In un videomessaggio inviato ai partecipanti all’Ankawa Youth Meeting in Iraq, organizzato dall’arcieparchia di Erbil dall’8 all’11 luglio, il Papa esorta i giovani a vivere con entusiasmo e responsabilità la propria vocazione cristiana.
«Siete venuti da diverse parti dell’Iraq per riunirvi in un clima di fede e di comunione, e prego perché questa sia per tutti voi un’occasione per crescere nell’amicizia con Gesù e tra di voi» afferma il Papa incoraggiando i giovani a essere protagonisti della missione della Chiesa. «La Chiesa ha la missione fondamentale di servire il mondo diffondendo la luce di Cristo (cfr. Gv 8, 12) e portando gli uomini e le donne in comunione con Dio. Voi partecipate a questa missione e conto su di voi perché aiutiate a plasmare la Chiesa - e il mondo - negli anni a venire. Come ho già detto in passato, i giovani non sono solo il futuro della Chiesa, ma anche il suo presente».
Il Pontefice riconosce però che vivere la fede non è sempre facile, soprattutto in una realtà segnata da conflitti, guerre e instabilità. Proprio in questo contesto i giovani sono chiamati a essere testimoni di speranza e di luce. «Dovete essere la luce di Cristo in mezzo a un’oscurità che, talvolta, può apparire soverchiante». E subito aggiunge parole di incoraggiamento: «Non abbiate paura! E non pensate di essere soli in questo compito. Io sono con voi; la Chiesa è con voi. Riponete la vostra fiducia in Gesù; ascoltateLo nella preghiera e attraverso la guida di altri, e permetteteGli di guidarvi».
Per spiegare questa missione, il Papa sviluppa l’immagine della luce attraverso tre caratteristiche fondamentali: la luce permette di vedere, dona calore e favorisce la crescita.
Anzitutto la luce permette di vedere. Essa rappresenta la fede, che non è una semplice consolazione per affrontare le difficoltà della vita, ma un modo nuovo di guardare la realtà. «La fede in Dio non è un meccanismo per affrontare le difficoltà della vita. È riconoscere la realtà e vivere nella verità, imparando a vedere il mondo, gli altri e noi stessi come fa Dio». La fede, quindi, aiuta a leggere la propria esistenza con gli occhi di Dio e diventa una testimonianza capace di attirare altri verso la stessa luce.
La seconda caratteristica della luce è il calore, simbolo dell’amore. «Per essere luce per il mondo, prima dobbiamo partecipare della luce e della vita di Cristo. Per partecipare alla missione, prima dobbiamo scoprire una relazione viva con Dio. Dobbiamo imparare a conoscerlo. Aprendoci al suo amore trasformativo, riceviamo la grazia necessaria per seguire Gesù e abbracciare la vita che ci chiama a vivere. Per questo è così importante trascorrere ogni giorno del tempo in preghiera e avvicinarsi a Dio attraverso i sacramenti, specialmente la Confessione e l’Eucaristia. Radicate i vostri cuori nel solido fondamento dell’amore di Dio per voi; scoprite il cuore di Cristo e non abbiate paura di costruire la vostra vita su di Lui (cfr. 1 Gv 4, 16). Così facendo, non solo potrete realizzarvi come desiderate, ma riuscirete anche a condividere il calore dell’amore di Dio e il potere riconciliante della sua grazia con le persone intorno a voi».
Infine, la luce è necessaria alla crescita e alla nuova vita ed è un’immagine di speranza. «Radicati nella carità, siete chiamati in modo particolare a essere operatori di pace, a unire le persone intorno a voi e a istillare negli altri la speranza di un futuro caratterizzato da pace duratura. Forse non riuscirete a controllare la vostra situazione o le sfide che sarete chiamati ad affrontare, ma potrete sempre scegliere di permettere alla pace di Cristo di regnare nei vostri cuori (cfr. Col 3, 15). La virtù della speranza ci ispira a guardare verso il cielo. Questo non significa dimenticare il mondo, ma avere la fiducia per condividere con esso la pace e la vita che viene da Cristo, la cui luce illumina la Nuova Gerusalemme (cfr. Ap 21, 23)».
Nella parte conclusiva del messaggio, il Papa invita i giovani a non perdere mai la fiducia in Dio e nel progetto che Egli ha per ciascuno. «Anche il profeta Geremia ha dovuto affrontare momenti difficili, e lui testimonia che i progetti del Signore sono “di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza” (Ger 29, 11). Affidando ognuno di voi alla protezione materna e alla guida di Maria, Madre della Chiesa, prego perché in questi giorni di rinnovamento spirituale possiate scoprire in Lei il vero modello di una vita interamente affidata alla grazia di Dio».

