Il tempo della vita (…) è così breve e sì prezioso, che sarebbe anche una pazzia indugiarci a pensare dove lo straccio andrà a finire: il Signore lo getti di qua, lo getti di là, come vuole, si sta sempre bene quando si sta dove vuole il Signore.
Martedì, 31 Gennaio 2023
16 Marzo 2014
UCRAINA: A Leopoli, Don Orione nella Chiesa orientale
Il seme del carisma nascosto nella terra ucraina sta germogliando con originalità e bellezza.

Il bacio sonoro e affettuoso di Mikailo, un “buon figlio” che vive in casa con i nostri confratelli, datomi prima di entrare nell’area internazionale dell’aeroporto di Leopoli, è l’ultimo ricordo che porto della visita in Ucraina.
Sono stati giorni molto intensi e sereni di colloqui, incontri, visite e preghiera liturgica con la comunità cristiana greco-cattolica
, cioè cattolica di rito orientale, tra cui sono inseriti i nostri confratelli adottandone lingua, rito, canto, e soprattutto clima spirituale di contemplazione, adorazione, lode. Ogni giorno le Lodi al mattino e i Vespri alla sera durano 45 minuti; per la Messa ci vuole almeno un’ora nella sua forma più semplice e senza omelia, quasi del tutto in piedi, perché nelle chiese di rito orientale non ci sono né sedie né banchi.

Sono da ammirare i nostri religiosi per l’impegno di inculturazione e di adattamento: la lingua ucraina è scritta con caratteri cirillici particolari; il cambio di liturgia è molto impegnativo e non è solo questione di più incensi, inchini e pokoloni (prostrazioni a terra) e “Gospodi pomilui” (Signore pietà) seminati un po’ ovunque nelle preghiere.
In una società che vive le tensioni per liberarsi dai condizionamenti di lunghi anni di regime comunista prima e dalla Russia ora, non è stato facile per Don Egidio Montanari e Don Moreno Cattelan iniziare da zero. Don Fabio Cerasa, vi è andato da poco, ancora sacerdote novello; dopo un anno canta e presiede nella liturgia, ma non può ancora confessare ed esprimersi liberamente in ucraino con la gente e con i seminaristi di cui è incaricato. Anche Don Yuriy Blazhyyevskyy che è ucruaìno ma di Kark’iv, ai confini con la Russia, deve immigrare nel rito bizantino, del tutto estraneo alla sua formazione.

Eppure, alla riunione con il Consiglio pastorale della Parrocchia del 13 marzo, ho ascoltato tanta ammirazione e affetto per i nostri Confratelli: “hanno imparato lingua e liturgia nuova, sono semplici e accoglienti, vanno incontro alla gente, si occupano dei bambini e dell’oratorio, è molto bello quello che fanno per i disabili, hanno qualcosa di speciale perché nelle altre parrocchie non è così”. La gente apprezza, cioè, quello che di nuovo e di carismatico stanno offrendo i nostri. Già percepiscono che Don Orione non è solo una bandiera ma un modo di essere Chiesa.

Al gruppetto di giovani, incontrato la sera del 12 marzo, facevo osservare che la Congregazione è venuta in Ucraina non perché qui non vi fosse la fede e la Chiesa, non perché mancassero i preti… ma per motivi di fraternità e di collaborazione tra Chiese sorelle, per offrire il dono (“carisma”) proprio della Congregazione, il suo modo di essere cristiani, religiosi e sacerdoti, che uniscono strettamente – come fece Gesù – annuncio del Vangelo e testimonianza della carità nell’esperienza di Chiesa.

Solo dal dicembre scorso, i nostri Confratelli abitano in una vera e propria casa, anzi in un Monastero nuovo e grande. È stato edificato appositamente per loro, perché sono considerati “monaci”, che vivono insieme e non si sposano, a differenza degli altri sacerdoti greco-cattolici che si sposano e vivono con la propria famiglia. Come tutti i monaci, avranno tra poco anche un loro proprio abito monastico  orionino. Ma già molti nel grande quartiere popolare si sono accorti che il nostro monastero orionino è un po’ speciale. Vi accoglie i monaci ma anche alcuni disabili; inoltre i nostri “monaci” non si dedicano solo alle liturgie ma anche accudiscono ai disabili, animano i ragazzi dell’oratorio, lavorano e si occupano dei problemi della gente.

“Se il Signore vi darà la grazia di perseverare nella vocazione – ho detto a 7 adolescenti e 1 giovane di 28 anni in cammino vocazionale -, sappiate che sarete monaci così, con le maniche rimboccate, con l’odore degli incensi e l’odore delle pecore, preti di coro e di oratorio, di culto a Dio e di servizio ai poveri che sono immagine di Dio”. Vedevo i loro occhi brillare. E speriamo che il Signore ci faccia grazia quanto prima di avere qualche giovane di questa terra tra le nostre file.

Andate avanti così. Quello che fate è molto importante e nuovo per la nostra Chiesa di Leopoli”, ha incoraggiato Mons. Igor Vozn’iak, arcivescovo metropolita di Leopoli, ricevendoci il giovedì 13 marzo.

A Leopoli, sta crescendo un germoglio del carisma orionino del tutto nuovo, ma desiderato esplicitamente da Don Orione. Quando nel 1929, diede l'abito religioso a 8 chierici Armeni, secondo il loro rito, Don Orione disse: "Questo trovarci qui con un numero di persone di rito diverso, ci dice quello che sarà un giorno la Congregazione, in cui vi saranno tutti i riti e tutte le razze. Il bello viene definito: unitas in varietate. In una sola Congregazione vedrete copti, greci, armeni e si diranno le messe in tutti i riti approvati dalla Chiesa e vi saranno tutte le razze".
La Congregazione ha già tra le sue file dei confratelli di rito orientale e anche il vescovo ucraino M. Mykycej, eparca degli Armeni d'Argentina. In Romania, c'è già una parrocchia di rito orientale, ad Oradea. Però, a Leopoli, è la prima volta che il carisma e la presenza orionina si struttura interamente in una Chiesa orientale.

Ave Maria e avanti!, che in cirillico si scrive Богородице Діво і вперед e si pronuncia Bohorodytse raduis’a i ypered!.

Don Flavio Peloso

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