Gesù è venuto nella carità, non con la eloquenza, non con la forza, non con la potenza, non col genio, ma col cuore, con la carità.
Giovedì, 9 Febbraio 2023
29 Novembre 2013
UNIONE SUPERIORI GENERALI: La vita consacrata come la pensa Papa Francesco.
Un'intera mattinata in dialogo fraterno con i Superiori generali degli Istituti di Vita consacrata. L'annuncio: il 2015 sarà l'anno della Vita Consacrata.

E’ stato un lungo e cordiale colloquio con Papa Francesco, fraterno e paterno”, sono le prime parole di Don Flavio Peloso di ritorno dall’incontro con il Papa. “Le distanze sono state subito annullate al primo saluto, alle prime battute di inizio. Avevamo davanti il Papa che ci parlava con confidenza, che raccontava le sue esperienze, che dava linee e incoraggiamenti per svolgere il compito di animatori della vita consacrata”.
Papa Francesco ha incontrato, questa mattina nella Sala del Sinodo in Vaticano, a porte chiuse e nella discrezione, i partecipanti all’82.ma Assemblea generale dell’Unione Superiori Generali (USG), che ha avuto per tema proprio Papa Francesco, sfida per la leadership evangelica.
 

“Abbiamo avuto una esperienza ‘al vivo’ della leadership evangelica di Papa Francesco - racconta don Flavio -. Un'esperienza indimenticabile. E’ stato con noi per ben tre ore, compresa la pausa per il caffè, ha salutato ciascuno di noi con calma. Lo vedevo lì, a 3-5 metri da tutti noi. Ci abbracciava con uno sguardo. Non ha pronunciato un discorso preparato, ma ha risposto a braccio, in spagnolo, alle domande che avevamo preparato e condiviso durante la nostra Assemblea. E poi, la sorpresa, al termine dell’incontro, l’annuncio che il 2015 sarà un anno dedicato alla vita consacrata”.

Il Pontefice ha osservato che la radicalità è richiesta a tutti i cristiani, ma i religiosi sono chiamati a seguire il Signore in maniera speciale: “Sono uomini e donne che possano svegliare il mondo. La vita consacrata è profezia. E c'è bisogno di questa profezia perché, come ha osservato Benedetto XVI, 'la Chiesa non cresce per proselitismo , ma per attrazione”. Però ha avvertito che "bisogna essere profeti e non giocare a fare i profeti". Dio, ha detto ancora, “ci chiede di uscire dal nido che ci contiene ed essere inviati nelle frontiere del mondo, evitando la tentazione di addomesticarle. Questo è il modo più concreto di imitare il Signore”.

Interrogato poi sulla situazione delle vocazioni, il Papa ha sottolineato che ci sono Chiese giovani che stanno dando frutti nuovi. Ciò, ha rilevato, obbliga naturalmente a ripensare l’inculturazione del carisma. La Chiesa, è stata la considerazione del Papa, deve chiedere perdono e guardare con molta vergogna gli insuccessi apostolici a causa dei fraintendimenti in questo campo, come nel caso di Matteo Ricci. Il dialogo interculturale, ha proseguito, deve spingere a introdurre nel governo degli Istituti religiosi persone di varie culture che esprimono modi diversi di vivere il carisma.
Al riguardo, Don Flavio commenta: "Mi è piaciuta un'espressione Papa Francesco sul carisma. Ha detto che 'il carisma non è una bottiglia di acqua distillata'; porta i sapori e gli elementi della terra in cui passa. E poi ancora: ' L'inculturazione non ha regole fisse, ha lo spirito che la regola, ma va evitato sia il relativismo e sia l'uniformismo' ".

Papa Francesco ha, quindi, insistito molto sulla formazione che, a suo avviso, si basa su quattro pilastri fondamentali: "formazione spirituale, intellettuale, comunitaria e apostolica" e "Quando uno giunge alla professione perpetua deve avere integrato in unità queste quattro dimensioni". È imprescindibile, ha aggiunto, evitare nella formazione ogni forma di ipocrisia e di clericalismo grazie a un dialogo franco e aperto su ogni aspetto della vita: “la formazione – ha avvertito – è un’opera artigianale, non poliziesca”; "deve avvenire in un dialogo da padri a figli". “L’obiettivo è formare religiosi che abbiano un cuore tenero e non acido come l’aceto. Tutti siamo peccatori, ma non corrotti. Si accettino i peccatori, ma non i corrotti”.

Rispondendo poi ad una domanda sulla fraternità, il Papa ha detto che essa ha una forza di attrazione enorme. Suppone l’accettazione delle differenze e dei conflitti. A volte è difficile viverla, ma se non la si vive non si è fecondi. In ogni caso, ha detto, “mai dobbiamo agire come gestori davanti al conflitto di un fratello: bisogna accarezzare il conflitto”.

Sono state poste quindi alcune domande sulle mutue relazioni tra i religiosi e le Chiese particolari nelle quali essi sono inseriti. Il Papa ha affermato di conoscere per esperienza i problemi possibili: “Noi vescovi – ha detto – dobbiamo capire che le persone consacrate non sono materiale di aiuto, ma sono carismi che arricchiscono le diocesi”.

Le ultime domande hanno riguardato le frontiere della missione dei consacrati. “Ciascun Istituto deve andare alle frontiere cercate sulla base dei carismi”. Le realtà di esclusione rimangono le priorità più significative. Accanto a queste sfide, ha citato quella culturale e quella educativa nelle scuole e nelle università. Il Papa ha indicato tre pilastri dell’educazione: “Trasmettere conoscenza, trasmettere atteggiamenti, trasmettere valori. Attraverso questi si trasmette la fede. L’educatore deve essere all’altezza delle persone che educa, e interrogarsi su come annunciare Gesù Cristo a una generazione che cambia”.

Molto semplici e non convenzionali anche le parole finali di ringraziamento di Papa Francesco: "Vi ringrazio per il vostro spirito di fede. Vi ringrazio per avere avuto la possibilità di condividere il mio servizio con voi e per la condivisione. Questo fa molto bene a tutti. Grazie per quello che fate. Grazie per la testimonianza. Grazie per i martiri che donate continuamente alla Chiesa. Grazie anche per le umiliazioni per le quali dovete passare a causa di difetti, di insuccessi, e grazie perché le assumete bene; è un cammino per il quale bisogna passare. Grazie di cuore".

Don Flavio Peloso

 

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