Da quattro anni l’Ucraina vive sotto il peso della guerra. Le sirene, gli allarmi, i massicci bombardamenti sulle centrali elettriche, la mancanza di elettricità, la paura e l’incertezza fanno ormai parte della quotidianità. Eppure, proprio in questo contesto segnato dalla violenza e dalla distruzione, continuano a fiorire gesti di speranza, spesso silenziosi ma profondamente eloquenti.
In questo contesto difficile, la presenza dei religiosi orionini a Kyiv e Leopoli, continua a essere un segno concreto di speranza, fedeli allo spirito di San Luigi Orione e alla fiducia nella Divina Provvidenza.
Fin dall’inizio della guerra, Don Moreno Cattelan ha scelto di rimanere accanto alla popolazione di Kyiv, condividendone le sofferenze, le paure e l’incertezza. In una capitale spesso sotto attacco, dove la vita può essere improvvisamente interrotta da un allarme, la presenza orionina è rimasta fedele alla sua missione: stare vicino ai poveri, agli sfollati, agli anziani soli, alle famiglie provate dalla guerra.
Un momento particolarmente significativo degli ultimi mesi è stato vissuto il 7 dicembre, in occasione della festa di San Nicola, tanto amata dai bambini ucraini. Nonostante il clima di guerra e il rischio costante di allarmi, la comunità di Kyiv ha voluto offrire ai più piccoli una giornata di gioia, organizzando giochi e la distribuzione di doni.
Le risate dei bambini hanno riempito gli spazi della missione sconfiggendo la paura che regnava nel resto della città. Quei giochi e quei doni sono diventati un segno concreto di speranza, un messaggio semplice ma potente: anche a Kyiv, anche in tempo di guerra, la gioia non è cancellata.
Ancora più forte è stata la testimonianza del 27 dicembre, durante il tradizionale pranzo con i poveri.
Natale dovrebbe essere tempo di pace, ma i giorni successivi sono stati segnati da una situazione di alta allerta nella capitale, con il rischio concreto di nuovi bombardamenti. Eppure, il pranzo non è stato annullato. Nonostante la paura e i rischi, gli orionini non hanno interrotto la carità. Hanno preparato il cibo, accolto i poveri e condiviso con loro la mensa. Non è stata un’azione imprudente, ma un gesto di profonda fede: la convinzione che la carità non può essere rimandata a tempi migliori e che l’amore concreto è già una forma di protezione.
In quel pranzo, la Divina Provvidenza si è resa visibile nel pane condiviso, in una minestra calda, in uno sguardo attento, nella dignità restituita a persone spesso dimenticate.
Questa continuità della carità, portata avanti per quattro anni di guerra, non è frutto di un semplice sforzo umano, ma nasce dal carisma di Don Orione, che ci insegna a non fermare mai il bene, soprattutto nei momenti più difficili. Per lui, la carità non dipendeva dalle circostanze favorevoli, ma era un atto di fede da vivere proprio nelle prove.
Questi segni, ripetuti giorno dopo giorno per quattro anni, raccontano una verità profonda: la carità non si ferma mai. E dove la carità persevera, la speranza non viene mai sconfitta.
La testimonianza di Don Moreno e della missione orionina in Ucrainain questi quattro anni, non è solo un racconto di opere buone, ma la continuazione viva dello spirito di Don Orione. Una storia scritta con la presenza, la condivisione e la fiducia totale nella Divina Provvidenza.
Seguendo l’insegnamento di Don Orione – “fare del bene sempre” – l’opera dei nostri missionari continua a testimoniare che, anche sotto le sirene della guerra, l’amore non si fermamai e resta un segno luminoso di speranza.
Ave Maria e avanti!


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