Chi fa bene, trova bene; chi semina benedizioni, trova benedizioni.
Lunedì, 24 Luglio 2017
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Maria, MADRE DIO è il nostro titolo mariano (Don Orione) - 1 Gennaio
“Ogni Ordine, ogni Congregazione religiosa ha una sua giaculatoria mariana. Anche la nostra piccola Congregazione deve avere la sua giaculatoria mariana tutta particolare, tutta nostra. Ed è questa: Maria, Mater Dei, ora pro nobis! È questa la nostra giaculatoria che sintetizza un gruppo di dogmi e di verità religiose. La nostra devozione alla Madonna deve esprimersi anche nella nostra giaculatoria mariana, che deve essere una giaculatoria dogmatica”.Nel luglio 1924, a Villa Soranzo di Campocroce di Mirano (Venezia), Don Orione tiene una importante riunione con i Confratelli e annuncia: "Dopo tanti anni che ho pregato a questo fine sono venuto alla conclusione di mettere in venerazione nelle nostre case la Madonna sotto il titolo di Mater Dei.Questo titolo è anche un’affermazione dogmatica contro quelli che subdolamente hanno negato e negano la divinità di Gesù Cristo. Dobbiamo essere dogmatici, papali, anche nella devozione a Maria. Nella devozione alla Madonna Mater Dei, facciamo la professione di fede nella divinità di Cristo.Quell’effige della Madonna venerata a Tortona, tanto cara a noi tutti perché ha visto sorgere la Congregazione, non può essere proposta come Madonna della Congregazione perché non ha in braccio Gesù e noi dobbiamo abituarci a vedere in seno a Maria Gesù. Essa è potente in quanto è Madre di Dio.Come gli Agostiniani hanno la Madonna del Buon Consiglio… I Francescani, che furono i difensori della Immacolata, hanno l’Immacolata… la Madonna nostra della Divina Provvidenza, è la Mater Dei, la onnipotente per grazia".
Nascita del Servo di Dio Don Gaspare Goggi (1887). - 6 Gennaio
Nascita del Servo di Dio Don Gaspare Goggi (1887).
La morte di Don Giuseppe Zambarbieri (1988). - 15 Gennaio
Morte di Don Giuseppe Zambarbieri (1988). Don Giuseppe ZAMBARBIERI, da Pecorara (Piacenza), morto a Roma nel 1988, a 73 anni di età, 44 di Professione e 46 di Sacerdozio.
Giovane liceale entrò nel Collegio “San Giorgio” di Novi Ligure; qui incontrò e restò affascinato di Don Orione che poi seguì e imitò con filiale devozione e intelligenza. Gli fu per qualche tempo accanto, da laico, come segretario e testimone di confidenze e di santi esempi. Divenne prima sacerdote, nel 1941, e poi religioso, nel 1943.
Don Zambarbieri disimpegnò egregiamente i vari compiti affidatigli in Congregazione; fu direttore a Novi Ligure e poi al Piccolo Cottolengo di Milano. Nel 1958 divenne vicario generale della congregazione e, successivamente, superiore generale dal 1963 al 1975. Partecipò come invitato al Concilio Vaticano II e di esso divenne divulgatore entusiasta.
Squisito nel tratto, intelligente e tempestivo nei rapporti, di solida dottrina e fedeltà ecclesiale, ebbe profondi e fattivi rapporti con molti ecclesiastici di tutta Italia e altrove. Nel 1980, un infarto ne limitò prematuramente l’attività. Chiuse la sua feconda giornata terrena il 15.1.1988.
Don Zambarberi godette della grande stima del Fondatore che ne riconobbe il valore quando ancora era giovane studente. “Ho parecchi bravi figlioli – scrisse Don Orione , uno poi, Zambarbieri, è una perla sotto ogni riguardo”. Volle configurarsi pienamente – intus et in cute – a Don Orione. Interpretò tutta la sua vita ispirandosi a questo eccelso prototipo in ogni ambito della vita. Seppe lasciare nella gente un profumo di santità e di umanità amabilissimo e molto stimolante.
Dal 15 gennaio 2000, la sua salma riposa nella cripta del Santuario della Madonna della Guardia a Tortona, vicino agli altri Padri della Congregazione.
S. Luigi Orione è dichiarato Servo di Dio (1947). - 17 Gennaio
S. Luigi Orione è dichiarato Servo di Dio (1947).
1935 A Lanùs, il primo Noviziato in Argentina - 18 Gennaio
Il 18 gennaio 1935, a Lanùs (oggi Villa Dominico), in una villa donata nella periferia di Buenos Aires, Don Orione dà inizio al primo noviziato in Argentina. La Messa di inaugurazione è celebrata da Mons. Cortesi, Nunzio Apostolico.
- Dies natalis del Venerabile Frate Ave Maria - 21 Gennaio
Dies natalis di Frate Ave Maria. Il 21 gennaio del 1964, all’ospedale di Voghera (Pavia), morì il Venerabile, Frate AVE MARIA (Pisano Cesare), eremita cieco della Divina Provvidenza, da Pogli di Ortovero (Savona), a 63 anni di età, 42 di Professione e 52 di cecità.

