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3 Settembre 2026

Incroci di Santità: L'eredità di San Francesco nel cuore di Don Orione

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In occasione delle celebrazioni per l’ottavo centenario del transito di San Francesco d’Assisi (1226-2026), la famiglia orionina promuove un’occasione di incontro e riflessione per mettere in luce gli "incroci di santità" tra due figure straordinarie: Francesco, il "Giullare di Dio", e San Luigi Orione, definito da Alessandro Pronzato il "Folle di Dio". Nonostante i sette secoli di distanza, i due santi appaiono uniti da legami umani e spirituali profondi.

Un momento centrale di questo percorso celebrativo si terrà sabato 24 ottobre, alle ore 20.30, presso il Teatro Aurora di Marghera. L’evento, nato dall’invito di Don Filippo Benetazzo e con la consulenza di don Moreno Cattelan, vedrà protagonisti l’Orione Musical Group e il coro Perfetta Letizia di Campocroce. Attraverso un intreccio di parole, canti, musica e immagini, i partecipanti saranno guidati in un momento di ascolto e riflessione sulla spiritualità che accomuna questi due giganti della fede.

L'ammirazione di Don Orione per il Poverello d'Assisi non fu solo dottrinale, ma affonda le radici nella sua biografia. Il 1° settembre 1885, a soli tredici anni, Luigi Orione entrò nel convento francescano di Voghera, un luogo che sognava come il "Paradiso". Sebbene una grave malattia lo costrinse a lasciare il convento, egli rilesse sempre quell'episodio come una guida provvidenziale: entrato successivamente a Valdocco il 4 ottobre 1886, proprio nella festa del Santo d'Assisi, affermò in seguito che «San Francesco mi aveva consegnato a Don Bosco».

Per Don Orione, Francesco rimase un modello luminoso di povertà, obbedienza e carità fraterna. Egli considerava la povertà francescana come il «saldo muro di difesa della Congregazione», convinto che dove essa fiorisce, cresce lo spirito di Dio.

Inoltre, Don Orione esortava spesso i suoi religiosi a praticare la “predica di San Francesco”: non un discorso pronunciato dal pulpito, ma la testimonianza quotidiana del buon esempio vissuta lungo le vie, nei cortili e nella preghiera. Secondo il Fondatore, questa forma di edificazione è la più efficace, capace di toccare i cuori più di quanto possano fare le semplici parole dei sacerdoti.

L'ispirazione francescana portò Don Orione anche a promuovere grandi manifestazioni popolari. Affascinato dalla visita a Greccio, dove Francesco realizzò la prima Natività nel 1223, Don Orione organizzò tra il 1930 e il 1934 imponenti presepi viventi a Novi Ligure, Tortona e Voghera. Il suo desiderio era quello di coinvolgere migliaia di fedeli di ogni classe sociale per «fare un po’ di bene, come fece San Francesco».

L'evento di Marghera si inserisce perfettamente in questo solco, offrendo una testimonianza attuale di come il messaggio di pace e santità di Francesco continui a vivere e a operare anche attraverso il carisma orionino.

 

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