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29 Giugno 2023

Don Luigi Orione, Sincero Ammiratore Di Blaise Pascal

Proponiamo di seguito un articolo di Don Alessandro Belano sulla recente Lettera apostolica Sublimitas et miseria hominis («La grandezza e la miseria dell'uomo»).

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Scrive Don Belano:

Il 19 giugno 2023 è stata pubblicata la Lettera apostolica Sublimitas et miseria hominis («La grandezza e la miseria dell’uomo»), firmata da Papa Francesco in occasione del quarto centenario della nascita del filosofo francese Blaise Pascal.

L’incipit della Lettera esprime molto bene l’intenzione che ha mosso Papa Francesco a ricordare la grande figura del pensatore francese, un uomo che per tutta la vita ha cercato la verità. Scrive il Papa: «Quattro secoli dopo la sua nascita, Pascal rimane per noi il compagno di strada che accompagna la nostra ricerca della vera felicità e, secondo il dono della fede, il nostro riconoscimento umile e gioioso del Signore morto e risorto... Ed è commovente constatare che, negli ultimi giorni della sua vita, un pensatore così geniale come Blaise Pascal non vedesse altra urgenza al di sopra di quella di mettere le sue energie nelle opere di misericordia: “L’unico oggetto della Scrittura è la carità”».

In occasione della conferenza stampa di presentazione della Lettera (19 giugno 2023), il card. José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha definito Pascal «un maestro attuale... un interlocutore del presente e del futuro dell’uomo» per quella sua «finesse d’esprit» che caratterizza l’uomo, il filosofo e lo scrittore. È per questo che Papa Francesco ha voluto significativamente celebrarlo: Pascal è un gigante che ci aiuta a capire oggi il vuoto e il nulla, ma allo stesso tempo la grandezza e la vocazione all’infinto della persona umana e ci aiuta a pensare la grande opportunità della fede per trovare cammini di speranza nel cuore dell’uomo. […]

Nella Lettera apostolica, il Papa analizza l’esperienza mistica della “Notte di fuoco” del 23 novembre 1654, così intensa e determinante che Pascal la fissò su un pezzo di carta (conosciuto come “il Memoriale”), tenuto nascosto all’interno di una fodera e che è stato scoperto casualmente solo dopo la sua morte.

Quella notte Pascal visse l’esperienza dell’amore di quel Dio personale, incarnato in Gesù Cristo, che lo trascina sulla via della conversione profonda e quindi della rinuncia totale e dolce, perché vissuta nella carità, abbandonando l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli. Prima di quella notte, Pascal non ha alcun dubbio sull’esistenza di Dio, ciò che gli manca e che attende, non è un sapere, ma un nuovo potere, non una verità, ma una nuova forza. Il Dio che egli ritrova non è il Dio astratto o il Dio cosmico, ma è il Dio di una persona, di una chiamata, il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, il Dio che è certezza, che è sentimento, che è gioia. […]

Nel testo della Lettera apostolica sono stati sottolineati da Francesco altri aspetti, forse meno conosciuti, del grande filosofo. Tra questi, la sua squisita carità verso i poveri e gli ammalati. La vita di Pascal, fu costellata da pratici gesti di carità e d’amore verso i più deboli e verso gli infermi e i sofferenti. […]

Perfino in punto di morte, scrive un suo biografo, Pascal aveva un grande desiderio di morire in compagnia dei poveri. […]

Nell’immenso corpus degli scritti di don Luigi Orione trova posto anche Blaise Pascal, citato in otto occasioni. […]

In una minuta senza data, don Orione si sofferma a riflettere sul contrasto tra materia e spirito. Al sesto punto, egli fa riferimento a Blaise Pascal con le seguenti parole:

Pascal, genio possente, severo moralista, esclamava dell’uomo: «Quale chimera è l’uomo! Quale stranezza!, qual caos!, qual soggetto di contraddizione! Giudica di tutto, stupido verme della terra, depositario del vero, ammasso d’incertezza, di gloria e rifiuto dell’universo. Se si vanta, io lo abbasso; se s’abbassa, io lo innalzo; e sempre lo contraddico, finché non abbia inteso esser egli un mostro incomprensibile». Sono parole che scoraggiano; ma quante volte praticamente vere nei mostri dell’umanità. […]

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