Il tempo della vita (…) è così breve e sì prezioso, che sarebbe anche una pazzia indugiarci a pensare dove lo straccio andrà a finire: il Signore lo getti di qua, lo getti di là, come vuole, si sta sempre bene quando si sta dove vuole il Signore.
Martedì, 31 Gennaio 2023
Roma, 27 Aprile 2014
SANTI INSIEME GIOVANNI XXIII e GIOVANNI PAOLO II
Papa Francesco, con a fianco il suo predecessore Benedetto XVI, ha proclamato Santi due altri Papi. Grande folla, festa di Chiesa. Il Superiore generale informa.

CHE BELLO APPARTENERE ALLA CHIESA CHE HA I SUOI PAPI “SANTI”.

Cari Confratelli, Suore, Amici e Devoti di Don Orione, è questo il pensiero che mi ha accompagnato oggi 27 aprile, partecipando alla celebrazione della canonizzazione, vedendo il tripudio di tanta gente che, in Piazza San Pietro e nel mondo, acclamava Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, canonizzati  santi insieme,  secondo le regole della Chiesa cattolica.

 

Pio X, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, santi subito, o quasi.
Ma anche Pio IX è beato dal 2000.
Pio XII è venerabile, circondato dalle controversie del mondo ebraico che vanno chiarendosi.
Paolo VI è venerabile; un miracolo è stato approvato (quasi), per cui tra uno o due mesi potrebbe essere annunciata la sua beatificazione.
Il processo di canonizzazione di Giovanni Paolo I, caro Papa dei 33 giorni, un sorriso di Dio alla Chiesa, è iniziato nel 2003 e sta per concludersi.
E Papa Benedetto XVI? È ancora tra noi, era lì accanto a Papa Francesco, a concelebrare: dopo essere stato grande nella parola, ora è grande nel silenzio e nella preghiera; anche lui andrà dritto in paradiso a godere quello “veritatis splendor” che egli ha diffuso nel mondo.

San Giovanni XXIII e san Giovanni Paolo II sono due Papi rappresentativi e molto amati dai fedeli della Chiesa e stimati da tutto il mondo.  
La gente continuerà a chiamarli il Papa Buono e il Papa Grande. La loro canonizzazione congiunta, fortemente voluta da Papa Francesco, oltre che un evento unico nella storia della Chiesa, è un chiaro messaggio al mondo intero: la santità personale e la santificazione delle anime è la sostanza e la missione della Chiesa. Da lì viene ogni altro bene. Questo è vero anche per nostra vita personale e di Congregazione.

Il percorso terreno comune di questi due Papi “santi insieme” è durato poco più di quarant’anni: dal 1920, anno di nascita di Karol Wojtyła, all’anno della morte di Angelo Giuseppe Roncalli, il 1963. Il tempo per dare continuità a una staffetta pastorale, al passaggio della fiaccola che illumina il mondo e che solo Dio tiene accesa. Le loro vite sono corse parallele, quasi ignoti l’uno all’altro in quei 40 anni. Si sono incontrati e riconosciuti sulla cattedra di San Pietro, nella dedizione al popolo di Dio e al mondo intero. E ora la canonizzazione di entrambi è l’ultimo e straordinario evento che li unisce.


LA DEVOZIONE DEI DUE NUOVI SANTI VERSO SAN LUIGI ORIONE

Non potrà mai essere dimenticato il famoso primo incontro di Angelo Roncalli, giovane monsignore, da poco a Roma, con Don Orione, già ritenuto santo e sapiente. Roncalli si recò nella Parrocchia di Ognissanti, a Roma. Chiese di Don Orione e il portiere gli disse che l'avrebbe trovato nel cortile. Qui, nella allegra confusione, notò un gruppo di ragazzi che giocava con un prete. Questi volse lo sguardo, si distaccò un attimo e chiese:
- “Monsignore, cerca qualcuno?”
- “Si, vorrei parlare con Don Orione”, rispose Mons. Roncalli.
- “Don Orione sono io. Abbia pazienza qualche minuto: termino la partita; mi lavo le mani e sono da lei”.

Mons. Roncalli ebbe un lungo colloquio con Don Orione. Ritornato a casa, alla sera, scrisse nel suo Diario: “28 marzo 1921. Lunedì di Pasqua. Nel pomeriggio visito con mgr. Guerinoni la chiesa e le opere Parrocchiali di Ognissanti, fuori porta San Giovanni; e converso lungamente con Don Orione, del quale si può ben dire: contemptibilia mundi eligit Deus ut confundat fortia. Ciò che nel mondo è stolto, Dio lo ha scelto per confondere i forti (1 Cor 1, 27)”.