Cesare Pisano rimase cieco a 12 anni. Un amico di giochi gli sparò sul volto con un fucile che gli spense i suoi occhi per sempre. Caduto nella desolazione e nella tristezza, perdette anche la fiducia Dio. Furono una Suora prima, e poi Don Orione, a riaprirlo alla speranza. A 20 anni entrò al “Paterno” di Tortona; a 23, divenne frate eremita con “il compito di pregare”, come gli disse il Fondatore.

Frate Ave Maria trascorse la sua vita in nascondimento, penitenza e preghiera nell’eremo di Sant’Alberto di Butrio (Pavia). Don Orione parlava di lui come di "un'anima bella: non mi meraviglierei che facesse miracoli". “Il cieco felice”, come diceva di sé Frate Ave Maria, si fece apostolo per i fratelli di cecità fisica e spirituale con gli scritti, oltre che con la preghiera.
Volle celebrare le “nozze d’oro” della sua cecità, nel 1962, invitando tutti a “un solenne inno di ringraziamento a Gesù benedetto, che sì mirabilmente sa volgere ogni cosa in bene per quelli che lo amano. Tu hai convertito in luce le mie tenebre ed in gioia la mia tristezza; e la mia luce e la mia gioia Tu solo sei, o Gesù”.
L’intimità con Dio, la sua umile e sorridente bontà, la saggezza delle parole, l’aspetto ieratico di chi è rapito in pensieri di paradiso, attirarono su di lui la venerazione di tante persone bisognose di conforto e di luce. Era cieco, ma bastava vederlo – ricordano di lui - perché le nostre povere realtà quotidiane e le nostre scelte ne restassero illuminate. Riconciliava con la vita semplice, essenziale. Si percepiva che aveva un contatto stabile, caldo, trasparente con Dio”.
Il suo corpo è sepolto nella cripta dell’eremo di Sant’alberto di Butrio. Con Decreto pontificio sulla “eroicità delle virtù” del 18 dicembre 1997, la Chiesa gli ha attribuito il titolo di “Venerabile”.
Sant'Agnese raccontata da Don Orione - 21 Gennaio
Oggi è Sant’Agnese. Aveva 13 anni, era ricchissima, era di famiglia patrizia romana ed era cristiana.Questa soave, angelica fanciulla era cristiana. A 13 anni si era consacrata a Gesù, come quelle anime che non vogliono essere del mondo, ma cristiane, cioè tutte di Gesù Cristo, come San Luigi Gonzaga che, a 13 anni, a Firenze, si consacrò alla Madonna Santissima nella Chiesa dell’Annunciata.Sant’Agnese si era consacrata a Gesù in quei tempi che i cristiani erano gettati alle fiere, ed esposti ai più crudeli martiri.Il martirologio che sentite leggere ogni giorno a tavola, è l’elogio di quegli incliti martiri che diedero la vita per Gesù Cristo.A 13 anni Sant’Agnese venne denunciata come cristiana: era l’anno, pare, 303 dopo Cristo. L’imperatore Diocleziano aveva ordinato la più sanguinosa persecuzione contro i cristiani. Si tentò di far rinnegare la fede di Gesù ad Agnese. La nobile fanciulla, ricordandosi del suo grande atto di consacrazione a Gesù Cristo, non volle rinnegare la sua fede, e, dopo essere stata barbaramente tormentata con crudeli martiri, le venne tagliata la testa. Fu sepolta in un podere, sulla Nomentana, perché la legge permetteva che i corpi dei martiri potessero essere presi