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Ricordiamo Sac. BUSSOLINI Pietro

Qualifica religiosa: Sacerdote
Data del decesso: 27 Febbraio 1976
Luogo del decesso: Genova
Luogo di sepoltura: Montemartino (PV)

Sac. BUSSOLINI Pietro, da Montemartino (Pavia), morto a Genova nel 1976, a 59 anni di età, 43 di Professione e 36 di Sacerdozio.


Da "Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia", Gennaio - Marzo 1976:

Sac. Pietro BUSSOLINI

Da Montemartino (Pavia), morto a Genova  il 27 febbraio 1976 a 60 anni di età, 44 di professione e 37 di sacerdozio. Riposa nel cimitero di Montemartino (Pavia).

«Ritengo di aver servito con amore e dedizione, sia pur tra tanti difetti ed errori, la santa Chiesa nella Piccola Opera». Questa confessione risale al 1959, ma ci sembra riepiloghi esattamente la sua aspirazione e vita.

Era nato il 15 aprile 1915, da Celestino e Atteretti Melania, in una terra che aveva dato già figli indimenticabili alla Congregazione (basta ricordane i Don Bariani Angelo e Enrico, i fratelli Michele e Caterina Volpini, senza dire il quasi compaesano Don Giuseppe Zanocchi). A questa famiglia umile e operosa Don Orione, Don Sterpi guardarono con simpatia, ricavandone due vocazioni — oltre Don Pietro anche Don Paolo, mentre altri loro fratelli studiarono nei nostri Istituti.

Accolto nell'Opera il 1 dicembre 1927, Don Pietro compì il ginnasio in tre anni, a Tortona e Voghera (1928-1930); nell'anno scolastico 1930-1931 frequentò la prima liceo in seminario di Tortona, cui seguì il noviziato (prima professione il 16 agosto 1932), un anno di insegnamento ai probandi e la destinazione agli studi presso l'Università Gregoriana (1934-1935, prima e seconda teologia).

Tuttavia la fiducia di Don Orione e il bisogno di un aiuto al nostro Don Biagio Marabotto in Polonia, fa sì che egli venga scelto ed inviato in quella nazione (27 ottobre 1935), dove si tratterrà fino all'aprile (1937, insegnante di filosofia e quei giovani confratelli e assistente dei novizi. Per motivi di salute rientra in Italia e a Roma completa la sua preparazione teologica ottenendone la licenza cum laude, e viene ordinato sacerdote l'8 aprile 1939, presente Don Sterpi.

Fu assistente dei chierici filosofi a Villa Moffa (1939-40), e a San Bernardino di Tortona (1940-1942), Direttore a Varallo Sesia (1942-1946), alla Colonia Sant'Antonio di Cuneo (1946 - 1952), di nuovo all'Eremo San Luigi di Varallo Sesia (1953-1957), collaboratore di Don Depaoli per i Chierici maggiori nella Casa Madre di Tortona (1957-1958), direttore del San Filippo in Roma (1958-1959), incaricato del Corso di Pastorale per i Sacerdoti novelli (1959 - ottobre 1966), ancora presso il San Filippo Neri di Roma, svolgendo un lavoro pienamente aderente al « Pietate et scientia » del venerato Don Sterpi e alla Ratio studiorum della Sacra Congregazione. Nell'ottobre successivo (1967) riceve l'incarico di iniziare l'attività della Congregazione presso il Centro giovanile del Mugello a Borgo S. Lorenzo. Svolge poi attività di ministero, particolarmente nella parrocchia Ognissanti di Roma e prestandosi per la predicazione di esercizi spirituali e ritiri. Aveva una bella preparazione e la parola era resa maggiormente efficace da una vita sacerdotale integra, esemplare.

Purtroppo la sua salute — da tempo piuttosto fragile — si andò via via logorando, e negli ultimi anni Don Pietro ebbe molto a soffrire mentre passava da un ospedale all'altro. Pur nella consapevolezza della gravità delle sue condizioni, accettò sempre pienamente la volontà di Dio, con una serenità e fortezza che dovevano edificare — con i familiari, i medici, gli infermieri — soprattutto i giovani ai quali aveva dato il meglio di sé, durante gli ultimi anni del suo ministero, trascorsi al Santuario della Madonna della Guardia in Tortona.

A nulla valsero purtroppo le cure e gli interventi, tentati anche all'estero, quando Don Pietro potè avere accanto a sé il fratello don Paolo, da molti anni in Argentina ed attualmente direttore del Piccolo Cottolengo di Claypole (Buenos Aires), e fu motivo di fraterno conforto vicendevole.

Dall'Istituto Paverano di Genova — dove ebbe sempre le attenzioni più affettuose da parte dei confratelli, delle Suore e dei sanitari — Don Pietro, aggravatosi dopo Natale, venne portato all'ospedale San Martino. Ivi lo sorprese un improvviso collasso cardiaco sul mezzogiorno del 27 febbraio, mentre il suo parroco Don Zunino lo aveva trovato meglio poche ore prima.

La salma ricevette Speciale tributo di suffragio a Genova la domenica 29 febbraio in occasione del mensile raduno « Amici » e poi nel pomeriggio al Santuario della Madonna della Guardia a Tortona, con parole tanto ammirate sia da parte del Direttore generale Don Terzi come dal Vicario generale della Diocesi Mons. Meriggi. È stato sepolto il 1° marzo nel piccolo cimitero di Montemartino, accanto alla tomba della mamma, portato a braccia dai fratelli che lo avevano sempre seguito con tanto affetto nel lungo calvario.


Don Ignazio Terzi in "Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia", Gennaio - Marzo 1976, p. 12-13:

Particolarmente dolorosa la recentissima scomparsa di D. Pie­tro Bussolini che mi illudevo invano di rivedere in Italia. Sono giunto a Genova purtroppo poco dopo la sua morte, ma mi è stato di vera consolazione poter presiedere la concelebrazione nel Santuario di Tortona il giorno 29 con la partecipazione di tanti con­fratelli e amici.

Questa spontanea testimonianza è la più bella prova di quanto fosse amato e stimato il compianto Padre. Specialmente la sua non comune accettazione dei Divini Voleri nell'ultima malattia aveva davvero costituito una testimonianza preziosa che diffìcilmente po­tremo dimenticare. Penso che se la Provvidenza ha disposto che la sua degenza si effettuasse in tante sedi diverse ciò sia stato solo per moltiplicare e portare a tanti questo suo insegnamento di perfetto e sereno abbandono in Dio.

Personalmente posso solo ricordare il primo incontro con lui a Villa Moffa quando mi ci recai per invito di Don Orione, non conoscendo quasi la Congregazione. Fu il primo sacerdote a rice­vermi dandomi subito una particolare impressione di virtù che mi ha non poco incoraggiato nella vocazione e che mai si è mini­mamente smentita nei numerosi incontri che si sono seguiti.

I nostri fratelli non ci lasciano, ma rimangono vicini con l'e­sempio e soprattutto con la loro invisibile presenza e il loro aiuto. A noi il saperli riconoscere e ottenerne la protezione.  

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