Data del decesso: 10 Gennaio 1972
Luogo del decesso: Niteroi (Brasile)
Luogo di sepoltura: Niteroi (Brasile)
Sac. BENICCHIO Luigi, da Comun Nuovo (Bergamo), morto a Niteroi (Brasile) nel 1972, a 54 anni di età, 35 di Professione e 28 di Sacerdozio.
Da "Atti e Comunicazioni della Curia Generale", Gennaio - Marzo 1972:
Sac. Luigi BENICCHIO
nato a Cormun Nuovo (Bergamo) il 24 giugno 1917. Morto a Niteroi (Brasile) il 10 gennaio 1971 a 55 anni di età, 36 di professione e 29 di sacerdozio.
Entrò in Congregazione il 23 ottobre 1930 e il 25 dicembre dello stesso anno, a Tortona, fece la vestizione religiosa. Nel 1935-36 compì il Noviziato a Villa Moffa, emettendo la prima Professione il 7 ottobre 1936. Dal 1937 al 1940 fece il tirocinio al « Berna » di Mestre, in qualità di assistente ed insegnante. Frequentò la scuola di teologia nel seminario di Tortona e il 3 ottobre 1943 fu ordinato sacerdote. Continuò a prodigarsi nell'economato della Casa Madre di Tortona negli anni difficili della guerra e nel 1946 partì missionario per il Brasile. Dopo un breve periodo passato come assistente ed insegnante alla Cavea (Rio de Janeiro), fu destinato all'immensa parrocchia di Sacco di S. Francisco a Niteroi, e vi rimase fino al 1958, dedicandosi al lavoro sacerdotale nel modo più generoso, accanto al compianto P Pietro Martinetti. La parrocchia era molto grande, aveva una ventina di cappelle e Don Luigi non ne abbandonò nessuna, sempre presente, stimolando tutti per quanto riguardasse iniziative buone e religiose.
Nel 1958 fu trasferito a Curitiba per riorganizzare un'opera sociale che stava ospitando ragazzi abbandonati, nell'Istituto che il Governatore dello Stato del Parane affidava ai figli di Don Orione. La sua pedagogìa paterno-cristiana, allegra ed attraente, seppe recuperare gran parte di quei poveri ragazzi, molti dei quali sono oggi ben sistemati, grazie al grande calore umano di P. Luigi.
Ritornava nel 1962 a Niteroi ed ebbe l'incarico della nuova parrocchia di Rio de Ouro. Costruì la chiesa parrocchiale e tre cappelle, migliorò le già esistenti e soprattutto costruì Cristo nel popolo. Lavorò con entusiasmo giovanile senza risparmiarsi mai, anche quando la salute avrebbe reclamato cure e riposo. Preferì, buon pastore, dare anche la vita per le sue pecorelle, cadendo sulla breccia nel pomeriggio del 10 gennaio, dopo che al mattino aveva celebrato due SS. Messe. (Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia).
Don Giuseppe Zambarbieri su Atti e Comunicazioni, gennaio marzo 1972
Don LUIGI BENICCHIO — Da anni ero vicino alla sua famiglia e ci eravamo più volte incontrati a Comun Nuovo di Bergamo con la mamma, i fratelli, le sorelle, ed a Caravaggio, davanti alla Madonna, di cui era particolarmente devoto e dalla quale ebbe grazie segnalate. La benediceva ancora il 2 novembre u.s., quando l'ho rivisto a Niteroi e mai avrei pensato che sarebbe stato l'ultimo abbraccio fraterno. Aveva celebrato tre Messe, nella sua parrocchia di S. Teresina, ed era accorso al Sacco di S. Francesco dove abbiamo passato qualche ora insieme con gli altri confratelli. Era allegro, come sempre, contento del suo lavoro (quanto aveva fatto e stava facendo per quella parrocchia, vastissima ed oltremodo disagevole!) e soprattutto felice del suo sacerdozio, della sua vita religiosa, con un amore a Don Orione e a Don Sterpi che mi ha sempre tanto edificato.
Mi era apparso in buona salute, e invece a poco più di due mesi, doveva improvvisamente crollare per un collasso cardiaco che lo stroncò la sera del 10 gennaio. Da qualche giorno si sentiva meno bene: avrebbe dovuto fermarsi, curarsi. Preferì, generosissimo, donarsi fino all'ultimo respiro, restare sulla breccia, morire d'in piedi come Don Orione e così andare incontro al fondatore proprio all'alba del Centenario.
Anziché aggiungere mie parole, preferisco riferirvi le testimonianze del suo popolo, trascrivendo dal foglietto parrocchiale: « ...Il sacerdote umile che mai ha voluto essere onorato in vita, ricevette la maggiore manifestazione di ammirazione e amore da parte dei suoi confratelli sacerdoti (presenti in 25 alla concelebrazione!) di tutto il popolo cattolico, spiritista e protestante, con i rispettivi pastori che piangendo si alternavano nelle 26 ore di veglia. Al canto di « Mammina del Cielo » ed al pianto di una immensa moltitudine all'ora dell'Ave Maria, la bara scendeva nel sepolcro nuovo scavato nell'interno della chiesa dai suoi cari congregati mariani. La sua memoria è una testimonianza ed un messaggio indimenticabile.
Se lo spazio lo consentirà, desidererei tanto parteciparvi anche le parole pronunciate dal Sindaco di Comun Nuovo, commemorando Don Luigi nella seduta del consiglio del 28 gennaio, e l'edificante circolare di Don Pattarello. Sono documenti che rivelano soprattutto di quanto amore era circondato il carissimo Don Benicchio. Tutto sia di conforto alla mamma, ai familiari, che avrebbero desiderato avere la sua Salma in Italia, ma vi hanno rinunciato, quando han saputo che Don Luigi era stato sepolto in chiesa e sarà vegliato dalla preghiera riconoscente di tutto un popolo.
Riposa nella Chiesa Parrocchiale di Rio de Ouro (Niteroi), dedicata a S. Teresina del Bambino Gesù, Chiesa da lui stesso e con le sue mani costruita ed ove, i suoi parrocchiani lo hanno voluto collocare, in segno di grande venerazione.
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