Il Triduo Pasquale è il cuore pulsante dell’anno liturgico. In esse la Chiesa rivive la Passione, la Morte e la Risurrezione del Signore. Una preghiera propria di questi giorni esprime questo desiderio con semplicità: “Fa' che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della passione del nostro Salvatore”.
A illuminare questo cammino ci viene incontro San Luigi Orione. Lui non ha scritto trattati di teologia, ma ha vissuto la Passione: “La Croce di Gesù è il nostro tesoro, è il vero centro d’unione, la nostra speranza, la nostra ancora, il nostro vero libro, il nostro vessillo.” (Scritti 8,199).
Le parole del nostro Santo Fondatore gettano luce sui tre giorni del Triduo: il servizio umile del Giovedì, l’abbraccio dei crocifissi del Venerdì, la speranza ostinata del Sabato. Come ha detto su di lui San Giovanni Paolo II, “La passione per Cristo fu l'anima della sua vita ardimentosa, la spinta interiore di un altruismo senza riserve, la sorgente sempre fresca di una indistruttibile speranza”.
Sabato Santo — La lezione del silenzio, dell’attesa e della speranza
Il Sabato Santo è il giorno in cui tutto sembra fermarsi: Dio tace, la terra custodisce il corpo di Gesù, i discepoli sono feriti e smarriti. Anche le donne portano nel cuore il peso di quelle ore: hanno visto il dolore, hanno conosciuto l’impotenza, hanno sentito il buio scendere sulla loro speranza. Eppure, non si lasciano vincere. Nel silenzio continuano ad amare; nella prova restano fedeli; mentre tutto parla di fine, esse preparano i profumi. È un gesto semplice, povero, quasi nascosto, ma evangelicamente immenso: dice che l’amore non si arrende, che la fede non fugge, che la speranza può restare viva anche quando non vede ancora nulla.
Don Orione conobbe personalmente il buio del Sabato Santo — la malattia, le incomprensioni, i dolori fisici e spirituali che segnarono la sua vita e la sua missione. Ma non si fermò mai. In una pagina di straordinaria bellezza, scriveva: “O Fede! Come consoli l'anima in questi giorni in cui tutto è mestizia e dolore! Ogni foglia che cade mi avverte che la vita si dilegua: ogni rondine che emigra mi ricorda i miei cari che lasciarono la terra per l'eternità. E mentre la natura non mi parla che di dolore, la fede non mi parla che di speranza” (cf. Nel nome della Divina Provvidenza, 181). E ancora, come un grido pasquale che spezza il silenzio del sepolcro: “Cristo è risorto! Ma è ancora in mezzo a noi, è sempre con noi, per asciugare ogni lagrima, e trasformare tutti i dolori in amore. L'avvenire appartiene a Lui, a Cristo” (Scritti 117,102).
Il Sabato Santo insegna che, quando tutto sembra parlare di dolore, la fede continua a parlare di speranza; e così il cuore, abbandonato alla Divina Provvidenza, attende la Pasqua senza fermarsi, senza disperare, senza smettere di amare.

