocché io uniformi pienamente la mia volontà a quella del Signore che si compiace provarmi con l’infermità.” Ricoverato all’ospedale di Alessandria alla fine del mese di luglio, fu invitato a deporre l’abito talare. Si inginocchiò, lo baciò e lo tolse con dolore: quel gesto segnò il passaggio alla sua ultima missione, la croce. Morì qualche giorno dopo, il 4 agosto 1908.
Il medico Ferruccio Antonelli, leggendo la sua storia con sguardo scientifico, scrisse: “In Don Goggi il sacerdote ha prevalso sul malato… è proprio in questa sfida della fede alla patologia una delle prove più convincenti della sua santità.”
“Il riconoscimento dell’eroicità delle virtù teologali e cardinali di Don Gaspare Goggi – comunica il Direttore generale P. Tarcisio Vieira - ci ha colmati di gioia e ci consegna una responsabilità: accogliere questo dono come grazia per tutta la Congregazione e come chiamata concreta alla santità.
Desideriamo unirci, come Famiglia di Don Orione, in una corale celebrazione di rendimento di grazie. Vi invito, pertanto, alla celebrazione principale di ringraziamento che vivremo nella Chiesa di Sant’Anna in Vaticano, sabato 14 febbraio, alle ore 15.30, presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi”.
Nella Chiesa di Sant’Anna dei Palafrenieri in Vaticano il Venerabile Don Goggi visse uno dei passaggi più significativi del suo ministero, come parroco (1904–1908): in quel luogo la sua carità prese forma concreta e quotidiana, fino a diventare familiare alla gente semplice dei Borghi. Don Orione ricordava che “tutti i poveri dei Borghi… lo conoscevano”. Celebrare a Sant’Anna, dunque, non è solo un richiamo storico: è tornare al luogo in cui egli ha annunciato il Vangelo e ha vissuto la carità nello stile appreso da Don Orione, una carità fatta di prossimità e di amore preferenziale per i poveri, in nome del Papa e in fedeltà a lui.
“Attendo numerosi alla Santa Messa a Sant’Anna in Vaticano particolarmente i confratelli e laici delle Comunità che gravitano intorno a Roma e, sarebbe anche molto bello, da Comunità più distanti dall’Urbe” aggiunge P. Vieira, che chiede ai Superiori Provinciali e Delegati, di organizzare celebrazioni ed eventi (magari un momento di formazione e di festa), durante il mese di febbraio per coloro che non potranno essere a Roma. “Questo affinché il riconoscimento ecclesiale di Don Goggi non rimanga una bella notizia dello scorso 21 novembre, ma diventi una grazia che accenda in noi e in molti il desiderio di conoscere la sua vita e di diffondere la sua devozione”.
Il Direttore Generale conclude con un invito semplice: “affidiamoci all’intercessione del Venerabile Don Gaspare Goggi e diffondiamone la devozione, soprattutto presso i malati, le famiglie e quanti attraversano prove. Don Orione stesso chiese ed ottenne grazie invocando il patrocinio di questo suo figliuolo nel Signore. Più volte egli scrisse di non essersi mai raccomandato a Don Gaspare senza ottenere quanto aveva chiesto. Imitiamo il nostro Padre anche in questa sua devozione”.


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