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Ricordiamo Sac. FALARDI Angelo Giuseppe

Qualifica religiosa: Sacerdote
Data del decesso: 4 Marzo 1997
Luogo del decesso: Manila (Filippine)
Luogo di sepoltura: Maclodio (Brescia)

Sac. FALARDI Angelo Giuseppe, da Maclodio (Brescia), morto a Manila (Filippine) nel 1997, a 39 anni di età, 19 di Professione e 11 di Sacerdozio.


Da "Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia", Gennaio - Aprile 1997

Sac. ANGELO GIUSEPPE FALARDI

da Maclodio (Brescia), passato al Signore in Manila (Filippine), il 4 marzo 1997, a 40 anni di età, 20 di professione religiosa e 12 di sacerdozio. 

Aveva detto un mese prima al Direttore generale Don Simionato: “Non dimentichi che qui nelle Filippine sto passando i migliori anni del mio sacerdozio!”.  Quelle parole erano una più ampia espressione  del motto che aveva familiare  e portava su un’immaginetta nel breviario: “La tua volontà, o Dio, sempre!”.

La sua morte resterà sempre nel ricordo  dei Figli dell’Opera come quello di un religioso generoso, che aveva da non molti mesi accettato di prendere il posto del Confratello Don Luigi Piccoli, anch’egli, come lui, morto giovane, vero missionario per disegno della Divina Provvidenza.

Nato il 4 giugno 1957, da numerosa famiglia, era entrato nel Probandato di Botticino Sera nel 1970, ove terminava la terza media, passando  poi a Buccinigo d’Erba per gli studi ginnasiali e a Villa Moffa per il liceo (1970-75). Fece poi il noviziato a Velletri (1976-77), professando la prima volta il 15 settembre 1977, e completando poi il biennio filosofico a Tortona (1977-79) per poi passare a Roma per la teologia (1981-85), dopo aver espletato il tirocinio di regola a  Montebello (Pavia) e pronunciata la professione perpetua nella festa dell’Immacolata 1982.

Riceveva l’ordinazione sacerdotale  da Mons. Foresti, a Maclodio, il 5 ottobre 1985.  Nel far la domanda di regola, scriveva al Direttore generale Don Terzi: “ Anche il sacerdozio so che non è un punto d’arrivo, ma il momento per offrirsi con maggior slancio nella donazione di stessi per le anime, nell’amore a Dio e per il bene della Chiesa tutta. Questo è il mio desiderio. Solo essendo «dono» realizzerò pienamente la mia vita e la vocazione,  a cui Dio mi chiama”.

Il Signore, nel breve corso dell’esistenza di Don Angelo, appagò e realizzò questo suo anelito. Egli lasciò subito l’Italia e lavorò tra gli handicappati  a Bradford (U.S.A.) (1985-90), donde  venne trasferito alla Chiesa di Sant’Anna in New York, abitata da molti immigrati del Portorico.  Inviato  poi, nel 1993, nell’Indiana, a Jasper, in una Casa per anziani, vi rimase solo qualche settimana, poiché  venne raggiunto da un invito del Superiore generale, a recarsi nelle Filippine, a Payatas, in aiuto a quei confratelli. In una situazione economica, culturale e ambientale, piena di somiglianze  con quella di alcune zone di New York, trovò là la via più indicata per una vita non soltanto sacrificata, ma povera, semplice, priva di tutto e veramente “all’orionina”. Dopo sette mesi di prova, decise di rimanervi per sempre. Davanti ad un’obbedienza così impegnativa, non pose obiezioni: generoso, cordiale, ottimista - come attesta un suo compagno di studi - era sempre disponibile, dove ci fosse una necessità; instancabile e capace di non drammatizzare, con una essenzialità tipica delle persone semplici. Lavorò senza far mai pesare agli altri il suo aiuto. Aveva sempre dimostrato una preferenza per i “barboni”, nel senso vario di miserie possibili a trovarsi  in certe terre: e ne fu appieno soddisfatto.

Nel 1990, alcuni disturbi al cuore gli avevano consigliato di non trascurare rimedi e cure. Ma, in questi anni, cure di prim’ordine si alternarono con brevi rientri nella Comunità.  Finché il Signore lo volle con sé: preparato da tanto amore a Lui, alle anime, alla Congregazione.