Sito ufficiale della Piccola Opera della Divina Provvidenza

Ricordiamo Sac. SECCO Camillo

Qualifica religiosa: Sacerdote
Data del decesso: 10 Gennaio 1958
Luogo del decesso: Claypole (Argentina)
Luogo di sepoltura:

Sac. SECCO Camillo, da Càupo (Belluno), morto a Claypole (Argentina) nel 1958, a 82 anni di età, 45 di Professione e 37 di Sacerdozio.


In "Piccola Opera della Divina Provvidenza" giugno 1958, p.80-81.

Il Nostro missionario

D. CAMILLO SECCO
N. Caupo (Belluno), il 13 ottobre 1875 t Claypole di Buenos Ayres (Argentina), 10 gennaio 1958.

Questo generoso nostro Missionario ha chiuso la sua vita piena di lavoro, di sacrificio e di entusiasmo per la Congregazione, nel Piccolo Cottolengo di Don Orione, a Claypole. Da alcuni mesi era ammalato. Il primo ottobre u.s. si era recato a trovarlo il Rev.mo Don Pensa, in visita alle Case del Sud America; ma le sue condizioni erano ormai gravi. Tuttavia Don Secco potè resistere al male, nonostante i suoi 83 anni, santificando il letto della propria infermità con gli esempi della piena uniformità al volere del Signore e con la serena pace e tranquillità dello spirito. La serenità dello spirito, del resto, fu una delle caratteristiche di questo pio Confratello, che ebbe anima ardente di zelo per la gloria del Signore e di desiderio che da tutti si facesse il maggior bene possibile. Una grande semplicità contraddistinse il suo sentire: accettando tutto e credendo a tutti nella persuasione che da nessuno fossero ammessi o commessi la insincerità e il sotterfugio, tutti stimando molto nella superiore persuasione che in tutti albergasse la bontà.

Come venne a Don Orione.

Entrò in Congregazione a Tortona nel 1910, accettatovi dal Servo di Dio Don Orione. « Nel 1910 racconta egli stesso io stavo nel Seminario di Belluno come inserviente. Mi trovavo molto bene e anche i Superiori e lo stesso Ecc.mo Vescovo Mons. Cattarossi, mi volevano bene ». Precedentemente egli aveva trascorso gli anni della sua giovinezza e della prima virilità nel duro lavoro, in Italia e anche all'estero, specialmente in Austria. « Un giorno, proprio mentre stavo vicino al Vescovo, mi venne l'idea di darmi a servire il Signore più da vicino, nella vita religiosa. Lo dissi, in una circostanza, allo stesso Vescovo il quale mi fece osservare: Dove troveremo uno come te per il Seminario? Però, se proprio hai deciso, vai dal Rettore del Seminario, ed egli ti dirà quello che devi fare... — Quest'ultimo mi domandò: Con chi vuoi andare? Gli risposi: Voglio entrare come converso dei Domenicani. Il Rettore soggiunse: — Eppure tu potresti essere anche un buon sacerdote, un umile sacerdote, che potresti fare tanto bene alle anime. E mi suggerì di entrare da Don Orione, concludendo, giacché io volevo entrare dai Domenicani: Scrivi ai Domenicani e a Don Orione; e poi vedremo. Dopo tre giorni arrivarono le due risposte; tutte e due affermative. Il Rettore però, che, già la prima volta, mi aveva detto che mi sarei trovato bene con Don Orione perché accoglieva le vocazioni tardive, insistette perché andassi da Don Orione. Andai così a casa mia per salutare i miei genitori, i quali piansero; però io partii lo stesso. Giunse a Tortona in agosto del 1910. Don Orione en in Sicilia. Lo ricevette Don Sterpi che lo mandò al Probandato dove c'erano una trentina di aspiranti. Per la Madonna del Rosario seguente ricevette il santo abito. « Ero io solo che mettevo la veste. Mi posi gli abiti più belli che avevo: facevo una bella figura... Quando venne il momento di levarmi la giacca, me la tolsi e la gettai lontano da me, quasi con disprezzo; lo feci per sentimento di generosa offerta... Quel gesto lo notò Don Orione che ne fece parola nel suo discorsetto... Però non è a credere che Don Orione non mi correggesse dei miei difetti; mi voleva molto bene, ma mi diceva i mei difetti. Una volta, per esempio, mi ero lamentato dicendo che ci davano il pane ammuffito. L'assistente lo riferì a Don Orione il quale venne al Probandato e mi disse: — Camillo, mi pare che non ti trattino bene... Io capii al volo... e gli dissi subito: Io sono contento. Signor Direttore!... — e la cosa finì lì; gli confidai tuttavia che mi ero sì lamentato del pane ammuffito; e Don Orione ci mise su un bel sorriso, che mi fece più bene di tutti i biscotti al questo mondo... ».

