Durante il suo secondo viaggio in America Latina (1934-1937), Don Orione ebbe l’occasione di raggiungere per la prima volta anche il Cile. Il 30 gennaio 1936, mentre le Ande si innalzavano imponenti sotto di lui, San Luigi Orione sorvolò la cordigliera in aereo e fece il suo ingresso nel Paese. Non fu un semplice spostamento geografico: fu l’inizio di un legame destinato a intrecciare per sempre la storia cilena con il carisma della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Dall'alto, Don Orione contemplava montagne, laghi e confini... ignaro che, atterrando a Santiago, stava gettando i semi di un'opera che avrebbe portato frutto per generazioni.
Il Fondatore era decollato da Mendoza, in Argentina, dove era giunto il giorno precedente, a bordo di un aereo della Pan American World Airways (Panagra). Dopo aver superato le Ande a oltre 5.000 metri di quota, atterrò al vecchio aeroporto di Cerrillos. Un volo breve, poco più di un’ora, ma sufficiente a lasciarlo profondamente colpito. In una lettera a don Carlo Sterpi raccontò il passaggio tra il Cristo Redentore e l’Aconcagua, l’azzurro del Lago degli Incas e l’emozione di quel sorvolo, condensando tutto in un riconoscente “Deo gratias!”.
Con il consueto spirito ironico, Don Orione trasformò presto l’impresa in un aneddoto. Scrivendo alla benefattrice Angela Solari Queirolo, immaginò un futuro in cui i Figli della Divina Provvidenza – e persino le suore – avrebbero viaggiato in aereo per “risparmiare tempo e lavorare di più”. Arrivò persino a fantasticare su voli dedicati agli anziani delle sue opere, intuendo con sorprendente anticipo un mondo ancora lontano.
Il suo soggiorno in Cile durò otto giorni, dal 30 gennaio al 6 febbraio 1936. Lunedì 3 febbraio raggiunse Valparaíso in treno e proseguì per Quintero, dove visitò la casa al mare che Doña Mercedes Saavedra aveva messo a disposizione per sostenere e progettare opere di carità anche nel suo Paese. Con lui c’era Padre Román, direttore spirituale della benefattrice e testimone di quei primi passi.
Novant’anni dopo, quell’arrivo conserva intatto il suo valore simbolico. Don Orione attraversò i cieli con la stessa fede con cui superava confini umani e spirituali. La sua visita fu breve, ma destinata a lasciare un segno: un seme affidato alla Provvidenza, pronto a germogliare nel tempo.

