Gesù è venuto nella carità, non con la eloquenza, non con la forza, non con la potenza, non col genio, ma col cuore, con la carità.
Giovedì, 9 Febbraio 2023
10 Novembre 2013
VENEZUELA: A Caraballeda con il Vangelo e la carità
Il Superiore generale informa sulla visita canonica in corso in Venezuela.

Il Superiore generale e Don Eldo Musso sono in visita canonica in Venezuela. Caraballeda è la prima tappa-

Don Flavio Peloso ha inviato una informazione della prima giornata.

 

 

 



Sono giunto a Caracas, la sera dell'8 novembre. Padre Eldo Musso era giunto la sera prima. Avevo lasciato il freddo umido di Montebello, in Italia, e qui ho incontrato  caldo e pioggia, tipici del mondo dei Caraibi. I ventilatori poco possono fare per contrastare la pesantezza dell’aria umida.

A mezz’ora dall’aeroporto c’è Caraballeda, dove si trova una delle tre nostre comunità del Venezuela. Sulla riva del mare c’è una serie impressionante di grandi condomini per la gente ricca. E dietro, addossati alla montagna, ci sono poverissimi “ranchitos”, con casette e rifugi costruiti come funghi, senza alcun ordine. Nel 1999, qui a Caraballeda, dopo abbondanti piogge, si formò in alto un lago che si ruppe improvvisamente trascinando in mare un numero indefinito di case e persone: furono calcolati 20/30.000 morti. Noi avevamo un Hogar di bambini disabili. Finì in mare. I bambini furono tutti salvati miracolosamente. Si vedono ancora i segni del disastro. Ma i poveracci sono ritornati a costruire nello stesso luogo.

Sabato, 9 novembre. La giornata è subito cominciata con la visita a due opere che sorgono nell’ambito della Parrocchia: la casa famiglia per adolescenti-madri e la “Escuela Mamà Carolina”.

Sono 6 le adolescenti ospitate nella Casa “Maria, madre nuestra”: cinque di loro con il bambino e una incinta. Sono 6 le donne impegnate in questo progetto coordinate dalla responsabile Marianna. Sono tutte persone molto coinvolte nella vita cristiana e nella parrocchia. Una di esse, Girsi, ha adottato una bambina: “sua mamma era qui, incinta, e si è gettata dalla finestra e fu salvata per miracolo. Le abbiamo messo nome Oriana in onore a Orione”.

“La casa è ben voluta dalla gente del barrio – ci dice il confratello P. Fernando Santamaria -. Le persone vengono a passare qualche tempo, aiutano con alimenti, vestiti, qualche denaro, si vive di Provvidenza. Il bilancio della Provvidenza è sempre a pareggio con il contributo della comunità orionina”.

Oltre all’accoglienza, c’è l’opera di educazione delle ragazze. Tutte vengono da ambienti e storie molto tristi. Qui vanno a scuola, insegniamo a cucinare, a curare il bambino e la casa, facciamo catechesi, battezziamo i bambini. C’è serenità”.

L’Escuela “Mamà Carolina” è un asilo e scuola materna per 100 bambini dai 2 ai 6 anni. In questi ultimi anni è andando prendendo sviluppo: gli ambienti sono belli, puliti, luminosi. Quando si varca la porta giungendo dalla strada del barrio - sporca, confusa e maleodorante - sembra di entrare in un altro mondo. “I bambini sono qua dalle 7 del mattino alle 15.30 del pomeriggio”, informa Issa Carolina, la responsabile di “Mamà Carolina”  “I genitori partecipano alla vita della Escuela, si interessano, contribuiscono un poco. Abbiamo molti problemi economici perché non viene niente dallo Stato, ma la Provvidenza aiuta per mezzo di persone buone che comprano qualcosa per sé e per questi bambini”.

Al pomeriggio, abbiamo celebrato la Messa nella chiesa della nostra Parrocchia “Nuestra Señora de la Candelaria”.
È una piccola chiesa, costruita sul crinale ripido del monte, in un ambiente povero e molto popolato. Ci sono un po’ di sedie anche fuori, all’ingresso, a ridosso della strada. “Padre, ci bastano anche le colonne del perimetro e il tetto sopra. Il resto della chiesa verrà poco a poco”, mi dice un signore al termine della Messa mostrando uno spazio abbastanza ampio, destinato alla costruzione della nuova chiesa. Effettivamente c’è già il progetto e si attendono le approvazioni per incominciare, nonostante la situazione economica del Venezuela sia molto precaria.

Dopo la Messa c’è stato l’incontro con il Consiglio pastorale, una ventina di persone rappresentanti i vari settori di attività.  Hanno esposto le loro attività, le loro difficoltà, ma dalle loro parole traspare sempre molta fiducia nel Signore.
Mi chiedono un messaggio per la Parrocchia. Dico loro che caratteristica dello spirito orionino è l’atteggiamento missionario, intraprendente, fiducioso, rivolto ai lontani da Dio, ai poveri. Don Orione, quando divenne sacerdote, chiese al Signore “Preserva­mi  dal diabolico inganno che io prete debba occuparmi solo di chi viene in chiesa e ai sacramenti, delle anime fedeli e delle pie donne. Io non vivrei quello spirito di apostolica carità che risplende in tutto il vangelo”. Gli Orionini sono così, preti di stola e di lavoro. Vi auguro di essere una parrocchia missionaria “all’orionina”, portando cioè Gesù mediante il Vangelo e la Carità, perché “le opere di carità aprono gli occhi alla fede”.

Al pomeriggio della domenica 10 novembre, mi aspettava la Messa principale delle 18, che normalmente si celebra nello spazio destinato alla nuova chiesa. Fino a venti minuti prima, nessun movimento, ma solo qualche uomo della parrocchia. “Vede, Padre, noi dobbiamo aspettare fino all’ora della Messa chiedendoci: le mettiamo o non le mettiamo le sedie nel piazzale, perché qui piove spesso e improvvisamente. Se piove non possiamo stare fuori, però non ci stiamo nemmeno dentro alla piccola Chiesa”.

Tra le nuvole, già sbucava la luna. Meglio non rischiare. Celebro la Messa nella vecchia chiesetta, con tanta gente, ben animata, gioiosa nei canti.

Don Flavio Peloso

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