Data del decesso: 17 Gennaio 1987
Luogo del decesso: San Miguel di Tucumán (Argentina)
Luogo di sepoltura:
Sac. PUNTA Giuseppe, da Gavi (Alessandria), morto a San Miguel di Tucumán (Argentina) nel 1987, a 77 anni di età, 55 di Professione e 45 di Sacerdozio.
Atti e comunicazioni della Curia Generale, gennaio aprile 1987:
Padre GIUSEPPE PUNTA
da Gavi (Alessandria), morto a Tucumàn (Argentina) il 17 gennaio 1987, a 77 anni di età, 56 di professione e 46 di sacerdozio.
Trascriviamo quanto di lui ha inviato alle case di Argentina il direttore provinciale Padre Roberto Simionato. Il 17 gennaio, a mezzogiorno, ci lasciava il Padre «Tose Punta. Era nato a Gavi (AL) il 27 ottobre 1909. Rimase presso la famiglia fino a diciassette anni. Fu ricevuto in Congregazione dallo stesso fondatore Don Orione il 3 novembre del 1927 a Tortona. Era l'anno della famosa circolare sulla questua delle vocazioni. Fece la sua prima professione nelle mani del Fondatore nel 1931,. dopo aver fatto il suo noviziato a Villa Moffa di Bra. L'11 marzo 1935, dopo aver fatto il liceo e il tirocinio in Italia ed aver emesso la sua professione perpetua (1934 a Montebello), giunse in Argentina, per fare scuola in Lanùs, dove si trovava la prima Casa di formazione e il Noviziato. Fu ordinato sacerdote in Claypole (Buenos Aires) il 23 febbraio 1941. Per quasi cinquantadue anni prestò il suo servizio nelle diverse case di Argentina: Lanùs, Claypole, Victoria, San Fernando, Alta Gracia. E' molto ricordato in Rosario, dove fu direttore della scuola primaria per più di dieci anni. Il collegio di Tucumàn lo ebbe, quale uomo saggio e maturo, negli ultimi diciassette anni della sua vita. Il Padre Punta appartenne alla prima generazione di chierici missionari con cui Don Orione costruì la nostra Provincia religiosa dell'Argentina. Giunse qui in Argentina che era un giovanotto e ritornò in Italia una sola volta, a celebrare la sua prima Messa nel 1953. Quando gli proposi, più d'una volta, di ritornare in patria per visitare i suoi, rifiutò con .molta semplicità: «Perché spendere soldi per me? Padre, impieghi questa somma per il Piccolo Cottolengo». Questo solo dettaglio conferma che era un religioso dimentico di sé e completamente impegnato nel lavoro a beneficio dei confratelli. Io penso che la santità sia in questo e niente altro. Era uomo di poche parole. Si avvertiva la sua presenza in comunità per innumerevoli gesti di cordialità e di squisita carità verso i confratelli. Mi dicevano in Tucumàn che lo rimpiangono assai non solo per ciò che faceva, ma soprattutto perché era sempre e in tutto vincolo fra i confratelli. Lascia un grande vuoto, molto difficile da riempire. Ci lascia altresì la testimonianza invidiabile di un direttore di scuola di settantasette anni che col freddo o col caldo e nonostante gli acciacchi sta sempre al suo posto di lavoro. Credo che dal cielo continuerà a lavorare per i suoi mille alunni che restano orfani, per i numerosi giovani della parrocchia che si confessavano da lui ed anche per la Congregazione che ha bisogno di crescere per coprire questi vuoti. Ho ripetuto diverse volte nelle esequie in Tucuman e in Claypole che un sacerdote, più che piangerlo lo si deve sostituire. La parola, dunque, è ai giovani, perché con la preghiera e la testimonianza della propria vita religiosa ottengano dal Signore buone e sante vocazioni per la Congregazione e per la Chiesa tutta.