Qualche anno dopo, Douglas Hyde, volendo scrivere una biografia di Don Orione (e fu God’s Bandit), si presentò a Roncalli, divenuto Patriarca di Venezia e gli chiese: “Vorrei mi dicesse, senza pensarci su, la qualità di Don Orione che a lei pareva precipua”. Il Patriarca rispose prontamente: “Don Orione era l’uomo più caritatevole che io abbia mai conosciuto. La sua carità superava quella di qualunque altra persona di cui avessi letto o sentito parlare: andava oltre i limiti normali. Era convinto che si potesse conquistare il mondo con l’amore”.
 

Gli incontri di San Giovanni Paolo II con Don Orione sono stati senza dubbio quelli avvenuti su sagrato della Basilica di San Pietro a Roma, quando toccò a lui proclamarlo “beato” (26.10.1980) e poi “santo” (16.5.2004), all’inizio e alla fine del suo Pontificato.

Ebbe parole audaci e personalissime sul nuovo beato che egli ben conosceva.
“Don Luigi Orione ci appare come una meravigliosa e geniale espressione della carità cristiana. Possiamo dire che egli fu certamente una delle personalità più eminenti di questo secolo per la sua fede cristiana apertamente vissuta. Ebbe la tempra e il cuore dell'Apostolo Paolo, tenero e sensibile fino alle lacrime, infaticabile e coraggioso fino all'ardimento, tenace e dinamico fino all'eroismo, affrontando pericoli di ogni genere, avvicinando alte personalità della politica e della cultura, illuminando uomini senza fede, convertendo peccatori, sempre raccolto in continua e fiduciosa preghiera, talvolta accompagnata da terribili penitenze”.

Giovanni Paolo II, il giorno dopo la cerimonia di Beatificazione, sorprese tutti quando, ricevendo in udienza particolare sacerdoti, suore e devoti orionini, confidò: “Penso che questo Papa venuto dalla Polonia abbia in paradiso un nuovo Patrono che intercede per lui, e che  sostiene il suo servizio”.

Il Papa “venuto da lontano”, dalla Polonia tanto cara a Don Orione, proprio al termine del suo lungo pontificato e della sua vita, ha proclamato "santo" Don Orione, il 16 maggio 2004, definendolo "stratega della carità. Quest’umile figlio di un selciatore proclama che «solo la carità salverà il mondo» e a tutti ripete che «la perfetta letizia non può essere che nella perfetta dedizione di sé a Dio e agli uomini, a tutti gli uomini».


LA CERIMONIA A SAN PIETRO

E' stata discreta, con la folla (circa 800.000) raccolta in preghiera. E' iniziata puntuale, alle 10.00, con il canto delle Litanie dei Santi; è terminata alle 12.10, con la benedizionefinale.
L'omelia ha contestualizzato la celebrazione dei due nuovi Santi nella Pasqua come una celebrazione della misericordia di Dio.
"Le piaghe di Gesù - ha detto Papa Francesco - sono scandalo per la fede, ma sono anche la verifica della fede. Per questo nel corpo di Cristo risorto le piaghe non scompaiono, rimangono, perché quelle piaghe sono il segno permanente dell’amore di Dio per noi, e sono indispensabili per credere in Dio. Non per credere che Dio esiste, ma per credere che Dio è amore, misericordia, fedeltà". Ed ha osservato che "San Giovanni XXIII e san Giovanni Paolo II hanno avuto il coraggio di guardare le ferite di Gesù, di toccare le sue mani piagate e il suo costato trafitto. Non hanno avuto vergogna della carne di Cristo, non si sono scandalizzati di Lui, della sua croce; non hanno avuto vergogna della carne del fratello (cfr Is 58,7), perché in ogni persona sofferente vedevano Gesù. Sono stati due uomini coraggiosi, pieni della parresia dello Spirito Santo, e hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio, della sua misericordia".

Ho voluto essere presente in Piazza San Pietro perché sentivo il dovere di rappresentare l'esultanza e il ringraziamento della Famiglia Orionina sparsa nel mondo. C'era una numerosa e gioiosa schiera di Orionini giunti a Roma con tanti sacrifici - moltissimi dalla Polonia - per "esserci" alla cerimonia che ha unito i due Papi Santi insieme.

La loro Canonizzazione è un evento di grazia per la Chiesa universale che la nostra Famiglia Orionina accoglie con gratitudine a Dio, “mirabile nei suoi santi”. La Provvidenza ci offre il loro esempio e la loro intercessione per maturare nella vocazione alla santità e imitare il loro ardore missionario.

Don Flavio Peloso

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