Il terzo giorno di lavori è iniziato con la presentazione del GSO delle Filippine su “Gioie, ferite e priorità della Chiesa in Asia nel suo cammino sinodale, e il contributo del carisma orionino”. Padre Martin Mroz ha parlato della situazione della Chiesa cattolica nel continente asiatico, con particolare riferimento a Filippine, India e Giordania, per poi illustrare le attività e gli impegni della famiglia carismatica orionina in questi paesi. «Il miglior contributo – ha detto padre Mroz – che la famiglia orionina può dare alla Chiesa in Asia è essere fedele al carisma fondazionale. Fanno parte del "dizionario orionino" i termini spirito di famiglia, famiglia carismatica, apostolato giovanile, servizio ai poveri, lavoro vocazionale, fedeltà al Magistero. Gli Orionini contribuiranno alle tensioni della Chiesa in Asia approfondendo e rifocalizzando le esigenze del carisma. Nel processo, le nostre comunità diventeranno più accoglienti, con un forte spirito di ascolto e di cura. La missione orionina in Asia fu concepita come risposta alla chiamata della Chiesa universale. Oggi più che mai, il carisma orionino è un dono prezioso per la Chiesa in questa parte del mondo».
A seguire è stata la volta del GSO italiano delle PSMC e dell’ISO. L’intervento, diviso in tre parti, è stato portato avanti da Madre Alicja Kedziora, da Lia Sirna e da Suor Priscila Oliveira. Nella prima parte si è parlato della sinodalità in Don Orione, che colse la sfida «dando risposte concrete nella fondazione di opere di carità. Don Orione santo nel sociale, ci invita a una sinergia, a una comunione, a una sinodalità. Le opere e i servizi con la loro mission, cura e difesa delle fragilità sono una risposta di luce per la società». Nella seconda parte, invece, si è parlato dello stile educativo orionino. «Lo stile educativo sinodale di don Orione, oggi, si traduce in un appello alla scuola a sviluppare nelle giovani generazioni competenze pro – sociali. Perché tale appello non resti evaso, però, occorrono nuove e solide “alleanze educative”. La sinodalità, che nella vita della Chiesa richiede condivisione di responsabilità e collaborazione tra tutti i membri della comunità ecclesiale, nel campo educativo, non può che fondarsi in una promozione della cultura della partecipazione, del dialogo e della inclusione», ha detto Sirna. Infine, Suor Oliveira nella terza parte ha parlato della pastorale in sintonia con la Chiesa sinodale e Don Orione: «La sinodalità è sempre stata nella Storia della Salvezza, ma in certo periodo storico essa è stata quasi dimenticata. Don Orione ha fatto una fondamentale esperienza di appartenenza e di relazione con la Chiesa e la società in un impegno visibile, capace di produrre dei frutti di comunione, partecipazione e missione in sinergia con i laici, con i seguaci del carisma e anche con cristiani di diverse confessioni religiose. Voleva portare avanti l’annuncio del Vangelo della salvezza come l’ha portato Gesù e il suo slancio apostolico fu così forte da renderlo presbitero di Carità universale e inclusiva».
Nel pomeriggio, l’attenzione si è concentrata sulla Provincia africana, in particolare sul Burkina Faso, con la relazione di padre Sylvain Dabiré: «La crisi della sicurezza che sta scuotendo l'Africa occidentale, il Burkina in particolare, da qualche anno, sta facendo sempre più danni con la proliferazione di gruppi armati terroristi e la recrudescenza degli attacchi jihadisti, non risparmiando la Chiesa. Come possiamo noi orionini prendere parte all’ardua missione della Chiesa in difficoltà, in cerca di pace? Se Don Orione fosse qui in questi giorni in Burkina Faso, griderebbe ancora: “Gettiamoci nel fuoco dei tempi nuovi”. Per essere solidali con l'azione sinodale di carità delle chiese locali, abbiamo bisogno di ispirarci ad alcuni atti di carità del Fondatore da perpetuare e riconoscere ciò che già si fa, ad esempio la comunità di Kayao ha accolto degli sfollati e che contribuisce al loro inserimento sociale, così come tante altre cose vengono fatte».
Infine, c’è stata la relazione del consigliere generale dei Figli della Divina Provvidenza, don Fernando Fornerod, che ha presentato secondo volume della raccolta “La legge dell’amore”, sul percorso legislativo che portò alla stesura di testi costituzionali della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Uno degli argomenti principali trattati è stato quello sull’Apostolato della carità. «Sappiamo – ha detto don Fornerod – dai documenti disponibili che don Orione, usò l’espressione “l’Apostolato della carità” presumibilmente per la prima volta, nella famosa lettera per la “Questua per le vocazioni”. Le due dimensioni fondanti del carisma orionino, l’amore ai poveri espressione e contenuto dell’amore al Papa, furono sintetizzate in una nuova espressione. L’inserimento di questa categoria nel testo del Capitolo primo del 22 luglio 1936, è la manifestazione apicale della coscienza carismatica legislativa del Fondatore. L’Apostolato della carità, illuminando la concezione ecclesiale di don Orione, armonizza in un’unica realtà due momenti complementari: verso Dio, amato in sé stesso, e nei poveri, amati e serviti per amore di Dio. Perciò, l’amore a Dio e al suo Popolo si traduce in un’azione apostolica che è autentica diaconia verso il mondo».
