Ha preso il via questa mattina il Convegno Internazionale delle Opere di Carità Educative e Assistenziali, che vede la partecipazione di circa 75 delegati provenienti da Italia, Polonia, Spagna, Costa d’Avorio, Benin, Togo, Burkina Faso, Madagascar, Regno Unito, Filippine, Giordania, India, Argentina, Cile, Venezuela e Brasile.
La giornata si è aperta con un momento di preghiera, seguito dalla sessione inaugurale del Convegno, coordinata da Don Fernando Fornerod, consigliere generale, che ha invitato i partecipanti a presentarsi e a collocare in sala l’effige mariana rappresentativa del proprio Paese.
I lavori della mattinata sono poi proseguiti con gli interventi del Direttore Generale, P. Tarcisio Vieira, e dello stesso Don Fernando Fornerod, che hanno offerto ai presenti spunti di riflessione e orientamento per il percorso congressuale.
La carità come identità: " Un cuore che vede e una mano che si mette all’opera "
Nel suo intervento P. Vieira ha inviato i presenti e quanti hanno seguito l’evento in diretta streaming su Youtube, a riflettere su una celebre affermazione di Don Orione, secondo cui la Piccola Opera potrebbe essere chiamata la «Congregazione della carità». Per i membri dell'Opera, la carità non rappresenta una semplice attività o una funzione tra le altre, ma costituisce il distintivo e la ragione d'essere fondamentale. Don Orione definisce la carità come una «vocazione indeclinabile»: è possibile modificare la forma delle strutture o trovare nuove frontiere, ma perdere la carità significherebbe rinunciare alla propria stessa identità.
A testimonianza di questo tratto distintivo, P. Tarcisio ha rievocato un incontro con la Superiora Generale delle Missionarie della Carità (le suore di Madre Teresa) in India. Alla domanda sul perché avessero scelto proprio la congregazione orionina per assumere un'opera di carità che stavano lasciando in Camerun, la Superiora rispose: «Perché voi siete una Congregazione della carità, come noi». «È un riconoscimento bello – ha affermato p. Tarcisio -, ma anche una responsabilità. Non basta richiamarci alla nostra storia o alle opere realizzate. Occorre che questa identità continui a esprimersi nella vita e nelle scelte di ogni giorno».
Per comprendere il significato di questa vocazione, il Direttore generale ha poi richiamato lo scritto Catechismo e Carità!, pubblicato da Don Orione in tre momenti diversi della sua vita per raccomandare di «vestire la carità di Gesù Cristo!». L'inizio della Piccola Opera non è scaturito da un grande progetto organizzativo, ma da un evento semplice avvenuto nel 1891: un giovane chierico che si accorge di un ragazzo in lacrime e gli offre un po' di catechismo. Richiamando l'enciclica Deus caritas est e la massima Ubi amor ibi oculus, è stato evidenziato come la carità orionina nasca dall'incontro e da «un cuore che vede» la sofferenza altrui. Prima delle strutture e dell'organizzazione complesse viene sempre la persona umana.
Un'altra immagine fondamentale lasciata dal fondatore è quella della Congregazione vista come la «corda di un pozzo», dotata di un secchio che attinge l'acqua abbondante dal cuore della buona gente per portarla dove mancano pane, casa e consolazione. Da questa parabola derivano due insegnamenti principali:
- La sorgente è Cristo: La carità nasce dall'amore di Dio che suscita la generosità nelle persone; la Congregazione non possiede quest'acqua, ma è chiamata solo a farla arrivare dove c'è bisogno.
- Raggiungere chi ha sete: Non basta possedere risorse e strutture, ma occorre fare in modo che il servizio raggiunga concretamente chi rischia di rimanere ai margini della società.
La carità orionina, ha concluso P. Vieira, si sintetizza nell'unione indissolubile tra «un cuore che vede e una mano che si mette all'opera», spinta dalla forza interiore del Caritas Christi urget nos. La sfida attuale è evitare che le opere diventino fredde istituzioni burocratiche, garantendo che rimangano segni vivi della tenerezza della Provvidenza. Il carisma deve essere custodito e fatto crescere insieme in modo sinodale, non come semplice eredità del passato, ma come una missione viva da rinnovare ogni giorno con creatività e fedeltà al Vangelo.
