Data del decesso: 3 Marzo 1969
Luogo del decesso: Saint' Oyen (Aosta)
Luogo di sepoltura:
Sac. BREUVÈ Rubino, da Saint' Oyen (Aosta), morto ad Aosta nel 1969, a 55 anni di età, 33 di Professione e 22 di Sacerdozio.
Da "Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia", Gennaio - Aprile 1969
Sac. Rubino BREUVÈ
Nato a Saìnt Oyen (Aosta) il 12 gennaio 1914, Prima Professione 1937, Sacra Ordinazione 1946, Morto a Saint Oyen il 3 marzo 1969.
Entrato a Tortona nell'ottobre 1928, «ricevette il santo abito nel 1928 dalle mani del Fondatore Don Orione che ebbe nel piccolo pastorello valdostano — e nel condiscepolo Giovanni Mussati di Verrès (Aosta), morto nel 1932 a Roma in concetto di santità — uno dei frutti più preziosi della famosa «questua delle vocazioni».
Ultimati gli studi ed ordinato sacerdote, fu subito aggregato come aiutante all'ufficio della Postulazione, prima a Tortona e poi a Roma. Passò nel 1952 assistente al Centro Mutilatini, quindi a Pescara e a Messina, sempre prodigandosi in mezzo agli orfani ed ai ragazzi bisognosi. Ritornò nel 1957 a Pescara e vi rimase fino alla primavera del 1968, finché le forze lo ressero, facendosi tutto a tutti, in estrema semplicità, e cattivandosi fiducia e benevolenza specie tra i piccoli e gli umili.
Ammalatosi gravemente di epatite, fu ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma ove un intervento chirurgico rivelò trattarsi di un tumore al fegato. Fu curato per alcuni mesi nell'infermeria della Curia Generalizia ed al Centro Mutilatini, poi per desiderio della buona sorella e dei parenti, fu trasportato al paese natio di Saint Oyen, ove decedette, dopo un secondo intervento chirurgico effettuato in extremis all'ospedale Mauriziano di Aosta,
Ebbe un fraterno e generoso amico nel parroco di S. Oyen, Don Ferruccio Bruno, e fu assistito all'ospedale dai bravi chierici di Villa Moffa, che si alternarono al suo capezzale, edificandosi agli esempi della sua virtù. Molti sacerdoti della vallata vollero presenziare ai funerali, il 5 marzo, concelebrando col Direttore Provinciale Don Bianchin e coi nostri confratelli di Torino che lo avevano spesso visitato durante la malattia.
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