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Leone XIII

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LEONE XIII (1878-1903)

Don Orione, ancora giovane chierico, recatosi a Roma latore della prima lettera pastorale di S. E. Mons. Daffra, Vescovo di Ventimiglia, non poté vederlo per difficoltà di protocollari. Più tardi riuscì ad avvicinare il grande pontefice, ormai vecchissimo, e riceverne la benedizione al termine di una udienza nella quale il Vescovo di Ventimiglia lo aveva preso al suo seguito.

Durante il regno di questo Papa l’Opera dell’umile sacerdote Tortonese fece i primi passi e compì il suo decennale con l’approvazione canonica vescovile. Leone XIII la benedisse espressamente e ne seguì i primordiali sviluppi con particolare riguardo agli Eremiti. Il vescovo di Orvieto in una lettera del 1900, riguardante la colonia agricola di S. Pietro, così riferiva al venerato Fondatore: «Mi è graditissima cosa ripeterLe a Suo conforto, alcune delle auguste espressioni di particolare benevolenza rivolte dal S. Padre all’Opera della Divina Provvidenza, parlando a S. Em. il Card. Vannutelli: Si, bisogna aiutarli questi Eremiti della Divina Provvidenza, bisogna aiutarli!»

A Don Orione, trentenne, fu concessa una memorabile udienza dal Papa Leone XIII, il 10 gennaio 1902. Fu la prima udienza ed il giovane Fondatore volle esporre al Papa i suoi sentimenti e i suoi progetti per la incipiente Piccola Opera della Divina Provvidenza per la quale stava stendendo le Costituzioni. Don Orione stesso racconta l'avvenimento scrivendo al suo Vescovo, Mons. Bandi. «Per essere tranquillo gli ho detto tutto quello che sentiva riguardo al fine e a certi dubbi che mi tenevano sospeso su certi punti delle Regole, ed Egli sentì tutto, mi disse quello che il Signore vuole che si faccia, che dirò a Vostra Eccellenza a voce; gli presentai la Regola che Egli benedisse. Sentita la volontà del Santo Padre e lietissimo e consolatissimo di non aver sbagliato nei criteri costitutivi della Regola, presentai la Regola; la benedisse, la toccò, mi mise più di una volta la mano sulla testa, battendola, confortandomi; mi disse tante cose; anche di mettere nelle Regole di lavorare per l'unione delle Chiese d'Oriente: "è questo, mi disse, un altissimo mio consiglio"». (Scritti 72, 187; cfr. 70,172; 41,12; DO III, 327).

Leone XIII non suggerì di sua iniziativa a Don Orione di sviluppare l'aspetto ecumenico del suo carisma, ma confermò la validità di questa finalità, già espressa negli abbozzi di Costituzioni fin dal novembre del 1900! Ricordando questo “altissimo consiglio”, Don Orione, nella sua richiesta di approvazione vescovile dell’11 febbraio 1903, precisava che «Per volontà espressa del S. Padre, poi, è proprio di questo Istituto di coadiuvare, nella sua piccolezza, l'opera della Divina Provvidenza col faticare e sacrificarsi a togliere la confusione dei tabernacoli, e a far ritornare alla piena dipendenza e unità col beato Pietro le chiese separate...» (Lettere I, 50).

Leone XIII: il Papa della gioventù di Don Orione