e sepolti dalla famiglia. Un’altra fanciulla andò in quei giorni a pregare sulla sua tomba; era sua sorella, non sua sorella vera, ma sorella di latte, la figlia della sua balia, donna a cui Agnese fu affidata dalla famiglia perché le desse il latte; e quella sorella si chiamava Emerenziana. I perfidi pagani, a vederla pregare sulla tomba di Agnese, la presero a sassate; come il primo Martire Santo Stefano, che fu lapidato, così cadde sotto quella pioggia di sassi.Agnese ed Emerenziana avevano succhiato lo stesso latte; morirono della stessa morte, ed ora riposano tutte e due vicine, a Roma, nella grande Basilica di Santa Agnese dedicata sulla via Nomentana…Vedete quanto dobbiamo imparare da questa fanciulla, che aveva 13 anni, età di tanti voi, e che piuttosto di rinnegare la fede, la dottrina di Gesù Cristo, morì martire. Quante cose dobbiamo imparare!Don Orione scrisse La passione di Sant’Agnese raccontando le vicende legate al suo martirio e alla sua devozione.
S. Francesco di Sales, vescovo e dottore d. Chiesa (memoria) - 24 Gennaio
Dedito tutto al lavoro per la restaurazione del cattolicesimo nella sua patria, eletto vescovo a Ginevra, era vero pastore per il clero e i fedeli istruendoli nella fede con gli scritti e opere offrendo a tutti un buon esempio. Don Orione citava spesso le sue parole nel campo della educazione. Diceva: «In una parola: non infliggere castighi, se proprio non ci si è costretti, e sia il rigore temperato dall'amorevolezza: farsi più amare che temere; farsi amare in Gesù Cristo e "ottenere tutto per amore e niente per forza", come diceva S. Francesco di Sales» (Cfr. Lett. I 378).
Michel Grillo (beata), Don Orione fu suo consigliere - 25 Gennaio

Madre Teresa Michel Grillo (Alessandria 1855-1944), 1vedova e senza figli, desolata, da un po' di tempo pregava di essere tolta da questa vita. Invece, il Signore la ispirò a diventare “madre di molta povera gente”. Nei primi decenni del secolo XX, rispose ai problemi sociali dell'Italia e del Brasile – ove fece sei viaggi missionari - e fondò le Piccole Suore della Divina Provvidenza 2 che definisce: “ anime che si sono offerte intieramente al Signore, che non vogliono, non cercano più che il suo amore, e di consumarsi abbandonate alla sua Divina Provvidenza”. Racchiuse il suo programma in due parole: “Preghiera e poveri”.

Anche in questa donna di buona cultura e di alta società, fattasi povera e stolta per amore di Cristo e dei poveri, si assiste alla prodigiosa fusione di intelligenza, intraprendenza, apertura e lungimiranza nell'agire con un disarmante sentire umile e ingenuo di se e dei progetti motivato dalla filiale fiducia nella Divina Provvidenza. “Quando Gesù vede il vuoto pensa lui a riempirlo”, così giustificava la presenza di lacune nelle imprese ed opere di bene. Di fronte ad atteggiamenti, anche accorti e industriosi ma troppo umani, si ritraeva convinta: “L'azienda della Divina Provvidenza non ha bisogno di libri mastri”; “La Divina Provvidenza non ha bisogno di questi mezzi di propaganda”; “E' Dio che fa tutto!” .

