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Ricordiamo Fr. SARTINI Riccardo

Qualifica religiosa: Religioso Fratello
Data del decesso: 9 Febbraio 2001
Luogo del decesso: Pontecurone (Alessandria)
Luogo di sepoltura:

Fr. SARTINI Riccardo, da Este (Padova), morto a Pontecurone (Alessandria) nel 2001, a 86 anni d’età e 62 di Professione.


Da "Atti e Comunicazioni della Curia Gnenrale", n. 204, Gennaio-Aprile 2001

Fr. Riccardo SARTINI 

  Passato al Signore nella casa di Pontecurone (Alessandria), il 9 febbraio 2001, a 86 anni d’età e 62 di Professione religiosa. Riposa nel cimitero di Tortona.

Silenziosamente, com’era sempre vissuto, Fratel Riccardo ci ha lasciato per unirsi al Signore da lui intensamente amato e servito con il lavoro, l’assistenza ai poveri minorati ospitati alla Colonia Sant’Innocenzo, poco fuori Tortona. Aveva impostato la sua vita religiosa sull’umiltà e nascondimento, con un forte spirito di preghiera. Era nato ad Este, in provincia di Padova, il 7 aprile 1914, battezzato il 9 dello stesso mese, e cresimato il 28 marzo 1924. Il 10 settembre 1934 entrava in Congregazione a Campocroce di Mirano (Venezia) e l’anno seguente (28 agosto) vestiva l’abito religioso a Tortona e quivi studiando fino al 1937. Compì regolarmente il noviziato a Villa Moffa in Bandito di Bra (Cuneo), sotto la guida di Don Giulio Cremaschi, emettendo i primi voti religiosi nelle mani di Don Orione, il 15 agosto 1938. Cinque anni più tardi, chiedendo l’ammissione ai voti perpetui, così si esprimeva: ”…per essere completamente distaccato dal mondo, per vivere nella mia Congregazione, aiutando a fare del bene e santificando la mia anima per la vita eterna.”. Emise la professione perpetua nella festa dell’Assunta 1944. Dopo la prima professione, fu dall’obbedienza destinato alla Colonia Sant’Innocenzo (la Calvina), sulla strada che da Tortona porta a Castelnuovo Scrivia. Qui, nella discrezione e nella pazienza quotidiana, visse per ben sessant’anni, profondendo tutto se stesso nel lavoro agricolo e nell’assistenza dei minorati con occupazioni protette. Dal 1975 al 1998, ricoprì pure la carica di consigliere della casa. Ebbe modo di praticare con costanza e generosità le cosiddette “virtù passive”, che spingono l’anima a cercare solo Dio e la sua volontà. Dopo la chiusura della casa, fu trasferito a Pontecurone dove, nella preghiera e carità verso i malati, andava preparandosi all’ormai prossimo incontro col Signore. Nel 1999, chiedendo ai Superiori di poter emettere il IV Voto di fedeltà al Papa, scriveva: ”…E’ vero che sono vecchio e in compagnia di parecchi acciacchi, ma riesco ancora a pregare e ad offrire le mie sofferenze per il Vicario di Cristo. Con la professione del IV Voto mi pare di completare un cammino spirituale voluto da Don Orione per i suoi religiosi.”. Il suo esempio rimane come modello per i religiosi, specialmente fra i Fratelli, che vedono in lui una piena realizzazione di una vita di consacrazione, che anche senza l’apostolato sacerdotale, costituisce in se stessa una sublime ricchezza della Chiesa, e rimane come stimolo per apprezzare e praticare una continua ascesa verso “Dio solo”.

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