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24 Gennaio 2026

Un orionino cileno in Amazzonia. L'esperienza missionaria del chierico Javier Navarrete

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C’è un tempo in cui la vocazione diventa missione: una lingua nuova, un clima diverso, abitudini da imparare, persone da incontrare. È quello che sta vivendo il Chierico Javier Andrés Navarrete, appartenente alla Delegazione cilena “Nuestra Señora del Carmen”, in questi mesi di esperienza missionaria in Brasile, iniziata con un primo passaggio a Brasília, nella casa del Noviziato, e proseguita ora con un periodo più lungo a Manaus, nel cuore dell’Amazzonia.

Javier racconta di essere arrivato in Brasile con poche parole di portoghese, e con quella naturale trepidazione che accompagna ogni “prima volta”. A Brasília, nei primi giorni, ha sperimentato subito la bellezza della famiglia orionina: l’accoglienza fraterna, la semplicità della vita condivisa, la vicinanza dei confratelli e dei novizi, che lo hanno aiutato ad ambientarsi e a “sentire” la lingua anche attraverso la preghiera e la vita comunitaria. In quei giorni, segnati anche dal clima natalizio, Javier ha respirato il gusto di una fraternità concreta: quella che non si limita alle parole, ma si fa ospitalità, tempo donato, cura delle piccole cose, attenzione alla persona.

Il 27 dicembre è poi arrivato a Manaus, nel cuore dell’Amazzonia. Qui la missione ha preso un volto nuovo e più impegnativo. I primi giorni non sono stati facili: l’inizio dell’anno lontano dalla famiglia ha risvegliato nostalgia e “saudade”; l’adattamento al caldo intenso, al cibo, ai ritmi diversi e soprattutto alla fatica di esprimersi in una lingua ancora incerta ha portato con sé anche un senso di spavento. Javier lo dice con sincerità: ci sono momenti in cui l’impossibilità di comunicare bene sembra chiudere porte, e l’animo si sente fragile.

Eppure, proprio lì, è arrivata una grazia: la fraternità. I confratelli di Manaus – P. Flaviu Enache e P. Sergio Uchoa - lo hanno accompagnato con discrezione e con attenzione, sostenendolo nei passi iniziali e aiutandolo a ritrovare serenità. Con i giorni, l’adattamento è diventato cammino: un processo lento, reale, fatto di pazienza e di fiducia. Anche lo studio del portoghese, un po’ alla volta, ha aperto nuove possibilità; e, soprattutto, l’incontro con la gente ha iniziato a “curare” il cuore.

Javier confida una scoperta che vale come un piccolo vangelo della missione: spesso le persone non chiedono grandi discorsi né risposte perfette. Chiedono una presenza. Un gesto. Un sorriso. Un abbraccio. Un’attenzione che dica: “Tu conti”. È così che la missione si fa vera: non in annunci grandiosi, ma nella carità quotidiana che accorcia le distanze e parla la lingua universale del bene.

La vita a Manaus, inoltre, gli sta insegnando la spiritualità del “fare” orionino, che non è attivismo, ma amore concreto. Le giornate cambiano molto: ci sono momenti di studio e altri di lavoro manuale, come nella migliore tradizione di Don Orione. Javier si è trovato a fare un po’ di tutto: sistemare spazi, sgomberare, pulire, dipingere, rendere più accogliente la casa e la parrocchia. Piccole opere, umili, eppure decisive: perché la carità, come diceva Don Orione, “ha fame di azione”.

In questi giorni, la comunità parrocchiale si prepara alla festa del Patrono, San Lázaro (11 febbraio), molto sentita nella pietà popolare locale. Il giovane chierico ne parla con entusiasmo: è una scuola di fede viva, che si esprime nelle novene nelle case, nelle visite alle famiglie, nella semplicità di chi apre la porta e, insieme, apre la vita al Signore. In un territorio segnato da povertà e bisogni materiali, Javier sta scoprendo una ricchezza spesso inattesa: la ricchezza della fede semplice, la generosità del popolo, la tenerezza di relazioni autentiche.

Questa esperienza, per lui, sta diventando una conferma: qui il carisma orionino si comprende “dal di dentro”. Si capisce che la missione non è anzitutto una strategia, ma una disponibilità; non è solo organizzazione, ma compassione; non è perfezione, ma fedeltà quotidiana. Ed è bello sentire Javier dire che oggi si percepisce più tranquillo, più sereno, più “dentro” la missione: non perché tutto sia facile, ma perché sta imparando ad appoggiarsi a Dio e a lasciarsi guidare dalla Provvidenza attraverso i passi concreti della giornata.

Accompagniamo il nostro chierico Javier con la preghiera e con l’affetto. A inizio marzo rientrerà in Cile per frequentare il primo anno di teologia. Per adesso, la sua estate missionaria dell’emisfero sud ci ricorda che la vocazione cresce quando si accetta di uscire da sé, di attraversare anche la fatica dell’adattamento, e di scoprire che il Vangelo, spesso, passa per le cose semplici: una fraternità che sostiene, un popolo che accoglie, una povertà che interpella, una fede che illumina, una carità che consola.

E noi, pensando alla presenza orionina in Amazzonia e all’esperienza missionaria del chierico Javier, possiamo rinnovare nel cuore la nostra disponibilità a partire verso dove ci vuole mandare il Signore perché la carità di Don Orione diventi sempre più concreta, umile e vicina alla gente, in particolare al popolo della “Querida Amazzonia”.

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