La beata Teresa Michel ebbe in Don Orione il suo consigliere e guida spirituale; pensò di farlo “direttore” del suo Istituto, ma Don Orione non accettò. Con lei condivise la fiducia nella Divina Provvidenza ed una grande intraprendenza apostolica, ma il suo cammino e quello delle sue future suore era un altro.


1 A. Gemma, La Madre. Profilo biografico della beata Teresa Grillo Michel , Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1998; R. Lanzavecchia, Teresa Grillo Michel, La figura, le opere, Rusconi, Milano, 1991; C. Torriani, Madre Teresa Michel , Scuole Professionali Don Orione, Roma, 1960; C. Torriani, La Signora Madre... Madre Teresa Grillo Michel , Tip. Viscardi, Alessandria, 1988.

2 Da queste, negli anni '30, si formò la congregazione autonoma delle Francescane Figlie della Divina Provvidenza nell'arcidiocesi di S. Paulo.



Estratto dall'articolo di Flavio Peloso, Santi, sante e carismi della Divina Provvidenza in "Messaggi di Don Orione", 34(2002) n.108, p.29-44.
Don Orione era devoto della santità e dottrina di S. Tommaso - 28 Gennaio
Don Orione aveva verso San Tommaso d’Aquino devozione come santo e stima in quanto filosofo e teologo che assicurava la salda ortodossia della dottrina cattolica. Qualche spunto.

Stabilì che “ogni Casa procuri di avere una bella immagine grande di questo Santo e metterla in vista” (Riunioni, 35) e “la Somma di San Tommaso” (Scritti 86, 54).

In una Buona notte del 15 settembre 1933, disse: “Lo sapete che Lutero disse: ‘Tolle Thomam, et delebo Ecclesiam’. Ormai pare accertato che il Santo è stato avvelenato dal Re di Napoli, il quale gli aveva chiesto, mentre andava al Concilio di Lione: ‘Che dirai di me, o Tomaso?’ Ed egli rispose: ‘Dirò la verità” (Parola V, 221). Don Orione alludeva a conoscenze recenti e a quanto scrisse Dante:« Carlo venne in Italia e, per vicenda,vittima fé di Curradino; e poirespinse al ciel Tommaso, per ammenda. » (Dante Alighieri, Commedia, Purgatorio, canto XX, vv. 67-69)

Don Orione raccomandava: “Nelle questioni, vuoi filosofiche vuoi teologiche, ci atterremo fedelmente alla dottrina del grande Dottore S. Tommaso d’Aquino e ai suoi più fedeli commentatori” (lettera del 6 marzo 1940; Scritti 52, 158).
Di San Tommaso ammirava e additava anche le virtù personali.
Commentava con ammirazione che “San Tommaso d’Aquino rifiutò l’arcivescovado di Napoli, pensando al proprio nulla” (26.10.38; Parola IX, 412). “San Tommaso d’Aquino, parlando della povertà, dice che là, dove la povertà è coltivata, vi fiorisce lo spirito di Gesù Cristo” (discorso del 19.2.40; Parola XII, 123).

Tommaso d'Aquino (Roccasecca, 1225 – Fossanova, 7 marzo 1274) fu un frate domenicano, del tempo della scolastica, definito Doctor Angelicus dai suoi contemporanei. Fu allievo di Sant'Alberto Magno, che lo difese quando i compagni lo chiamavano "il bue muto" dicendo: «Ah! Voi lo chiamate il bue muto! Io vi dico, quando questo bue muggirà, i suoi muggiti si udranno da un'estremità all'altra della terra!».
Tommaso rappresenta uno dei principali pilastri teologici e filosofici della Chiesa cattolica: egli è anche il punto di raccordo fra la cristianità e la filosofia classica, che ha i suoi fondamenti e maestri in Socrate, Platone e Aristotele, e poi passati attraverso il periodo ellenistico, specialmente in autori come Plotino.
DFP
San Giovanni Bosco, padre e ispiratore di Don Orione - 31 Gennaio
San Giovanni Bosco (Castelnuovo d'Asti, 16 agosto 1815 – Torino, 31 gennaio 1888) fu il fondatore delle congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice; papa Pio XI lo ha canonizzato nel 1934.

