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2 Aprile 2026

“Fa' che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della passione del Signore” - GIOVEDÌ SANTO

Gli insegnamenti della Passione illuminati dalla spiritualità di San Luigi Orione.

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Il Triduo Pasquale è il cuore pulsante dell’anno liturgico. In esse la Chiesa rivive la Passione, la Morte e la Risurrezione del Signore. Una preghiera propria di questi giorni esprime questo desiderio con semplicità: “Fa' che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della passione del nostro Salvatore”.

A illuminare questo cammino ci viene incontro San Luigi Orione. Lui non ha scritto trattati di teologia, ma ha vissuto la Passione: “La Croce di Gesù è il nostro tesoro, è il vero centro d’unione, la nostra speranza, la nostra ancora, il nostro vero libro, il nostro vessillo.” (Scritti 8,199).

Le parole del nostro Santo Fondatore gettano luce sui tre giorni del Triduo: il servizio umile del Giovedì, l’abbraccio dei crocifissi del Venerdì, la speranza ostinata del Sabato. Come ha detto su di lui San Giovanni Paolo II, “La passione per Cristo fu l'anima della sua vita ardimentosa, la spinta interiore di un altruismo senza riserve, la sorgente sempre fresca di una indistruttibile speranza”.

Giovedì Santo — La lezione del servizio caritativo

L’immagine liturgica forte del Giovedì Santo è la lavanda dei piedi. Gesù, Maestro e Signore, compie questo gesto da schiavo, e poi dice ai suoi: “Fate questo gesto anche tra di voi”. Cioè: servitevi l’uno l’altro, siate fratelli nel servizio.

Don Orione ha vissuto questo insegnamento del Giovedì Santo fino in fondo, come fondamento della sua intera esistenza. Per lui il servizio agli altri non era un’opera tra le altre, ma la forma stessa dell’amore cristiano, irradiata dall'Eucaristia: “Il nostro cuore deve essere un altare dove inestinguibile arde il divino fuoco della carità: Amare Dio e amare i fratelli, due fiamme di un solo sacro fuoco. Ed è di questo fuoco che vogliamo vivere e consumarci: questo è il fuoco che ci deve trasformare, trasportare e trasumanare.” (Scritti 78,86). La sua formula era ardente e concreta: “Ecco il grande segreto: vestite la carità di Gesù Cristo!” (Scritti 69,2). E nel riconoscere Cristo in ogni volto sofferente, arrivava a dire: “Nel più misero degli uomini brilla l'immagine di Dio” (cf. Nel nome della Divina Provvidenza, p.107).

Il Giovedì Santo insegna che chi si nutre di Cristo deve rivestirsi della sua carità e farsi servo dei fratelli, perché l’altare trova il suo prolungamento vivo nella carità verso i poveri.