Sito ufficiale della Piccola Opera della Divina Provvidenza.

News

30 Ottobre 2026

Rapporto SIPRI 2026: cresce la spesa militare, calano sviluppo e aiuti

image

Il Rapporto 2026 dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) traccia il quadro di un'epoca caratterizzata da un profondo sconvolgimento sistemico della sicurezza globale, coincidente con il 60° anniversario della fondazione dell'istituto. Il panorama strategico attuale è dominato dal riemergere di guerre interstatali su larga scala tra Paesi tecnologicamente avanzati, dall'erosione delle alleanze tradizionali e, soprattutto, da un accentuato divario tra la forte crescita degli investimenti militari e la contrazione delle risorse destinate allo sviluppo sostenibile e all'assistenza umanitaria.

  1. Trend nei conflitti armati e crisi umanitarie senza precedenti

Nel corso del 2025, la geografia dei conflitti armati ha interessato 49 Paesi. Pur registrando una prevalenza di guerre interne, il numero di conflitti armati interstatali è raddoppiato (passando da tre a sei e coinvolgendo almeno 13 Stati).

  • Vittime totali: I decessi complessivi stimati legati ai conflitti sono stati circa 238.000. L'Ucraina registra il bilancio più pesante (78.350 vittime), seguita dal Sudan (18.447), dal conflitto Israele–Palestina (16.933), dal Myanmar (15.468) e dalla Nigeria (12.096).
  • Esplosione dei bisogni umanitari: A metà 2025 gli sfollati forzati a livello mondiale hanno toccato quota 117,3 milioni. In Africa subsahariana, un massimo storico di 167 milioni di persone ha affrontato un'insicurezza alimentare acuta. In Medio Oriente, la guerra a Gaza ha causato la formazione di oltre 71.000 vittime segnalate, lo sfollamento del 90% della popolazione e la conferma della carestia a Gaza City nell'agosto 2025.
  1. Spesa militare record vs. Risorse per lo sviluppo sostenibile

Per l'undicesimo anno consecutivo, la spesa militare mondiale è aumentata, raggiungendo nel 2025 la cifra record di 2.900 miliardi di dollari (pari al 2,5% del PIL mondiale). Molti Stati stanno riorientando le proprie risorse verso il potenziamento militare e la protezione degli interessi strategici nazionali, marginalizzando il paradigma della sicurezza umana e riducendo l'efficacia dei quadri d'aiuto e di coordinamento globale.

  • I vertici della spesa: Gli Stati Uniti guidano con 954 miliardi di dollari (33% del totale mondiale), seguiti dalla Cina con 336 miliardi (12%) e dalla Russia con 190 miliardi (6,6%). L'Ucraina sostiene l'onere militare più elevato al mondo (destinando il 40% del proprio PIL alla difesa), mentre l'Italia si posiziona al dodicesimo posto globale con 48,1 miliardi di dollari.
  • L'appello per un riequilibrio: A fronte di questo massiccio riarmo statale, le risorse destinate alla cooperazione e alla sicurezza umana subiscono forti pressioni. Nel settembre 2025, il Segretario Generale dell'ONU, António Guterres, ha pubblicato il rapporto The Security We Need, invocando un urgente riequilibrio della spesa militare a favore dello sviluppo sostenibile.
  • Industria delle armi: I ricavi delle prime 100 aziende produttrici di armi e servizi militari hanno toccato i 679 miliardi di dollari nel 2024 (+5,9%), con il predominio di colossi statunitensi quali Lockheed Martin (64,65 miliardi di dollari), RTX (43,6 miliardi) e Northrop Grumman (37,85 miliardi).
  1. Trasferimenti di armi: boom di importazioni in Europa

Nel quinquennio 2021–25, il volume dei trasferimenti internazionali di armi è aumentato del 9,2% rispetto al periodo 2016–20, toccando i vertici dalla fine della Guerra Fredda.

  • Esportatori leader: Gli Stati Uniti detengono il 42% delle esportazioni globali (+27% di crescita), seguiti dalla Francia (9,8%) e dalla Russia (6,8%, il cui export è crollato del 64%). L'Italia figura al sesto posto globale con il 5,1% dell'export.
  • L'Europa prima regione importatrice: Gli Stati europei hanno più che triplicato (+210%) le proprie importazioni di armi. L'Ucraina è diventata il primo destinatario globale (9,7% del totale mondiale), ricevendo flussi aumentati di circa 100 volte rispetto al quinquennio precedente.
  1. Arsenali nucleari e tecnologie dirompenti

All'inizio del 2026, le nove potenze nucleari mondiali gestivano un inventario totale stimato in 12.187 testate nucleari, di cui 9.745 nelle scorte militari e 4.012 dispiegate presso forze operative.

  • Espansione e ammodernamento: USA e Russia controllano quasi l'86% dell'arsenale atomico globale, mentre la Cina persegue una rapida espansione portando le sue testate a 620.
  • Nostre frontiere tecnologiche e difese spaziali: I campi di battaglia vedono l'impiego routinario di droni d'attacco (UAV), sistemi d'arma autonomi, intelligenza artificiale e operazioni informatiche. Parallelamente, gli USA hanno delineato il progetto di difesa missilistica multistrato Golden Dome, i cui costi stimati variano tra 175 e oltre 500 miliardi di dollari.
  1. Contrazione del multilateralismo, tagli al peacekeeping e crisi dei trattati

La tendenza ad anteporre gli interessi strategici e l'hard power ha provocato un evidente arretramento dei quadri multilaterali di cooperazione, di pace e di tutela dei diritti.

  • Ridimensionamento del peacekeeping: Nel 2025 le operazioni multilaterali di pace attive sono scese a 58 (sotto quota 60 per la prima volta dal 2016). Nell'ultimo decennio, il personale internazionale impiegato si è quasi dimezzato (-49%) e il bilancio dell'ONU per il peacekeeping è diminuito da circa 7,9 miliardi a poco meno di 5,4 miliardi di dollari.
  • Disimpegno istituzionale: Gli Stati Uniti hanno intrapreso azioni per ridurre i finanziamenti e ritirarsi da diversi organismi dell'ONU, compreso il ritiro dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
  • Erosione del controllo degli armamenti: Sotto la spinta delle priorità difensive, si registrano recessi storici dalla Convenzione sulle munizioni a grappolo (effettuato dalla Lituania) e dalla Convenzione sulle mine antipersona (annunciati da Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania e Polonia).