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30 Maggio 2026

“Trasmettere il carisma nel servizio di governo” – La 105ª Assemblea dell'Unione Superiori Generali

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Dal 27 al 29 maggio nella Fraterna Domus di Sacrofano alle porte di Roma, si è svolta la 105ª Assemblea dell'Unione Superiori Generale (USG) sul tema  “Trasmettere il carisma nel servizio di governo”. Tra i partecipanti anche P. Tarcisio Vieira, Direttore generale dell’Opera Don Orione.

L'Assemblea si è aperta con l'intervento di p. Arturo Sosa, presidente dell’ USG, che ha invitato i partecipanti a riflettere sul significato carismatico del governo all'interno di una Chiesa sinodale, intesa come "un corpo carismatico, costituito dalla diversità dei doni che lo Spirito Santo suscita". In questa cornice, chi governa ha il compito di conoscere e mettere in pratica il carisma, trasmettendolo con "fedeltà creativa" alle nuove generazioni.

La prospettiva biblica: il carisma come edificazione comunitaria

Il primo relatore il biblista don Silvio Barbaglia ha chiarito che nel Nuovo Testamento il carisma non è un privilegio individuale, ma una "dotazione orientata all'edificazione della comunità". Analizzando san Paolo, ha evidenziato come ogni dono debba trasformarsi in servizio per non essere vanificato, seguendo sempre il criterio dell'agapē.

Il governo, quindi, non si oppone al carisma, ma ne è la "configurazione storica", agendo come la Parola (dabar) rispetto alla forza irrompente dello Spirito (rua).

Citando Weber, Barbaglia ha messo in guardia dalla "routinizzazione" del carisma: il governo deve mediare l'istituzione affinché la forma storica non soffochi la sorgente spirituale, evitando sia strutture vuote sia carismi mitizzati.

Mantenere vivo il carisma: narrazione e sviluppo

P. Maurizio Bevilacqua, dei Missionari Clarettiani, nel suo intervento ha sottolineato che il carisma si trasmette principalmente attraverso il racconto e la "relazione vitale" tra i membri.

 Il carisma non deve essere "congelato", ma deve vivere, essere custodito, approfondito e sviluppato nel tempo. La scelta di fissarlo rigidamente equivarrebbe a rinunciare alla sua rilevanza attuale.

Oggi, ha osservato il relatore, il rischio più frequente non è presentare "una veneranda reliquia del passato", ma una "sorta di omogeneizzazione in cui ciò che distingue un'opera dall'altra non è il carisma che la anima, ma solo il logo che vi è apposto".

 Per il governo degli istituti, il compito è accompagnare il discernimento nell'incontro con le nuove generazioni e le diverse culture, "costruendo insieme modelli di vita secondo il carisma".

Testimonianze di missione e coraggio nel governo

L'Assemblea in seguito ha dato voce a esperienze concrete di carisma vissuto:

Solidarity with South Sudan: Emanuela De Mattia ha descritto i missionari come "una luce nelle tenebre" della guerra, sottolineando che la loro presenza non è solo assistenza, ma vicinanza umana e speranza.

Fra Massimo Fusarelli: Il Ministro Generale dei frati minori ha parlato del "prezzo" del governo carismatico, che può comportare solitudine e incomprensioni, ma è necessario per "salvare non solo il presente, ma il futuro". Ha messo in guardia dal "governo anestesico" che evita i conflitti, proponendo invece un modello basato su "Testimonianza + Metodo + Coraggio + Cura delle persone".

Governare come testimoni e non solo come amministratori

Due le testimonianze del secondo giorno dell’Assemblea. La prima di P. Sergio Rodríguez Ramírez, superiore generale della Fraternità Missionaria Verbum Dei , che ha tracciato una netta distinzione tra la gestione burocratica e l'animazione di un corpo apostolico: "Siamo testimoni, non solo amministratori di beni". Il governo deve essere inteso come cura animarum, fondato sulla coerenza, sulla vulnerabilità del superiore e su una fedeltà creativa capace di cambiare le strutture per salvare l'essenza. Il fine ultimo è "dare vita, esaltando la vocazione dei nostri fratelli e sorelle".

L'esempio come linguaggio prioritario

Infine, p. Ignasi M. Fossas, abate presidente della Congregazione Benedettina Sublacense-Cassinese, ha proposto una lettura più articolata del carisma monastico, spesso ridotto alla formula ora et labora: vi ha aggiunto la lectio divina, la cura di sé (rege te ipsum) e la dimensione comunitaria. Sul piano della trasmissione, ha sottolineato l'importanza del linguaggio non verbale: "Il modo di parlare, la gentilezza nei rapporti, il modo di celebrare la liturgia, lo stile di governo sono elementi che trasmettono il carisma prima ancora delle parole". Fossas ha poi distinto tra globalizzazione e cattolicità: "Negli aeroporti sperimento la globalizzazione, dove tutto diventa simile e comune; nei monasteri sperimento la cattolicità, cioè l'universalità della fede e del carisma nel rispetto dell'originalità personale e comunitaria". Il governo del carisma, ha concluso, richiede di "vivere personalmente il carisma per poterne parlare agli altri", nella consapevolezza che "spesso bisogna predicarlo sapendo di viverlo solo parzialmente. Anche questo, forse, fa parte dell'umiltà".