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Ricordiamo Sac. MARTELLO Remigio

Qualifica religiosa: Sacerdote
Data del decesso: 10 Febbraio 1984
Luogo del decesso: S. Maria la Longa (Udine)
Luogo di sepoltura:

Sac. MARTELLO Remigio, da Roana (Vicenza), morto a S. Maria la Longa (Udine) nel 1984, a 48 anni di età, 31 di Professione e 19 di Sacerdozio.


Da "Atti e Comunicazioni della Curia Generalie", Gennaio - Aprile 1984

Don REMIGIO MARTELLO
da Roana (Vicenza), morto a Mestre il 10 febbraio 1984, a 49 anni di età, 32 di professione e 20 di sacerdozio.

L'orfanità precoce lo aveva portato, fanciullo di 7 anni, a Tortona. Era nato a Roana (Vicenza) il 6 giugno 1935 dove fece le elementari nelle scuole comunali, partendosene, con altri compagni, dalla casa dietro il Santuario della Guardia, nella quale la sollecitudine del Servo di Dio Don Sterpi aveva creato un piccolo nido per fanciulli orfani e poveri. Compiuto il ginnasio tra Rosano (1946 - '47) e Buccinigo (1947 - '51), passò a Villa Moffa per il noviziato (1951 - '52), pronunciando la prima professione religiosa il 12 - 9 - 1952. Adempito il suo tirocinio a Gavazzana, a Campocroce, a S. Maria la Longa, a Verzuolo, fece i corsi teologici con sede in via Sette Sale nella Pontificia Università Lateranense, coronati dalla licenza in teologia (1963). Nel frattempo emise i voti perpetui il 12 settembre 1960 e poi venne ordinato sacerdote nel 1964. Esercitò il suo ministero soprattutto nel campo educativo e assistenziale a bene dei fanciulli, prediligendo lo studio: ottenuta così la licenza magistrale e la laurea, trovò nel campo dell'insegnamento la possibilità di dare il meglio di sé. Rivelò sempre, fin dagli anni della formazione, semplicità di tratto, condiscendenza verso gli altri, premura nel porgere aiuto, con una forma di timidezza, che si mutava in gioia piena, allorché gli era concesso di tradursi appieno a vantaggio della Congregazione, dei confratelli e dei giovani, per i quali manifestava ottimismo ed entusiasmo. Ricco di sensibilità, si dilettò di poesia, di cui resta documento, tra l'altro, la raccolta che gli recò l'ultima, ma una delle maggiori, consolazioni sul letto di morte. Amò la sua vocazione, i superiori, la Congregazione, spendendo generosamente i doni di natura che gli erano stati concessi, ebbe molto a soffrire per la malattia che lo portò alla tomba, ma tutto seppe offrire al Signore per gli ideali del suo sacerdozio, e il bene della Chiesa.

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