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Ricordiamo Sac. BOZZINI Francesco

Qualifica religiosa: Sacerdote
Data del decesso: 11 Febbraio 1973
Luogo del decesso: Genova
Luogo di sepoltura:

Sac. BOZZINI Francesco, da Carrega (Alessandria), morto a Genova nel 1973, a 65 anni di età, 35 di Professione e 26 di Sacerdozio.


Da "Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia", Aprile - Giugno 1973

Sac. Francesco Bozzini, da Carrega (Alessandria), morto a Camaldoli-Genova l'11 febbraio 1973 a 65 anni di età, 36 di professione religiosa e 27 di sacerdozio.

Accolto da Don Sterpi a Tortona a 23 anni, ricevette nell'agosto 1931 l'abito talare dalle mani stesse di Don Orione. Frequentò coi «carissimi» alla Casa madre, corsi accelerati di ginnasio e liceo per le vocazioni tardive, accudendo nello stesso tempo all'ufficio di economo. Ordinato sacerdote in Tortona il 7 luglio 1946, fu addetto alla Libreria Editrice San Giuseppe della Casa Madre fino al 1954 e poi fu nominato economo al Teologico con sede in San Bernardino fino al 1961. Pur così impegnato, amò applicarsi ad un attivo lavoro pastorale, superando la salute sempre precaria, specie presso il Santuario della Madonna del Mirteto in Ortonovo e nella frazione Levata di Boscomarengo, ove cooperò alla costruzione della nuova chiesa e alla sua strutturazione in parrocchia.

Nel 1965 veniva destinato ai Camaldoli di Genova fra i poverissimi, per i quali aveva sempre nutrito attenzioni amorose ed evangelica attrattiva, continuandovi esempi di sacrificio e dedizione. Ovunque passò, specialmente tra le popolazioni dell'Alessandrino e della Liguria, è rimasto, edificante, il ricordo della semplicità del suo tratto, della solerte obbedienza, della disponibilità ad ogni aiuto richiesto, specialmente della umiltà che conquistava i cuori e della bontà schiva e sacrificata, che apriva tutte le porte, lasciando l'impressione salutare di integrità sacerdotale, di attaccamento al dovere, silenzioso e fattivo, secondo lo spirito di Don Orione.

Nel giorno commemorativo dell'apparizione dell'Immacolata a Lourdes, l'11 febbraio, il Signore lo richiamava a sé. Una casuale caduta, mentre attendeva a potare le piante nel Villaggio della Carità di Camaldoli di Genova era sua abitudine dedicarsi con amore ai lavori più umili, gli toglieva la conoscenza, che non gli sarebbe più tornata se non per contemplare Iddio nella visione beatifica, come ne sentiamo la certezza e vivamente preghiamo.


Don Giuseppe Zambarbieri, in "Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia", Aprile - Giugno 1973:

Don Francesco Bozzini, tanto rimpianto al Villaggio della Ca­rità di Genova Camaldoli, dove si trovava dal 1968, benvoluto da tutti per la sua semplicità, umiltà e bontà. Quanti confratelli lo ricordano, per averlo incontrato soprattutto a Tortona, alla Casa Madre e all'Istituto Teologico, addetto prevalentemente ad umili uffici: sempre col sorriso sul volto e contento di poter servire i propri fratelli. Ma la sua memoria resterà in benedizione partico­larmente tra i poveri del Piccolo Cottolengo; si sentiva a suo agio ai Camaldoli, fratello di tutti, pronto ad ogni fatica, sempre in movimento e come pochi capace (quanto è vero che proprio agli umili e ai piccoli si rivela prevalentemente il Signore!) nell'intuire e assecondare le esigenze di quella grande famiglia di invalidi e «buoni figli», con iniziative tanto efficaci e feconde di bene. Il giorno dei funerali ho avuto la misura della stima e riconoscenza di cui era circondato e non ho potuto non deporre presso la sua salma — durante una concelebrazione davvero solenne e commo­vente — il grazie dell'intera Congregazione per la fedeltà con cui Don Bozzini ha saputo vivere il genuino spirito del Fondatore.


Una testimonianza di Don Enrico Sciaccaluga  su "Don Orione" n.7 - 1 maggio 1973   

Di Don Francesco Bozzini, umile e pio sacerdote che nella festa della Madonna di Lourdes è andato a raggiungere il meritato premio della sua fatica, Don Enrico Sciaccaluga così ricorda come questo sacerdote fu da Don Orione accolto nella Congregazione.

«Ti ringrazio del bel dono che mi hai fatto» diceva e ripeteva spesso Don Orione a Don Guido Caorsi che in anni lontani aveva conosciuto Francesco Bozzini all'Oratorio Don Bosco di Genova Sampierdarena.

Un sabato di quel 1935, l'allora Dottor Guido Caorsi incontra l'amico Bozzini insolitamente pensoso e preoccupato che lo saluta e gli dice: «lunedì prossimo partirò per il servizio militare di leva» e detto questo si mise a piangere. Il dott. Caorsi, sorpreso per quelle lacrime, soggiunge che non era proprio il caso di piangere al che Bozzini risponde «Non piango per la chiamata alle armi, ma perché ciò fa tramontare per sempre un mio sogno, una aspirazione che accarezzo da tempo: il Sacerdozio. Non mi sarà più possibile raggiungerlo per l'età, l'impreparazione agli studi e poi, sono molto povero... ».

A quelle parole tanto sincere, avvalorate dal pianto di una giovinezza tutta protesa ad un ideale così elevato e sublime, il dott. Caorsi si porta subito col pensiero a Don Orione che, di quando in quando, avvicinava nei «giovedì» a Via Bartolomeo Bosco. Dopo un momento di riflessione riprende: «Saresti disposto ad entrare in una Congregazione religiosa, ad andare in Missione?» «Sì, — risponde Bozzini — dovunque», al che l'amico gli promette il suo interessamento. Il successivo lunedì il dott. Caorsi riesce casualmente a incontrare Don Orione in Via Bosco e gli racconta del suo incontro col Bozzini, della sua aspirazione e dell'urgenza di una risposta prima della partenza per il servizio militare. Don Orione gli chiede, dopo avere avuta assicurazione, sulla persona del giovane, e soggiunge: «Mandamelo a Tortona». Ed il giovane Bozzini la domenica successiva invece della caserma raggiungeva la Casa Madre di Tortona, avendo ottenuto nel frattempo la esenzione dal servizio militare.

Don Orione che ebbe modo di avvicinare il Bozzini a Tortona, di valutare la preziosità di quella vocazione non cessava di ringraziare il dott. Caorsi, divenuto poi Sacerdote diocesano a Genova, ripetendo ad ogni incontro: «Ti ringrazio del bel dono che mi hai fatto».

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