Di famiglia povera, ma ricco di doti, fu mosso da speciale vocazione divina a dedicarsi totalmente alla gioventù. Dinamico e concreto, da ragazzo fondò fra i coetanei la «società dell’allegri», sulla base di «guerra al peccato».
Fatto sacerdote, sentì e affermò sempre di dovere la sua opera a Maria Ausiliatrice. Iniziò con i giovani in cerca di lavoro: diede loro una casa, un cuore amico, istruzione e protezione, assicurando per essi onesti contratti di lavoro; creò scuole professionali, laboratori. Offrì uguale assistenza agli studenti. Indirizzò i giovani a conquistare un posto nel mondo, aiutandoli a raggiungere competenza e abilità professionali; li orientò alla vita cristiana, curando molto la formazione religiosa, la frequenza ai sacramenti, la devozione a Maria. Zelò le vocazioni.

Formò i «Salesiani» e intraprese una vasta opera missionaria. Con santa Maria Domenica Mazzarello fondò le«Figlie di Maria Ausiliatrice; come collaboratori esterni, uomini e donne, creò i «Cooperatori», salesiani nel mondo.
Già vecchio, poteva dire di sé: «Ho promesso a Dio che fin l’ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani».
Tra i più bei frutti della sua pedagogia, san Domenico Savio, quindicenne, che aveva capito la sua lezione: «Noi, qui, alla scuola di Don Bosco, facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri».

Don Orione trascorse a Valdocco tre anni fondamentali della sua vita. “Ho passato tre anni all’Oratorio di Valdocco in Torino, e vi entrai che il Don Bosco viveva ancora. (…) In quei tre anni conobbi piuttosto da vicino parecchi dei primi Salesiani. Don Rua, che, dopo Don Bosco, fu il padre della mia anima e la mia guida sicura; conobbi pure Don Bonetti, Don Francesia, D. Cerrutti, D. Lemoyne, D. Durando, D. Sala, D. Lazzaro e sopra tutti ricorderò sempre Don Gioachino Berto, che era stato per 26 anni Segretario di Don Bosco”.
Luigi Orione, entrò all'Oratorio di Valdocco, quattordicenne, il 4 ottobre 1886 e lo lasciò il 16 agosto 1889. Ebbe modo di confessarsi da Don Bosco che in un colloquio gli sussurrò: "Noi saremo sempre amici".
Fu tale la coscienza del bene ricevuto e il senso di appartenenza da fargli scrivere al salesiano Pietro Zerbino: “Io poveraccio sono sempre vostro, e al Ven.le D. Bosco e al Signor Don Rua devo, dopo Iddio e la Madonna, se sono Sacerdote, e tutto il mio spirito fu formato dai Salesiani”.
Don Orione non esitò ad affermare anche che: “Il nostro spirito, il nostro sistema e il modo di sentire degli uomini e delle istituzioni venne a noi da quella formazione del Venerabile Don Bosco, da Don Rua di s. m. e dagli altri veterani della falange salesiana”.
La Piccola Opera della Divina Provvidenza “ritiene quali particolari ispiratori e intercessori i Santi Giuseppe Benedetto Cottolengo, Giovanni Bosco e Pio X” (art.2 delle Costituzioni).

