Vivere la verità, praticarla, servirla, la verità, con dedizione piena e in tutti i modi.
Lunedì, 9 Dicembre 2019
2 Dicembre 2019
TEMPO DI AVVENTO
All’inizio dell’Avvento presentiamo la riflessione che Don Ettore Paravani ha proposto alla sua comunità nel ritiro mensile, per "vivere questo momento come tempo di grazia, dedicato e consacrato al Signore, perché ci parli, ci scruti e ci interpelli".

ERA L’ANNO QUINDICESIMO…    

“Era l’anno quindicesimo di Tiberio imperatore, Ponzio Pilato governava la Galilea, Filippo e Lisia erano tetrarchi dei vicini paesi, Anna e Caifa erano i sommi sacerdoti, e la parola di Dio fu comunicata nel deserto, a Giovanni, figlio di Zaccaria” (Lc 3, 1-2).

Il cammino di Dio non è quello dell’uomo, non si compie né a Roma né a Gerusalemme, ma nel deserto e nella sconosciuta persona di un solitario penitente: Giovanni, figlio di Zaccaria.

La parola di Dio risuona, dunque, nel deserto, lontano dalle città costruite dall’uomo, ed è affidata alla creatura umanamente meno adatta, ma protesa, con tutta sé stessa ad accoglierla. Perché no, nelle grandi città? L’eterno problema trova, nel brano di Luca, la sua definitiva soluzione: Dio è sovranamente indifferente a ciò che l’uomo costruisce: palazzi, monumenti, metropoli, ma per amore dell’uomo, invia la sua parola a uomini incontaminati dalla civiltà e la sua parola li rende gestori dell’avvenire.

Nei secoli successivi, l’umanità non penserà più all’imperatore Tiberio o al sommo sacerdozio di Anna e di Caifa, ma porterà nel cuore, come immagine conduttrice, verso la vera vita, Giovanni, la voce che annunziò la venuta del Figlio di Dio.

CRISTO APRE LA STORIA ALLA SPERANZA

Ogni anno, puntuale, si presenta a noi l’Avvento che ci conduce a contemplare, nel Natale, il mistero del Dio con noi. L’abitudine, la stanchezza, talvolta il dovere possono svilire questo tempo particolare dell’anno liturgico. In noi c’è sempre bisogno che qualcuno stimoli e aiuti a ravvivare la riconoscenza in colui che si è fatto uomo per noi e che schiude la storia alla speranza. Gli aiuti e i mezzi possono essere molteplici, ma sono necessari soprattutto la Parola di Dio, l’azione liturgica e la carità, quella carità che si traduce in testimonianza di vita.

Ogni tappa, nell’Avvento, è illuminata dalla Parola del giorno e dal significato dell’atto celebrativo, che interpellano la nostra vita di cristiani.

Ogni tempo liturgico è un dono di Dio che, attraverso l’azione liturgica, si manifesta e si dona nella piena gratuità; spetta a noi aprirci e accogliere la continua presenza di Cristo. E’ Lui che ci viene incontro e ci santifica, non le nostre azioni e i nostri buoni propositi, anche se la nostra collaborazione e il nostro impegno sono importanti.

UN PO’ DI STORIA

Non è facile precisare la storia e il significato primitivo dell’Avvento. In Oriente non c’è un periodo di preparazione al Natale: il rito bizantino, per esempio, la domenica precedente il Natale, ricorda tutti i santi padri e i giusti dell’Antico Testamento, fino a Maria; il rito siriaco, invece, dedica una settimana alle “annunciazioni”.

Diversa è la situazione in Occidente: in Gallia e in Spagna, sul finire del IV secolo, sappiamo di un periodo di preparazione al Natale, chiamato Adventus, o “Quaresima di San Martino”, della durata di sei settimane, caratterizzata dalla preparazione al battesimo e da una forte ascesi: digiuni, rinunce e preghiera. Nel VII secolo, a Roma, compare un Avvento liturgico di cinque domeniche: dal Sacramentario Gelasiano, allora usato, sembra che scopo dell’Avvento non fosse la preparazione al Natale, ma il ricordo e l’attesa della seconda venuta del Signore. Con la riforma liturgica, promossa da Gregorio Magno, l’Avvento fu abbreviato a quattro settimane: è l’Avvento tipico del rito romano, che si diffonderà, poi, a tutta la chiesa latina occidentale. La solennità del Natale fa la sua comparsa, a Roma, nel 336. 

L’AVVENTO, OGGI

Oggi, l’Avvento ha una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si celebra la prima venuta del Figlio di Dio tra gli uomini e, contemporaneamente, è il tempo in cui lo Spirito Santo guida all’attesa della seconda venuta del Cristo, della Parusia.

Le letture della domenica aiutano a leggere questo duplice aspetto; la prima domenica orienta verso la parusia finale; la seconda e la terza richiamano l’attenzione alla venuta quotidiana del Signore; la quarta prepara alla Natività di Gesù. Nell’Avvento, tutta la Chiesa ravviva, in modo particolare, la virtù della speranza ed è chiamata a rendersi segno e luogo di speranza, per il mondo.

