È iniziato nel pomeriggio di lunedì 15 gennaio presso la Curia generale in Roma, l'annuale incontro di programmazione e coordinamento del Consiglio della Delegazione Missionaria di lingua inglese "Mother of the Church".
Nel corso di questa settimana i Superiori regionali di India, Kenya, Filippine, Giordania, Inghilterra e USA guidati dal Superiore delegato P. Marcelo Boschi, oggi riuniti con il Consiglio generale, dovranno discutere di diverse e importanti tematiche, in primis la probabile ristrutturazione della Delegazione in programma già da qualche tempo.
A tal proposito, lunedì scorso il Direttore generale P. Tarcisio Vieira ha condiviso alcune osservazioni durante la concelebrazione con i religiosi della Delegazione e la comunità della Curia generale [leggi qui in I T- EN]. Infatti, facendo riferimento al Vangelo del giorno (Mc 2, 18-22), P. Vieira nella sua omelia ha precisato che «Gesù non squalifica gli otri vecchi, che possono essere ancora appropriati a contenere il vecchio vino, ma afferma decisamente che questi non sono più adatti per contenere il vino nuovo del Vangelo. Il messaggio è chiaro: per accettare la novità di Cristo occorre assumere un comportamento nuovo, uno stile nuovo. Nell’oggi della nostra storia di Congregazione, la parola del Vangelo è uno stimolo a saper trovare nuovi mezzi e strutture idonee perché il “vino nuovo sia in otri nuovi"».
P. Vieira ha poi evidenziato come, effettivamente, l'attuale contesto di vita della Congregazione sia diverso da quello del 2006, anno in cui fu creata la Delegazione. A distanza di diciotto anni «ci sono nuove situazioni e sfide da affrontare che la “vecchia” soluzione fa fatica a gestire in modo efficace. Parlo delle prospettive di crescita nelle nazioni missionarie, ma anche della necessità di una maggior decentralizzazione da Roma nella programmazione; parlo del rafforzamento del senso di famiglia e, quindi, della responsabilizzazione di tutti i confratelli nel prendere decisioni; parlo di un maggior senso di autonomia che deve essere ricercata soprattutto nell’aspetto economico; parlo del diritto - uso questa espressione - che i confratelli orionini presenti in ogni nazione, hanno di poter essere in prima linea, protagonisti del loro cammino di fedeltà a Don Orione con un rapporto più diretto con il Direttore Generale e il suo Consiglio; infine, parlo della maggior rappresentatività che queste nuove realtà devono avere nei diversi organismi di comunione e partecipazione della Congregazione, in particolare, nel Capitolo Generale».
Il riferimento al XV Capitolo generale, richiama la Linea di Azione n. 3, che esorta a esprimere “un nuovo modello di Vita Religiosa”, raggiunto anche tramite il discernimento circa le “strutture di relazione e di governo”. «Certamente - afferma il Padre generale - non basterà una ristrutturazione della Delegazione per raggiungere tale nuovo modello, ma possiamo - Sì - cogliere l’occasione di questa ristrutturazione canonica-costituzionale per “Rinnovarci in tutto!”, come voleva Don Orione. È necessario ricordarci, tuttavia, che le operazioni strategiche nelle strutture non significheranno niente se non ci sarà un impegno per una vera e propria rivoluzione delle intenzioni, una rivoluzione del cuore. Le vere possibilità di rinnovamento (“vino nuovo”) sono quelle che rinnovano i cuori e non le strutture. È per questo che, nel futuro delle nuove realtà (“otri nuovi”) ci deve essere un autentico impegno per realizzare il sogno che il Capitolo ci ha proposto per “un nuovo modello di vita religiosa”».
Il monito di P. Vieira però, è che non bisogna pensare che sia sufficiente una nuova struttura per avere risultati in coerenza con la proposta di una vita consacrata orionina autentica, e precisa: «Se ci accontenteremo solo di un provvedimento canonico-costituzionale di moltiplicazione delle delegazioni, di un decreto con un nuovo Statuto, rischiamo il fallimento e accadrà come ha detto il Vangelo: “il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri”. Teniamo ben presente questo: un processo di ristrutturazione nella prospettiva del “Vino nuovo in otri nuovi” non può lasciare immutate le strutture di vita e di relazione nella Congregazione e all’interno delle nazioni coinvolte. Il futuro deve vederci “diversi”, più coerenti con il nostro stato di vita, con un nuovo modo di essere e di fare. Tutto deve accadere secondo il pensiero di Papa Francesco, che si esprime con un paradosso: “la continuità nella discontinuità” che nel nostro caso significa mantenere la “continuità” con i grandi principi della vita consacrata orionina, nella “discontinuità” di un nuovo provvedimento strutturale».
Il Direttore generale, infine, esorta i religiosi della Delegazione a non concentrarsi solo nell’organizzazione amministrativa di questo provvedimento, lasciando diminuire la vivacità e il dinamismo della vita consacrata, con il rischio che i confratelli cadano in uno stato di “tiepidezza”, «cioè quello scarso entusiasmo nell’agire, quella mancanza di passione o di convinzione, quello stare comodamente più nella casa o nella camera che vicino ai poveri. Ci assicura Don Orione: Sarà un male relativo se perderemo l’occasione di un provvedimento strategico, ma sarà tutta perduta la Congregazione se tollereremo la tiepidezza! Papa Francesco dice che la tiepidezza “trasforma la nostra vita in un cimitero” dove sono seppelliti il nostro entusiasmo, il nostro ardore nel seguire Don Orione, la nostra creatività, le possibilità di entrare nei problemi della gente ed essere strumenti di carità per promuovere la trasformazione della loro vita».

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