DFP
Don Orione ricorda Don Bosco - 31 Gennaio
"Vi dirò che cosa penso di Don Bosco. Ecco. Ho sempre pensato che Don Bosco si sia fatto santo perché ha nutrito la sua vita di Dio, perché ha nutrito la nostra vita di Dio.Alla scuola di Don Bosco ho imparato che quel Santo non ci ha riempito la testa di sciocchezze, o di altro, ma ci nutriva di Dio, dello spirito di Dio. Era pieno dello spirito di Dio e nutriva se stesso di Dio e nutriva noi di Dio. Come la madre nutre se stessa, per poi nutrire il proprio figliuolo, così Don Bosco ha nutrito se stesso di Dio per nutrire di Dio anche noi. Per questo quelli che hanno avvicinato il Santo e che hanno avuto la grazia insigne di crescere vicino a Lui, di sentire la sua parola, di avvicinarlo, di vivere in qualche modo la vita del Santo, hanno riportato da quel contatto qualche cosa che non è terreno, che non è umano, qualche cosa che nutriva la sua vita di santo. Ed Egli poi tutto volgeva al cielo, tutto volgeva a Dio, e da tutto traeva motivo per elevare noi, i nostri animi, verso il cielo, per indirizzare i nostri passi verso il cielo.Ecco, questo è veramente Don Bosco! Don Bosco pio, Don Bosco che si nutre di Dio, e nutre anche la vita dei suoi alunni di Dio: Don Bosco ardito, non coniglio, Don Bosco buono ma svelto, sveglio secondo i bisogni ed i tempi, che mira sempre in alto, verso Dio, verso il cielo!Così egli ha nutrito noi: sempre a Dio, sempre al cielo, fin nei giochi, fin nei divertimenti. Così Don Bosco vinse le palme della terra e poi quelle del cielo…Così noi dobbiamo piantarci ben bene in Dio, nutrirci di Dio, servirci dello studio, delle lettere, della filosofia, della teologia per nutrirci di Dio, per elevarci a Dio. Acquisteremo allora non solo le anime del prossimo ma ci santificheremo e ci guadagneremo le palme del cielo".Discorso di Don Orione il 27 gennaio 1939.DFP
La Giornata della Vita Consacrata - 2 Febbraio


DON ORIONE ILLUSTRA I VANTAGGI DELLA VITA RELIGIOSA
San Bernardo, entrando in monastero portò con sé i suoi sei fratelli ed un buon numero di amici, lasciando a casa il padre e il fratello minore. Costui, vistolo partire, gli domandò dove andasse: "Vado a guadagnarmi il paradiso! - rispose Bernardo. Ma sta allegro ché a te lasciamo la terra, gli averi, i beni che possediamo". Pronto il giovinetto replicò: "No davvero, io non faccio questo cambio; vengo anch'io a guadagnarmi il cielo, e lascio la terra a chi la vuole...". Poi anche il vecchio padre seguì i suoi figli e si fece frate.

San Bernardo, che ha scritto molto sulla vita religiosa, dice fra l'altro, che il buon religioso, "Vivit purius, cadit rarius, surgit velocius, incedit cautius, irroratur frequentius, quiescit securius, moritur confidentius, purgatur citius, remuneratur copiosius" (Vive più castamente, cade in peccato più raramente, risorge da esso più velocemente, avanza più cautamente, è irrorato - dalla grazia - con più frequenza, riposa più sicuro, muore con più confidenza, viene purificato più in fretta, viene premiato più abbondantemente).

Vivit purius: cioè, a qualunque costo si vive puri, sempre "mundo corde", sempre illibati. Cadit rarius: perché, dice la Scrittura: "guai ai soli". E cosi, vivendo in comunità, siete portati, trascinati dall'esempio, e se ancora cadete, cadrete sempre più raramente. Surgit velocius: l'aria stessa che respirate, l'ambiente in cui vivete vi aiuta a risorgere presto, se cadete. Incedit cautius: cammina cauto il buon religioso, non si fida di sé. Irroratur frequentius: è una pioggia benefica di aiuti, di grazie, di benedizioni, quella che riceve il religioso. Quiescit securius: il mondo non può dar la pace, ma dolori e inquietudini. Il religioso che ama Dio gode di una pace che supera tutte le gioie del mondo. Sant'Alfonso diceva: "Dio non può mancare alle sue promesse, e a chi ha lasciato tutto per suo amore dà il centuplo per uno e la vita eterna" (cf Mt. 19,29). Moritur confidentius: Come temere? Il religioso non dubita di Dio e muore sperando e credendo nella parola del suo Signore. Purgatur citius: coi santi voti, vi sono state rimesse colpa e pena dei peccati commessi e, se anche non finiste di soddisfare i debiti in questa vita, le preghiere e i sacrifici dei Confratelli aiuterebbero il defunto a liberarsi presto dalle pene del purgatorio. Per la morte di ogni membro della Congregazione si manda una circolare in tutte le case per i suffragi. La nostra Congregazione è una delle Congregazioni in cui si prega di più per i confratelli defunti.Remuneratur copiosius: Gesù ha promesso che non lascerà senza premio un semplice bicchier d'acqua, dato in suo nome e per amor suo. Come lascerà senza premio tanti sacrifici, tante opere buone che fa ogni giorno un buon religioso? Ha promesso il centuplo in questo mondo e la vita eterna nell'altro a chi lascerà, per amor suo, padre, madre, averi.

