L’insicurezza alimentare globale non può più essere interpretata come il risultato di shock temporanei, ma si configura come una crisi strutturale, profonda e persistente. Nel corso dell’ultimo decennio, il numero di persone colpite da forme acute di fame è raddoppiato, evidenziando un deterioramento sistemico delle condizioni di sicurezza alimentare. Questo quadro allarmante è delineato nel Global Report on Food Crises 2026, pubblicato dal Global Network Against Food Crises, partenariato internazionale che riunisce le Nazioni Unite, l’Unione Europea e numerose agenzie governative e non governative impegnate nella risposta umanitaria e nello sviluppo.
Il Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari 2026 evidenzia che nel 2025 circa 266 milioni di persone in 47 paesi hanno affrontato livelli elevati di insicurezza alimentare acuta (IPC/CH Fase 3+), pari al 22,9% della popolazione analizzata, in lieve aumento rispetto al 2024. Pur considerando che nel tempo è cresciuto anche il numero di persone incluse nelle analisi, la prevalenza dell’insicurezza alimentare acuta è comunque più che raddoppiata dal 2016 e rimane stabilmente sopra il 20% dal 2020.
Dalle dieci edizioni del GRFC emerge che 33 paesi vivono crisi alimentari prolungate, segnate da instabilità politica, declino economico e forte esposizione a eventi estremi. In questi contesti, la sola assistenza umanitaria non è sufficiente a invertire le tendenze. Per questo il rapporto integra indicatori di vulnerabilità strutturale, tra cui quelli del JRC.
Oltre due terzi delle persone in grave insicurezza alimentare si concentrano in 10 paesi (Nigeria, Repubblica Democratica del Colgo, Sudan, Yemen, Afghanistan, Myanmar, Bangladesh, Pakistan, Sud Sudan, Repubblica Siro-Araba), con Nigeria, Repubblica Democratica del Congo e Sudan che da soli rappresentano quasi un terzo del totale.
Nel 2025, 23 paesi hanno registrato una crisi nutrizionale e 3 ulteriori situazioni di preoccupazione. Le crisi più gravi si sono verificate in Gaza, Sudan, Myanmar e Sud Sudan. Si stimano 35,5 milioni di bambini affetti da malnutrizione acuta (10 milioni in forma grave) e 9,2 milioni di donne gravemente malnutrite in 21 paesi colpiti.
Il conflitto resta il principale fattore dell’insicurezza alimentare: in 12 paesi è stato dominante per oltre cinque anni consecutivi, e altri otto hanno vissuto forme di violenza o instabilità nell’ultimo decennio. Forte anche la sovrapposizione con lo sfollamento forzato: l’86% delle persone sfollate si trova in paesi con crisi alimentari, spesso nelle aree più colpite (Fase 5). Quasi tre quarti degli sfollati interni nei paesi in crisi (73%) sono stati costretti a fuggire proprio a causa di conflitti e insicurezza.

