Data del decesso: 10 Febbraio 1989
Luogo del decesso: S. Maria la Longa (Udine)
Luogo di sepoltura:
Sac. CECCATO Mario, da Casoni di Mussolente (Vicenza), morto a S. Maria la Longa (Udine) nel 1989, a 73 anni di età, 41 di Professione e 37 di Sacerdozio.
Da "Atti e comunicazioni della Curia Generale", gennaio - aprile 1989
SAC. CECCATO MARIO
da Casoni di Mussolente (Vicenza) 12/05/1915, passato al Signore in Santa Maria La Longa (Udine) il 10 febbraio 1989, a 74 anni di età, 48 di professione religiosa e 38 di sacerdozio.
La sua vocazione ebbe il merito della tenace perseveranza, perché rientrò nell'Opera nel settembre 1946, a 31 anni, dopo il servizio militare, la prigionia e un periodo di prova durato circa nove anni, giacché nel novembre 1937 aveva lasciato il nostro seminario di Campocroce per maturare meglio i propri sentimenti e ideali, pieni di affetto e riconoscenza all'Opera. Era nato il 12 maggio 1915. Fatto il suo noviziato (1946-47) emise i voti l'11 ottobre 1947 e quelli perpetui il 25 dicembre 1950, quando già seguiva i corsi teologici nella Casa Madre di Tortona e iniziava il cammino verso il sacerdozio, che ricevette il giorno di San Pietro del 1951.
La sua attività religiosa e sacerdotale la svolse in preponderanza negli Istituti per l'educazione della gioventù: lo troviamo nel 1952 a Sordevolo (Vercelli); nel 1954 a Vicenza; nel 1957 in Alessandria; nel 1966 a Fubine; nel 1968 agli Artigianelli di S. Gerolamo di Venezia; nel 1972 presso la parrocchia S. Pietro di Voghera, nel 1975 cappellano di San Sebastiano Curone in quella Casa di carità per anziani; nel 1984 era presso il Santuario della Guardia in Tortona, addetto al ministero delle confessioni; nel 1986 andava in cura a S. Maria La Longa. Gli anni giovanili trascorsi nell'Opera, dall'ottobre 1929 al novembre 1937, erano serviti a Mario Ceccato per superare gli anni difficili della guerra e la lunga prigionia, confermando nel suo cuore l'affettuoso attaccamento che accompagnò la sua vita religiosa e sacerdotale, rendendogli dolce tornare sovente e pubblicamente a benedire il Signore e don Orione che gli avevano concesso e ottenuto di consacrare al bene la sua umile esistenza. Semplice, servizievole, dimesso nella cultura e nelle capacità, adempì al proprio proposito di consacrare tutto se stesso al servizio della Congregazione «in umiltà, fedeltà», come diceva, «e grande amore», lieto di aver conosciuti personalmente il Beato Fondatore, don Sterpi e i santi loro collaboratori degli anni più faticosi e fecondi della Piccola Opera.