Episodi e ricordi.

A Tortona si fermò un anno e mezzo, poi venne mandato a Bra dove compì il Noviziato, professando per la prima volta il 6 ottobre 1912. Dopo, fu designato alla Colonia Santa Maria di Monte Marlo! e qui esplicò con grande, fraterna passione la sua mansione di assistenza ai ragazzetti più poveri e bisognosi. C'erano là una ottantina di giovinetti molti dei quali raccolti dal terremoto di Avezzano. E' di quel periodo una sua prodezza ricordata sempre con... buonumore. Una notte due ladri visitarono la camerata... «A un certo punto sento la voce dti ragazzi che mi chiamano: Sor Camillo (è questo il nome che poi gli rimase sempre distintivo in bocca ai ragazzi) Sor Camillo... Ce stanno li omini!,, — Guardo e vedo due che passano in mezzo alle due file di letti dei ragazzi; con un salto sono verso di loro; essi cercano di scansarmi; ma io ne afferro uno per la barba e l'altro per lo stomaco. Non potevano far altro: cercano di scappare: quello della barba diede uno strappo così forte che…mi lasciò in mano la barba; poi infatti ai vide per terra del sangue; ma io non cedetti; l’altro cercò di svincolarsi con uno strappo; però io non lo mollai; mi rimase in mano il gilet e un poco di camicia. Per un pezzo non vennero più ladri alla Colonia... “ Nel 1917 Don Secco fu chiamato alle armi, nella territoriale. E si rese utile, facendo anche del bene, nella sua funzione di interprete in tedesco… Dopo l'armistizio tornò a Tortona. E fu incaricato di fare l'infermiere. Tra i malati da lui curati con tanto fraterno amore va ricordato il Chierico Basilio Viano poi morto santamente nell'aprile 1920, come ricorda una nota circolare di Don Orione. Il Dr. Codevilla, benemerito curante della Casa Madre, ripeteva al Chierico Secco: - Se me lo fai guarire ti faccio un monumento... - Ma egli pronto rispondeva: - Eh... E' Il Signore che fa guarire. - Merita di essere ricordato quanto avvenne il giorno della morte di questo caro Chierico della Divina Provvidenza, che era il giorno stesso del xxv° di Ordinazione Sacerdotale di Don Orione. L'episodio lo racconta Don Secco ma noi lo prendiamo da una lettera dello stesso Servo di Dio: " ...Non ho permesso che se ne facessero, di feste, qui in casa per il mio xxv° di Sacerdozio. Quel giorno (13 aprile 1920) io dovevo passarlo a Bra, nel silenzio e in Domino; ma la vigilia mi accorsi che il caro Chierico Viano andava peggiorando, e allora mi fermai a Tortona. La notte la passai presso il letto di Viano, e la mattina dissi la Messa ai piedi della Madonna della Divina Provvidenza ... Venuta l'ora del pranzo ... Viano andava peggiorando; ma era sempre presente a se stesso. Povero figlio! ... ebbe come un rilassamento di corpo verso mezzodì e non si fece a tempo perché anche lui non avvertì a tempo o non e ne è neanche accorto, poveretto! E allora il Chierico Don Camillo Secco, suddiacono, che fa da infermiere e che è forte assai, alzò il caro malato; e abbiamo cambiato tutto e il letto e il malato; e così. Mentre gli altri pranzavano, con dell'acqua tiepida, io lo lavavo e pulivo, facendo col nostro caro Viano quegli uffici umili sì, ma santi, che una madre fa con i suoi bambini. Ho guardato in quel momento il Chierico Camillo e ho visto che piangeva. Ci eravamo chiusi in infermeria perché nessuno entrasse; e fuori picchiavano e chiamavano con insistenza che andassi giù a pranzo; ma io pensavo che meglio assai era compiere, con amore di Dio e umiltà, quell'opera santa e veramente di Dio, e dicevo tra me: Oh molto meglio questo che tutte le prediche che ho fatto; ora vedo che veramente Gesù mi ama, se mi dà modo di purificare la mia vita e di santificare così questo XXV° anniversario di mio Sacerdozio”.

