Durante la sua visita pastorale alla Provincia religiosa “Nostra Signora della Guardia” (Argentina, Paraguay, Uruguay), il Direttore Generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza, Padre Tarcisio Vieira, ha condiviso un caloroso dialogo dalla Casa Provinciale di Buenos Aires.
Nel corso dell'intervista, il Direttore Generale ha ricordato i momenti toccanti vissuti durante le celebrazioni del 50° anniversario della presenza orionina in Paraguay, sottolineando come questo evento abbia permesso di riconoscere i frutti concreti della disponibilità missionaria dei primi religiosi e come il carisma di Don Orione abbia aiutato le persone ad avvicinarsi a Dio e a vivere la fraternità. Questo impegno si collega direttamente al "sogno missionario" del Fondatore, che oggi continua a realizzarsi attraverso una vasta famiglia carismatica dove religiosi, religiose e laici collaborano nell'evangelizzazione attraverso l'apostolato della carità.
Il Direttore generale ha poi proseguito il suo intervento rispondendo ad alcune domande riguardo alle sfide che la Congregazione è chiamata ad affrontare oggi. Tra queste, una in particolare: quali sono le principali sfide del carisma orionino nel mondo e, più specificamente, in Sud America?
«Credo che il carisma di Don Orione, la sua spiritualità, siano nati in un contesto di crisi – una crisi sociale, ma anche una crisi ecclesiale – e Don Orione ha saputo leggere i segni dei tempi e dare una risposta concreta. E la risposta di Don Orione è stata la risposta del carisma, della carità che ci aiuta a rinnovare ogni cosa in Cristo. La centralità è il Signore in Cristo, una centralità che si esprime nel nostro desiderio di sviluppare la carità nel contesto in cui viviamo. Ha saputo parlare a chi non veniva in chiesa, ha saputo parlare a chi non considerava Dio nelle proprie scelte quotidiane, ha saputo parlare alla gente del suo tempo. Oggi siamo invitati a parlare la stessa lingua di Don Orione, la lingua della carità, perché con questa lingua possiamo raggiungere tante persone, anche quelle che non si considerano parte della Chiesa o non considerano Dio nelle proprie scelte quotidiane. Dobbiamo usare il linguaggio di Don Orione, che è quello della carità. In questo modo, affrontiamo le sfide del mondo, ovunque ci troviamo, seguendo l'insegnamento di Don Orione. La spiritualità della carità ci aiuta a vivere e a dare risposte concrete alle situazioni che incontriamo nel mondo, sia qui in Sud America, in Africa, in Europa, in Asia, ovunque siamo».
Un altro tema è stata questione delle vocazioni, una sfida importante per la Chiesa oggi e per la Congregazione. «Non si può negare - afferma P. Vieira - che in alcune parti del mondo orionino stiamo vivendo un certo inverno vocazionale. Ma questo dovrebbe renderci attenti, perché non dobbiamo preoccuparci eccessivamente dei numeri, ma soprattutto della qualità vocazionale dei nostri giovani, di coloro che rispondono alla chiamata del Signore, che sono pronti ad accogliere l'invito ad annunciare il Vangelo, il Vangelo della carità secondo il carisma di Don Orione. Credo che stiano emergendo vocazioni più consapevoli, più intensamente disponibili a dare la propria vita per il carisma della congregazione, per il carisma della carità. C'è sempre una sorgente vocazionale anche altrove, e dobbiamo assicurarci che queste vocazioni siano veramente una risposta alla chiamata del Signore, con un desiderio libero e spontaneo di servire la Chiesa, di servire la congregazione secondo il nostro carisma. […] E dobbiamo preoccuparci non solo della vocazione ministeriale, ma anche di quella del religioso, della religiosa e dei laici profondamente integrati nella famiglia e nel carisma di San Luigi Orione. Credo che questa sia la risposta migliore e, da parte nostra, come religiosi, un'attenzione particolare attraverso la nostra testimonianza, la nostra gioiosa testimonianza di vivere come consacrati al Signore nella congregazione, affinché i giovani, vedendo la nostra vita, la nostra testimonianza di vita, possano anche rispondere: "Voglio anch'io questa vita". Pertanto, come religiosi, dobbiamo impegnarci a dare un buon esempio di vita consacrata orionina».
Il Direttore generale ha poi parlato della gioia sui volti delle persone per l’annunciata visita di Papa Leone X IV in Argentina, Uruguay e Perù. «Si tratta di tre nazioni in cui la congregazione è presente. In Argentina, una presenza numerosa, ma anche in Uruguay e Perù, la presenza delle nostre sorelle. Come ci prepariamo dunque a questa visita? Il Papa verrà come messaggero di pace, portando l'annuncio del Vangelo, che è messaggio di pace. Si è presentato alla Chiesa con quel saluto che ricordiamo da quel momento di grande emozione: “Pace a voi, la pace del Signore Gesù, la pace di Cristo risorto”. Credo che questo sarà il messaggio principale, insieme ad altre parole che sicuramente rivolgerà a questa nazione, e che noi Orionini ascolteremo con grande attenzione perché serviranno da guida e direzione per il nostro lavoro qui in Argentina, in Uruguay, ma anche per le nostre sorelle in Perù. Sappiamo che il Papa conosce il nostro carisma e sicuramente dirà parole che ci toccheranno profondamente».
«Mi è stato chiesto – conclude P. Vieira - di condividere un messaggio con la famiglia orionina della Provincia argentina, presente in Paraguay e anche in Uruguay, e il messaggio è di continuità: continuare ad essere figli di Don Orione in questa realtà. La nostra identità orionina ha dato tanto a queste nazioni nel servizio, nelle attività caritative, ma anche infondendo in tante persone – religiosi in primis come missionari, ma anche laici – il desiderio di essere santi. Don Orione venne tra noi per seminare nei nostri cuori un grande desiderio di santità; una santità che, secondo la nostra spiritualità, si esprime in particolare nella carità, nel volere il bene, nel fare il bene. E tanto è stato fatto qui nella Provincia con questo scopo, e il mio messaggio, il mio augurio, è proprio questo: che continuiamo a rispondere alla chiamata di Don Orione a fare il bene, a fare il bene sempre e in modo creativo. Sono certo che il modo in cui gli orionini interpretano la realtà garantirà che tante opere, tante attività e tanti servizi continuino proprio perché il carisma di Don Orione ci dà l'opportunità di essere testimoni nel nostro tempo.
Pertanto, il messaggio e l'augurio sono espressi proprio in quel saluto che ripetiamo sempre: Ave Maria e avanti. Ave Maria, avanti».
