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Ricordiamo Sac. MANCINI Tullio

Qualifica religiosa: Sacerdote
Data del decesso: 22 Marzo 1980
Luogo del decesso: Firenze
Luogo di sepoltura: Schieti di Urbino (Pesaro-Urbino)

Sac. MANCINI Tullio, da Schieti di Urbino (Pesaro), morto a Firenze nel 1980, a 43 anni di età, 24 di Professione e 14 di Sacerdozio.


Da " Atti e comunicazioni della Curia Generalizia", Aprile - Luglio 1980

Sac. Tullio Mancini
da  Schieti di Urbino (Pesaro-Urbino), morto a  Firenze il 22  marzo 1980,  a 44 anni di età,  25 di   professione   e 13 di sacerdozio. 

Nato a Schieti di Urbino il 9 dicembre 1936, era entrato adolescente nel nostro Istituto di Maddalena di Sassello (Savona) l'11 febbraio 1948, giorno della Apparizione della SS.ma Vergine a Lourdes.

Compì poi il suo noviziato negli anni 1954-55 e ultimato il liceo, fu inviato, per il tirocinio, come Assistente a Genova Borzoli nel 1959-60 e poi insegnante nel probandato di Selargius in Sardegna nel 1960-61.

Emise la professione perpetua l'8 dicembre 1961 e ultimata la teologia fu ordinato sacerdote a Tortona, nel Santuario della Guardia, il 29 giugno 1965.

Subito dopo l'ordinazione, grazie al suo costante esempio di virtù religiosa, venne destinato al Probandato di Sassello (Savona) quindi a San Severino Marche, e finalmente al Ginnasio di Villa San Biagio di Fano.

Nel 1971 era passato all'Istituto di Via Capo di Mondo di Firenze, per assistere i giovani ritardati, accanto al Direttore Don Filippini.

Si era subito segnalato per mirabile zelo e notevolissimo spirito di sacrificio divenendo l'amico dei ragazzi e vero fratello maggiore.

Era poi divenuto lui stesso, dopo gli avvicendamenti, Direttore del medesimo Istituto, senza mutare sostanzialmente la sua vita di assidua vicinanza ai suoi giovani.

Ma presto una lunga e assai dolorosa malattia giungeva ad affinare nei piani di Dio la sua spiritualità e a concludere il cammino della sua nobile vocazione. Conscio di un male inguaribile, provato da lunghissime sofferenze, era quasi costantemente immerso in pensieri spirituali che trasmetteva ai presenti, anticipando in un certo senso la sua prossima unione con Dio.

Apostolicamente preoccupato fino all'ultimo dei suoi giovani, assistito amorevolmente dalla Madre e dal suo Don Filippini, passava a Dio il 22 marzo. L'afflusso di tanti e tanti confratelli e giovani nonché del clero fiorentino ai suoi funerali ha veramente suggellato una rara virtù e un esempio altamente significativo.

 

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