Generare
Don Fernando Fornerod ha iniziato il suo intervento con una domanda per il presente e il futuro della Piccola Opera: il carisma orionino conserva ancora la sua capacità di generare? Questa provocazione non nasce dal dubbio sulla forza del carisma, che è un dono indiscusso dello Spirito Santo, ma interpella direttamente la capacità della comunità di lasciarsi sorprendere da esso e di scoprire forme nuove di presenza, servizio ed evangelizzazione.
Il carisma vive costantemente una tensione fisiologica tra il custodire la propria identità e l'incarnarsi in situazioni storiche in continua evoluzione. Quando prevale l'ossessione per la conservazione, la fedeltà rischia di degradarsi in pura ripetizione, difendendo forme e strutture che non sono il punto di partenza del carisma. Don Orione non ha lasciato in eredità semplicemente un insieme di strutture od opere, ma uno sguardo evangelico, un cuore plasmato dalla carità di Cristo e la libertà apostolica di scorgere dove la presenza del Vangelo fosse urgente e necessaria. Le opere sono nate come frutto e conseguenza di questo sguardo, non come suo presupposto. Di conseguenza, la vera fedeltà al fondatore si esprime come "fedeltà creativa", capace di custodire la sorgente originale mentre si individuano vie inedite per far giungere la carità alle nuove povertà.
Il percorso di rinnovamento della missione, ha invitato a riflettere don Fornerod, si articola attraverso la dinamica di cinque verbi chiave che costituiscono un unico processo carismatico:
- Riconoscere: La prima azione fondamentale non consiste nel progettare subito nuove strutture, ma nell'ascoltare. Occorre porsi in ascolto del mondo, dei bisogni dei poveri e delle domande delle comunità con grande umiltà, riconoscendo quanto lo Spirito Santo sta già operando.
- Incontrarsi: La ricchezza della famiglia orionina risiede nella variegata diversità delle sue opere e delle culture in cui opera. Ciò che garantisce l'unità non è la conformità dell'agire, bensì lo spirito profondo con cui si opera: è la carità papale e popolare, vissuta secondo il carisma di Don Orione. Per questo possiamo stare insieme pur facendo cose diverse.
- Imparare: La formazione delle competenze professionali non rappresenta un freddo tecnicismo sovrapposto alla missione, ma uno strumento indispensabile per renderla più consapevole ed evangelicamente efficace. Tali competenze devono essere condivise con l'intera comunità per alimentare una leadership sinodale.
- Tessere: Più che edificare una struttura rigida, l'obiettivo è tessere una rete di relazioni autentiche improntata allo spirito di famiglia. Questo approccio propone un modello organizzativo a "redarchia", dove l'autorità facilita la collaborazione, la corresponsabilità e la circolazione delle risorse.
- Generare: Il carisma che Luigi Orione ci ha trasmesso non è una nostra proprietà. È un dono ricevuto, e noi siamo chiamati a disporci a riconoscerlo, accoglierlo, discernere ciò che genera e collaborare con la sua azione. Per questo la domanda non è soltanto: “Che cosa dobbiamo fare?” Ma piuttosto: “A che cosa lo Spirito ci sta chiamando oggi?” L’Apostolato della Carità, che Don Orione ha indicato come stile della nostra vita apostolica, non coincide con una determinata attività. È un modo di vivere la relazione con Cristo, la fraternità e la missione. Quando il carisma viene vissuto come sorgente, può generare forme nuove.
Il valore del CIOC, ha concluso do Fornerod, non risiede unicamente nell'evento in sé, ma nella sua capacità di innescare un processo continuo in cui l'incontro diventa relazione, la relazione si trasforma in collaborazione, la collaborazione sfocia in decisione e la decisione si converte in missione. In definitiva, il carisma donato da San Luigi Orione non è un bene museale o una storia passata da preservare con nostalgia, ma una vita dinamica da donare per generare una storia nuova.
Il Convegno proseguirà nel pomeriggio con i lavori delle Delegazioni riunite per gruppi linguistici.
La giornata si concluderà alle 19.00 con la celebrazione della Messa.

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