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26 Gennaio 2026

L'Anno giubilare francescano e la devozione di Don Orione per il Santo di Assisi

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Ha preso il via il 10 gennaio 2026 l’Anno speciale in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi che si concluderà il 10 gennaio 2027. Un anno speciale in cui “ogni fedele cristiano sull’esempio del Santo di Assisi si faccia egli stesso modello di santità di vita e testimone costante di pace”. Lo ha annunciato un Decreto della Penitenzieria Apostolica in cui si spiega che verrà concessa l’Indulgenza plenaria “alle consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), applicabile anche in forma di suffragio per le anime del Purgatorio”.

Nel decreto si legge che «questo Anno giubilare è rivolto in modo particolare ai membri delle Famiglie Francescane del Primo, Secondo e Terzo Ordine Regolare e Secolare, così come agli Istituti di vita consacrata, alle Società di vita apostolica e alle Associazioni che osservano la Regola di San Francesco o si ispirano alla sua spiritualità. Tuttavia, la grazia di questo anno speciale si estende anche a tutti i fedeli, senza distinzione, che, con l’animo distaccato dal peccato, visiteranno in forma di pellegrinaggio qualsiasi chiesa conventuale francescana o luogo di culto dedicato a San Francesco in qualunque parte del mondo. Gli anziani, i malati e quanti, per gravi motivi, non possono uscire di casa, potranno ugualmente ottenere l’indulgenza plenaria unendosi spiritualmente alle celebrazioni giubilari e offrendo a Dio le loro preghiere, i loro dolori e le loro sofferenze».

Don Orione e San Francesco

Il 1° settembre 1885, il tredicenne Luigi Orione lasciò il suo paese natale, Pontecurone, per entrare nel convento francescano di Voghera. «Avevo sognato il Convento come il Paradiso!...», ricorderà anni dopo. Quel primo tentativo di vita religiosa, tuttavia, durò solo pochi mesi: una grave polmonite compromise la sua salute e lo costrinse a rientrare a casa.

Dopo un periodo di convalescenza, finalmente ristabilito, Luigi poté realizzare un nuovo desiderio: entrare nell’Istituto salesiano di Valdocco a Torino, dove avvenne il suo incontro decisivo con Don Bosco.

Molto tempo dopo, nella “Buona notte” del 1° ottobre 1923, Don Orione rievocò così quei giorni: «Fui condotto a Torino il 4 ottobre 1886, festa di San Francesco d’Assisi. Ero entrato a Voghera il 1° settembre 1885. Certe date non si dimenticano. A Torino mi si aprirono gli occhi e il cervello: compresi la grande grazia ricevuta nell’essere stato malato a Voghera, perché quella malattia mi aveva condotto da Don Bosco. Dopo la convalescenza tutti mi guardavano: ero dimagrito, e il dottore mi trovò una palpitazione al cuore. Solo più tardi capii che San Francesco mi aveva consegnato a Don Bosco» (Parola III, p. 7).

Nel corso della sua vita, Don Orione non mancò mai di indicare san Francesco d’Assisi come modello luminoso di povertà, obbedienza, operosità e carità fraterna. «Quanto bene ha fatto San Francesco, il poverello d’Assisi! Ha trasformato la faccia del mondo intero», affermava ai suoi religiosi. E ricordava come quel giovane cavaliere, spogliatosi dei suoi abiti per indossare quelli dei mendicanti, fosse diventato il sostegno spirituale della Chiesa stessa. Per Don Orione, la povertà francescana era «il saldo muro di difesa della Congregazione»: dove essa fiorisce, cresce lo spirito di Dio; dove viene trascurata, inizia la decadenza anche dei cenobi più illustri. (cf. Parola IV, 15 aprile 1930, p. 290)

Inoltre, in alcune circostanze particolari così come nei giorni di festa della Congregazione, Don Orione richiamava i suoi religiosi a praticare quella che definiva la “predica di San Francesco”. Non una predica pronunciata dal pulpito, ma quella del buon esempio, da vivere ovunque. «Domani nessuno di voi andrà sul pulpito, ma pure ciascuno di voi dovrà fare la predica. Dovrà fare la predica lungo la via che va al santuario; dovrà fare la predica qui in cortile tra i confratelli che verranno dalle altre case; dovrà fare la predica davanti alla Madonna, a San Bernardino; dovrà fare la predica specialmente durante la processione. Ovunque dovrete fare la predica di San Francesco, la predica del buon esempio!», raccomandava nella Buona notte del 28 agosto 1930, vigilia della festa della Madonna della Guardia (Parola IV, 318).

E l’anno successivo ribadiva: «Siate pronti agli Ordini. Che nessuno abusi della confusione che ci sarà in questi giorni, ma che tutti diate tale edificazione e nello andare e nello stare e nel pregare e comportarsi, in modo che voi siate quelli che farete la predica di San Francesco, che è la più efficace e riesce a fare, delle volte, anche più delle prediche che possiamo fare noi sacerdoti» (Parola IV, 28 agosto 1931, 441).

Infine, non si può non ricordare che Don Orione trasse ispirazione da San Francesco d’Assisi per la realizzazione dei presepi viventi, organizzati tra il 1930 e il 1934 nelle città di Novi Ligure, Tortona e Voghera. Sotto la sua guida, queste manifestazioni si trasformarono in vere e proprie sacre rappresentazioni popolari, capaci di coinvolgere e attrarre decine migliaia di fedeli e spettatori appartenenti a ogni classe sociale. Fu lo stesso Don Orione a raccontare con entusiasmo di aver vistato Greccio, piccolo borgo in provincia di Rieti, dove San Francesco nel 1223 realizzò la prima rappresentazione della Natività della storia. «Vorrei pregaste il Signore perché si faccia un po’ di bene, come fece San Francesco. Quando andrete nell’Umbria avrete la fortuna di andare a Greccio. Io ci fui parecchie volte. San Francesco, tornato dalla Palestina, ancora infervorato dalla visione dei luoghi santi, volle che anche in Italia si facesse il presepio vivente. Si recò da un suo benefattore che si chiamava Giovanni Velita, che era di Greccio presso Rieti. Mi ci ha condotto a Greccio Monsignor Vescovo di Rieti, grande amico della Congregazione […]». (Parola V, 13 dicembre 1933, 349).