L’Avvento, che apre l’anno liturgico, non solo lo avvia, lo anima. Il suo significato profondo è quello di notificare un evento: “Ecco, viene il Signore”! Mostra Dio che si fa incontro, che parla e discende. Si celebra la memoria dell’Incarnazione del Verbo di Dio, che è già avvenuta nel passato, è presente nell’oggi, permane nel futuro e si compirà, quando ritornerà sulla terra il Signore, giudice dell’universo. Dio viene a noi, arriva per noi, si rivela attraverso il creato; poi diventa compagno di viaggio per Israele; parla attraverso i profeti; infine, mostra al mondo il suo volto umano in Gesù, fatto carne. Il venire di Dio si realizza, in modo speciale, nell’assemblea riunita nella preghiera comunitaria. “Dove due o più persone si riuniscono nel mio nome, io sono presente in mezzo a loro”; è presente in ogni sacramento celebrato dalla Chiesa, è presente nell’uomo che soffre e che ama.

Abitualmente, quando si parla di Avvento, si pensa al periodo di preparazione al Natale. Si parla poco del ritorno glorioso del Signore, pur essendo una costante della vita cristiana: “State attenti, vegliate, (Mc 13, 33) perché non sapete quando il Signore verrà”. Ogni figlio di Dio è un pellegrino e vive questa consapevolezza: Cristo è già con noi, ogni giorno, fino alla fine dei tempi. Lui è già presente e noi non aspettiamo la fine del mondo, ma il ritorno di una precisa Persona. E in quella occasione tutti gli uomini saranno esaminati sull’amore (Mt 25,31,46).

Illuminante è San Bernardo che parla di “tre avventi” di Cristo. Il primo è quello dell’incarnazione nel grembo di Maria, il terzo è quello che porterà Cristo giudice alla fine dei tempi, per convalidare le scelte che l’uomo ha realizzato, durante la vita terrena. Il secondo, quello centrale e anche il più importante per noi, oggi, è la presenza di Cristo in noi, legata al riconoscimento del suo passaggio, attraverso le stesse nostre vite. Egli si è già mosso, per ciascuno di noi, singolarmente. E un giorno ci farà segno: “Eccomi, carissimo, son qui per te e il Padre mio già aspetta”. Cogliere la presenza di Cristo in noi, apre l’oggi e il domani alla speranza, in quanto rivela il volto della speranza, che cammina accanto alla consolazione: “Consolate, consolate il mio popolo- dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e ditele che la sua tribolazione è compiuta…” (Isaia 40,1)

Ci sono ostacoli che fanno ressa e non permettono di accogliere il Signore con entusiasmo, nella semplicità: l’egoismo, la distrazione, la superficialità, la mancata disponibilità, la sfiducia, i pregiudizi, la poca gratuità, il non saper gioire per le piccole cose quotidiane. Ma la terza domenica, chiamata “gaudete” gioite, rompe, travolge gli ostacoli. E’ Paolo che grida ai fratelli: “Rallegratevi nel Signore, sempre, ve lo ripeto: rallegratevi”.  Paolo è in prigione e scrive ai Filippesi, ponendo l’accento sul tema della gioia: “Rallegratevi, poiché il Signore è vicino”.

PREPARARE LA VIA AL SIGNORE CHE VIENE

All’inizio del cammino di Avvento, è normale porsi interrogativi: che cosa si deve fare per accogliere il Signore che viene? Che cosa significa “preparare la via del Signore”? Di solito, ci si ferma al passato, si pensa a ciò che è successo duemila anni fa; si rischia di riflettere su un avvenimento che ha stravolto il mondo, ma che rimane lontano. E’ assente la piena consapevolezza dell’avvento “presente” che, nel prossimo anno, non si ripeterà allo stesso modo, poiché tutto sarà diverso. E, allora, come accogliere il Signore che viene? Intanto bisogna preparare l’esterno: cappella, camera, le adiacenze…Ed è come risvegliare, dentro di noi, nel profondo, novità e aspettative, che da tempo urgevano e nel cuore già cantavano nuove motivazioni e momenti di grazia…E’ un ritorno alla nostra infanzia, quando gli occhi rilucevano alle stelle filanti e agli orpelli che venivano aggiunti alle luminarie per l’albero e per la grotta…E, poi, preparare l’interno… di me…di ognuno di noi… Occorre mettersi all’ascolto…fare silenzio…E, inoltre, cercare le vie, preparare le vie. Quali sono le vie da preparare?  Le vie, so come si chiamano: si chiamano pace, gioia, perdono, consolazione, speranza, dialogo… Sono tutte vie aperte, senza inciampi, né barriere, ma camminarle, percorrerle è faticoso… A tutti è aperto l’accesso e tutto è gratis… hanno nome: Gioia, Consolazione, Speranza… Ma portiamo con noi un carico fastidioso: una bisaccia piena di grettezze, egoismo, rancori, invidie, da gettare a mare, perché entrino in cuore le vie della certezza e della pace.

In questo Avvento meditiamole profondamente, “mastichiamole”, ritorniamo spesso su queste tre parole: speranza – consolazione – gioia. E accettiamole, come gemme preziose: ce le dona Gesù dalla grotta.

Preghiamo

Donaci, o Padre, di sentire, in mezzo a noi, la presenza del Cristo tuo Figlio,
promessa a quanti sono radunati nel suo nome
e fa’ che, nello spirito di verità e di amore,
sperimentiamo, in noi, abbondanza di luce, di misericordia e di pace.
Amen!

 

Auguri di buono e santo Avvento

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