Il 20 agosto 2022, alla presenza del Superiore Provinciale, padre Josumar dos Santos, i missionari orionini hanno ricevuto da Mons. Zenildo Luiz Pereira da Silva, vescovo della diocesi di Borba in Brasile, l'impegno della cura pastorale per la zona missionaria Santo Antônio Maria Claret. Dopo un anno in terra amazzonica, il sacerdote orionino racconta in un’intervista a Vatican News la sua esperienza missionaria.
Padre Pedro Júnior racconta come i religiosi di Don Orione siano presenti nella realtà amazzonica da circa 50 anni. La prima apertura è stata nella città di Ananindeua, nello stato del Pará, dove lo stesso p. Pedro Júnior è stato parroco per cinque anni. Poi sono seguite Buritis, in Rondônia, e Boa Vista, in Roraima. «Sono tutte realtà peculiari che hanno risposto ad una chiamata storica, in un momento particolare della vita della Chiesa e della Congregazione – spiega il religioso orionino -. Un anno fa, siamo arrivati ??nello Stato di Amazonia, nel cuore dell’Amazzonia, rispondendo all’appello storico della Chiesa, attraverso Papa Francesco, che ci invita ad assumere una Chiesa dal volto amazzonico».
Padre Pedro Júnior racconta poi di come la decisione della Congregazione di andare a Novo Aripuanã sia «piena di audacia profetica, poiché nasce dal desiderio evangelico di allargare la tenda (Is 54,2). In questo anno abbiamo imparato molto, poiché siamo venuti con il cuore aperto e desiderosi di vivere come vivono gli abitanti di queste terre e questa decisione ha richiesto qualche rinuncia. Ricordo ancora le parole di Mons. Zenildo, in occasione del mio insediamento, quando disse che essere a Novo Aripuanã era una scelta per i poveri del fiume Madeira e una risposta della Congregazione all'appello di Papa Francesco che chiedeva alle congregazioni per guardare l'Amazzonia. Qui la gente è molto brava e rimane stupita dalla presenza orionina».
Alla domanda su quali siano le sfide più grandi della missione il religioso risponde che «ogni luogo di missione ha le sue sfide e alla Congregazione Orionina piacciono le sfide, perché risponde ad un grido e consola un dolore» e spiega come nella missione di Novo Aripuanã, il “fattore distanza” sia la sfida più grande, essendo lontani da Manaus, capitale dello stato di Amazonas, sono circa 30 ore di barca. «Ci sono comunità lontane dalla città di Novo Aripuanã, che visitiamo per giorni. Alcune si trovano sulle rive del fiume Acari e sono comunità molto semplici, senza elettricità. L'istruzione scolastica non è facile, perché l'insegnante deve andare e restare lì tutto un mese e poi ripartire. Quando visitiamo queste comunità, celebriamo l'Eucaristia, il battesimo, facciamo una piccola catechesi e organizziamo giochi con i bambini. Le strutture sono primarie! In molte comunità non esiste una chiesa, ma c'è un bellissimo albero sotto cui celebrare. Normalmente adattiamo una panca o un tavolino e lo trasformiamo in un altare. Papa Paolo VI disse che Cristo indica l’Amazzonia. Questa affermazione ci fa comprendere questo territorio come un luogo teologico, che necessita di essere contemplato nelle sue diverse prospettive, perché da questa terra sacra dipende il futuro dell'umanità».
Il giornalista chiede poi in che modo la Congregazione di Don Orione testimonia il carisma orionino sul suolo amazzonico e Padre Pedro Júnior spiega che «i Figli di Don Orione hanno il carisma di portare i piccoli, i poveri e gli umili alla Chiesa e al Papa, attraverso le opere di carità. In questa prospettiva comprendiamo il lavoro svolto nelle scuole, negli ospedali, nelle case di riabilitazione per tossicodipendenti, nei Piccoli Cottolengo, dove vengono accolte persone con disabilità. Tutte queste opere sono pulpiti di evangelizzazione, ma piuttosto complesse dal punto di vista giuridico e di sostenibilità. Ecco, sento che Nostro Signore ci chiede di stare con la gente, come Chiesa profetica in uscita, mescolata al dolore dei poveri e, come samaritana, impegnata ad essere balsamo per alleviare il dolore della gente, attraverso la cultura dell’incontro, non chiedendo a coloro che incontriamo se hanno una religione, un colore, ma solo accogliendoli come espressione dell’amore e della tenerezza di Dio e della maternità della Chiesa».
L’ultima domanda, infine, è in riferimento al Sinodo della Chiesa che stiamo vivendo. Il giornalista chiede: “Per te, quale appello fa lo Spirito Santo alla Chiesa amazzonica?”. «Permettetemi di rispondere a questa domanda con un'immagine. A volte viaggiamo ore in barca per visitare una comunità, anche fino a 8 ore sul fiume! Arrivando nella comunità capita che troviamo due o tre famiglie. Lì celebro la Messa con le possibilità che ci sono! Ogni volta che ciò accade, ricordo quel brano che Nostro Signore ci dice: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, eccomi in mezzo a loro” (Mt 18,20). Con questa fotografia davanti agli occhi, credo che lo Spirito Santo di Dio ci chieda di guardare all'esperienza delle prime comunità cristiane, farci percepire che la comunione che esisteva tra gli apostoli generava partecipazione, missione e quindi il loro esempio attirava nuovi seguaci. Credo che lo Spirito di Dio voglia che siamo una presenza profetica, feconda, distaccata dalle strutture e fiduciosa nella Provvidenza del Padre nei cieli, come vivevano i primi cristiani.
Apprezzo profondamente questa opportunità di condividere un po' della vita che viviamo qui in terra di missione. Chiedo preghiere per l'opera missionaria dei religiosi orionini presenti nella città di Novo Aripuanã, affinché la fedeltà al Vangelo possa essere segno trasparente del Regno di Dio, nel cuore dell'Amazzonia». (In: Vatican news)
