Oggi, 12 marzo, ricordiamo il dies natalis del nostro Padre fondatore, San Luigi Orione: il giorno della sua nascita al Cielo, avvenuta a Sanremo nel 1940. Nella tradizione della Chiesa, la memoria dei santi è legata al giorno della loro morte terrena, quando si compie il passaggio alla vita eterna.
Poiché il 12 marzo cade abitualmente nel tempo di Quaresima, fu richiesto e ottenuto lo spostamento della Festa liturgica di San Luigi Orione al 16 maggio, anniversario della sua canonizzazione nel 2004.
Resta però per tutti noi un giorno caro, un’occasione preziosa per pregare, ricordare e ringraziare Don Orione, padre e guida della nostra famiglia religiosa.
Proponiamo di seguito la sua ultima Buona notte, pronunciata a Tortona l’8 marzo 1940.
«Sono venuto, sono venuto a darvi la Buona notte e sono venuto anche per salutarvi, perché, piacendo a Dio, domani mi assenterò per qualche tempo; per poco o per molto o anche per sempre, come piacerà al Signore. E nessuno più di me sa che la mia vita, benché apparentemente data l’età, sia ancora florida, nessuno più di me sente che questa mia vita è attaccata a un filo e che tutti i momenti possono essere gli ultimi. E che se devo ringraziare Dio, il mio ringraziamento non è e non può essere che questo: «Misericordia dei quia non sumus consumpti!». È misericordia del Signore se sono ancora qui a parlarvi. Quindi mi vedo davanti e vicina la morte, più che non l’abbia mai veduta e sentita così vicina.
Desiderano che vada a Sanremo, dove da tanti anni non sono mai più andato, perché sento ripugnanza ad andare in queste case, in questi luoghi ameni, che non sono proprio per noi. Per questo devo fare uno sforzo ogni qualvolta devo andare a Novi, uno sforzo ogni qualvolta devo andare al Dante e a Sanremo, perché sento che quelle non sono le case, non sono l’Opera della Divina Provvidenza. Saranno buone case, saranno buoni Religiosi e sacerdoti, ottimi figli, ma sono case che, per un cumulo di circostanze e solo per esse, il Signore ha voluto, ha permesso che si aprissero, ma esse non esprimono lo spirito che il Signore desidera da noi.
Comunque, lasciando da parte queste considerazioni, è da tanto tempo che non vado a Sanremo, da prima che andassi in America e anche dopo; e anche quando so che là c’è chi fa bene, lascio di andare e mando altri, perché si sappia e si tenga conto che sono case che devono scomparire, perché non sono case della Congregazione della Provvidenza. Ora mi vogliono mandare a Sanremo, perché pensano che là, quelle aure, quel clima, quel sole, quel riposo possano portare qualche giovamento a quel poco di vita che può essere ancora in me. Però non è tra le palme che io voglio vivere! E, se potessi esprimere un desiderio, direi che non è tra le palme che voglio vivere e morire, ma tra i poveri che sono Gesù Cristo! Dunque, partire di qui senza dirvi nulla sarebbe stata cosa che ripugnava al mio cuore e sentivo che avrebbe anche fatto male a voi.
Sono venuto a salutarvi, spiacente di non poter assistere dopo domani alla prima Messa del nostro fratello che viene ordinato domani [Don Francesco Pigoli]. Però, come ho detto a lui da solo prima e poi assieme agli altri novelli diaconi quando sono venuti a trovarmi, però, se non sarò presente con il corpo, certamente sarò presente in un modo più alto, con tutto il mio spirito! E domani egli sarà il primo che porterò sull’altare, insieme a quell’altro nostro fratello che sarà pure ordinato domani a Roma. È questo il primo iugoslavo, a cui oggi ho scritto e che si prepara a partire fra venti giorni per le missioni. Partirà il 28, se piacerà a chi comanda di fare il passaporto. Bella cosa salire l’altare, prendere la benedizione del Papa, andare di corsa a salutare i suoi e poi, se il passaporto sarà pronto, partire per le missioni! E spero che insieme partiranno altri, tra cui alcuni polacchi, ai quali ho rivolto una preghiera: che andassero a prendersi cura dei loro fratelli. Io amo tanto i polacchi! Li ho amati fin da ragazzo, li ho sempre amati! […]
Cari figlioli, sono venuto a darvi la Buona notte: potrebbe essere l’ultima! Vi raccomando di stare e di vivere sempre umili e piccoli ai piedi della Chiesa, come bambini, con piena adesione di mente, di cuore e di opere, con pieno abbandono ai piedi dei Vescovi, della Chiesa! E non vi dico del Papa, perché quando si dice dei Vescovi, “a fortiori” si dice del Papa, che è il Vescovo dei Vescovi, il dolce Cristo in terra!
Cercate di amare sempre il Signore, camminate nella via di Dio, non desiderate altro che di vivere secondo le leggi di Dio, secondo la vostra vocazione, adempiendo non solo quello che è la legge di Dio, i comandamenti di Dio, ma anche quelli che sono i consigli della perfezione, i Voti religiosi con i quali vi siete legati alla Chiesa e alla Congregazione.
La prima grande madre è Maria Santissima!
La seconda grande madre è la Chiesa!
La terza, piccola, ma pur grande madre, è la nostra Congregazione!»[…]