Don Luigi Orione è dichiarato Venerabile (1978) - 6 Febbraio
Con il Decreto sulla eroicità delle virtù di Don Orione si concluse la la causa di beatificazione e canonizzazione iniziata nel 1947, dopo la guerra, a sette anni dalla sua morte.
Il processo informativo fu celebrato a Tortona dal 17 gennaio 1947 al 7 febbraio 1951, integrato da tre Processi rogatoriali: a Genova, dal 1947 al 1950; a Roma, dal 1948 al 1949; a Milano, dal 1947 al 1949.

Poi la Causa passò alla Congregazione dei Riti che la accolse con Decreto del 13 marzo 1963.
Il Processo Apostolico si tenne a Tortona, da 4 marzo 1964 al 3 marzo 1967, con una integrazione a Messina, dal 9 febbraio 1965 all’8 febbraio 1967.
Il 6 febbraio 1978 giunse il Decreto sulla eroicità delle virtù. Fu così che, dopo il Decreto sul miracolo del 13 aprile 1980, Giovanni Paolo II procedette alla beatificazione di Don Orione, avvenuta in Piazza San Pietro il 26 ottobre 1980.
Beato Pio IX: Don Orione ne fu devoto e vice-postulatore - 7 Febbraio
La Chiesa celebra oggi la memoria del Papa Pio IX. Giovanni Maria Mastai Ferretti, nato a Senigallia (Ancona) il 13 maggio 1792 e morto a Roma il 7 febbraio 1878 (diventato Papa nel 1846), era un Papa, per il quale Don Orione aveva una particolare devozione.Don Orione promosse con tenacia e fervore la sua causa di beatificazione e ne fu per qualche tempo il vice-postulatore. Di Lui scrisse: ”Pio IX fu la più grande figura del nostro secolo, l’amico e benefattore dei popoli, l’invitto atleta della verità e della giustizia”.Aveva anche in animo di scrivere, su Pio IX, un libro, cui voleva dare il titolo “Il Martire d'Italia”.Ai suoi religiosi, raccontava Don Giovanni Venturelli, che negli anni antecedenti alla Conciliazione, i figli della Divina Provvidenza che andavano a Roma dovevano sempre andare a fare una visita alla tomba di Pio IX: era una attestazione di papalità e di amore al Pontefice, che venne tanto perseguitato dai liberali, ed uno dei modi per manifestare l'attaccamento alla Sede Apostolica proprio della Congregazione.Don Orione esprimeva più volte la sua gratitudine al Papa Pio IX per la proclamazione del "dogma dell’Immacolata Concezione e dell’Eucaristia", per la sua devozione a "San Giuseppe, poiché fu lui che lo proclamò Patrono Universale della Chiesa" e "lo diede anche Protettore dei moribondi, poiché il Vangelo non lo dice ma si deve piamente ritenere che nelle ultime ore San Giuseppe fosse assistito da Gesù e da Maria".Don Orione ha anche espresso che dal Papa Pio IX ha imparato il suo amore per la Polonia, con la quale questo santo Papa si univa nelle sofferenze.In occasione degli esercizi, predicati alle suore, più volte evocava il Papa Pio IX, come modello di castità "angelica".(Don Silvestro Sowizdrzal) Leggi: PIO IX: Don Orione ne fu devotissimo e vice-postulatore
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