Data del decesso: 27 Febbraio 1974
Luogo del decesso: Genova
Luogo di sepoltura:
Sac. GALLEAZZI Giuseppe, da Gargallo (Novara), morto a Genova nel 1974, a 85 anni di età, 26 di Professione e 57 di Sacerdozio.
Da "Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia", Aprile - Giugno 1974:
Sac. GIUSEPPE GALLEAZZI
da Gargallo (Novara), morto a Genova Camaldoli il 27 febbraio 1974 a 86 anni di età, 27 di professione e 58 di sacerdozio.
Entrò nella Piccola Opera all'età di 58 anni, nel 1946. Era Parroco a Monticello (Novara) e conobbe la nostra Congregazione per mezzo della Sig.na Maria Guida, benefattrice del Piccolo Cottolengo di Milano.
Fece il Noviziato a Villa Moffa nel 1946-47 ed emessa la Professione religiosa fu mandato come confessore nell'Istituto Don Orione di Alessandria (1947). Indi passò a Voghera in qualità di Padre spirituale e Rettore della chiesa annessa al Seminario «Missioni Estere» (1948). Fu poi Direttore di Opera a Villa Eremo di Varallo Sesia (1948-53) e alla Casa per Esercizi spirituali in Miradolo di Pinerolo (1953-54). Si prodigò successivamente alla Parrocchia di Ognissanti in Roma (1954-55) al Piccolo Cottolengo di Don Orione in S. Maria La Longa (1955-61) e al Santuario della Madonna della Guardia in Tortona (1961-70), ove nel 1966 celebrò il 50° anniversario di sacerdozio.
Nel 1970, malato e bisognoso di riposo, fu trasferito al Piccolo Cottolengo di Genova-Camaldoli, da dove ritornò al Signore il 27 febbraio 1974, lasciando in tutti coloro che lo conobbero tanta edificazione per il suo sereno abbandono nelle mani del Signore, anche nelle ore di maggiore sofferenza e per il grande spirito di pietà in cui si distinse fino al termine della sua vita.
Don Giuseppe Zambarbieri in "Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia", Aprile - Giugno 1974, p.85:
Era parroco a Monticelli di Granozzo, diocesi di Novara, quando chiese di far parte della Piccola Opera, fece il suo noviziato edificando con la sua straordinaria semplicità, pietà e bontà. Non gli costò fatica l'inserimento nella vita religiosa, perchè di temperamento mite e di animo umile. La povertà l'aveva già vissuta, ed in maniera autentica, nella sua parrocchia. Dotato di una bella esperienza pastorale, portava con sè — entrando in congregazione — soprattutto il patrimonio di una vita sacerdotale integra, zelante, illuminata da una grande fede e da una non comune disponibilità. Si prestò, ovunque fu destinato, in special modo attraverso il ministero della confessione specialmente al Santuario della Madonna della Guardia, dopo aver servito la sua famiglia religiosa, con onore a Varallo, a Miradolo, a S. Maria la Longa e a Roma.
Si trovava da anni al Santuario della Guardia — dove era particolarmente ricercato da sacerdoti e anime religiose quando fu colpito da paralisi. Vennero, così, i nove anni di calvario, per le condizioni in cui era stato ridotto dal male, e con sempre più grave difficoltà anche nell'esprimersi. Ma continuò a fare del bene, con la sua serenità, la sua pazienza, la sua gratitudine verso i confratelli ed infermieri del Villaggio della Carità di Genova-Camaldoli, che lo curarono con tanto amore.
Negli ultimi tempi parlava ormai unicamente con gli occhi, sorridendo e piangendo per la emozione che lo prendeva ad ogni visita, al richiamo di ricordi cari. Lo rivedo, così, nella sua cameretta — tutta bianca, luminosissima — dove tante volte andavo a vederlo, e ancora alla vigilia della sua morte. Con Don Sciaccaluga e Don Negri avevamo ancora pregato insieme, e s'era sforzato di unirsi a noi; lo avevamo benedetto, e tentò di alzare la mano per farsi il segno di croce...
Ebbe una testimonianza tanto affettuosa, anche nei funerali, da parte della famiglia dei Camaldoli, cui rinnovo anche di qui il grazie più sentito per la grande carità usata per così lungo tempo ad un fratello anziano tanto meritevole.
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