Con Don Orione in Brasile

Emise la professione perpetua il 15 agosto 1919 a Villa Moffa. Fu ordinato sacerdote a Venezia il 18 settembre 1920 dal Card. La Fontaine. Nel 1921 Don Orione si recava. Per la prima volta, In visita alle Istituzioni iniziate da alcuni anni in Brasile. A Mar de Hespana la Congregazione teneva allora una fiorente Colonia Agricola. Don Orione pensò a Don Camillo e lo scelse, insieme a Don Mario Ghiglione, come proprio compagno di viaggio. Lasciarono Genova il 4 agosto 1921, sul Principe di Udine. Giunsero a Rio il 20 agosto, mentre le campane suonavano a lutto per la morte del Papa Benedetto XV. Don Secco lavorò in Brasile fino al 1927: poi passò all’Argentina nelle Case di Mar del Plala, di Cuenca, di Claypole, di Victoria e poi di san Michele. Qui si fermò, cappellano, più di un decennio, avendo la cura spirituale della sezione del Piccolo Cottolenqo Argentino. Da un anno, per la malattia era stato trasferito a Claypole dove morì santamente, venerando per età e per meriti. Fu tanto caro al Servo di Dio Don Orione che negli anni di sua permanenza In Argentina lo volle presso di sé alla Casa di Via Carlos Pellegrini. Anima ardente, amò tanto la propria vocazione, sentita in cuore tardi, ma vissuta con fervore ed entusiasmo. Fu un lavoratore autentico, uno " sfacchinone” in tutti i sensi. Don Orione ricordava con piacere che un giorno s'accorse che Don Secco, mentre pregava, ripeteva alcune parole a voce piuttosto alta... Quando però questi si avvide della presenza di Don Orione, cessò... Ma il Servo di Dio gli lasciò credere di essersene andato; ritornato invece indietro udì chiaramente che Don Secco ripeteva quasi a se stesso con fortezza: Tener duro… Tener duro! ... Piacque tanto al Servo di Dio questa espressione perché gli parve come il motto e il programma di vita di questo suo fervente religioso.

«Coraggio, Santità, Coraggio!...»

A chiusura di queste brevi note, ricorderemo un particolare che ci sembra rispecchi bene il suo spirito. Se v'era un orgoglio per Don Camillo Secco, questo era, negli anni più verdi, la sua forza veramente eccezionale. Lavoratore di fatica sapeva impiegarla in molti modi, facendosi soprattutto buon maneggiatore della cazzuola e del piccone… Nell’esuberanza del suo carattere fiducioso, ottimista e buono, egli godeva farla sentire, questa sua forza a quanti lo avvicinavano. In un modo singolare, quasi per trarne un incitamento al bene: prendeva le mani di chi gli capitava a… tiro e le stringeva con forza ripetendo con un aperto sorriso il suo dialettale: Corajo! Corajo! ... Neppure Don Orione gli sfuggiva, neppure il Cardinal La Fontaine, neppure il Santo Pio X.... Sicuro... Anche San Pio X, durante una udienza, mentre dava a baciare la mano ai fedeli, giunto a Don Camillo Secco si sentì prendere, stretta stretta, la mano, mentre il buon Sacerdote, nella sua semplicità, ripeteva anche a lui, al Santo Padre: “Corajo, Santità! Santità, corajo! ... " San Pio X, attestano quanti erano presenti, guardò amabilmente Don Secco e gli sorrise, contento di sentire, sul suo labbro, quell'invito alla fiducia, ripetuto per di più in quell'accento veneto che Egli prediligeva ... “Santità, coraggio!” In questa filiale confidenza in Dio, in questa ingenuità cordiale che a tutti intendeva dare il mirabile dono della fiducia e della speranza - unite all’invito al bene, al lavoro, al sacrificio per la gloria del Signore e per la salvezza delle anime -, sta racchiuso il segreto e la misura della virtù religiosa, sacerdotale e orionina di questo compianto nostro Confratello Missionario.

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