Il tempo della vita (…) è così breve e sì prezioso, che sarebbe anche una pazzia indugiarci a pensare dove lo straccio andrà a finire: il Signore lo getti di qua, lo getti di là, come vuole, si sta sempre bene quando si sta dove vuole il Signore.
Martedì, 31 Gennaio 2023
9 Maggio 2014
ROMANIA: A Voluntari, inaugurato un nuovo reparto per disabili
Il Superiore generale è in visita in Romania. Allarga le tende il Piccolo Cottolengo Rumeno.

Voluntari, 8 maggio 2014. La storia della Congregazione di Don Orione in Romania cominciò all’indomani della caduta del muro di Berlino, 1989, 25 anni fa. È stata la risposta all’invito di Papa Giovanni Paolo II alle congregazioni religiose di andare verso l’Europa dell’est, perché non bastava la caduta del comunismo ma occorreva ricostruire una nuova civiltà offrendo esperienze di fede e di carità.

 



Come è noto la Provincia orionina polacca andò in Bielorussia (1991), la Provincia SS. Apostoli Pietro e Paolo (Roma) andò in Albania (1992), la San Marziano (Tortona) andò in Romania (1991) e in Ucraina (2002).

Ora, la presenza orionina in Romania è già abbastanza consolidata con tre principali centri, a Oradea (1991), a Voluntari (1994) e a Iasi (1998), e con un buon numero di Confratelli rumeni.

 Voluntari è un popoloso comune di oltre 100.000 abitanti nella periferia di Bucarest. Qui si traferì la comunità orionina dopo i primi tempi di residenza in un appartamento popolare e poi in una casa di Bucarest. Era il 1999 quando si iniziò la progettazione e il 2001 quando fu iniziata la costruzione di un Piccolo Cottolengo destinato ad accogliere varie categorie di persone particolarmente bisognose e svantaggiate. In una vasta area ben curata a giardino, sorge il grande edificio centrale a tre piani con un piano seminterrato, la Chiesa dedicata a San Luigi Orione, la casa della comunità religiosa, la casa delle Suore orionine (lasciano la Romania tra poche settimane), un grande salone per eventi e altre strutture minori.

Tutto questo è stato realizzato soprattutto con il sostegno dell’Italia mediante la Congregazione, vari amici e benefattori, la partecipazione di organismi di solidarietà. Quasi nulla è venuto dall’amministrazione statale.

A Voluntari ero venuto per l’inaugurazione del Piccolo Cottolengo, il 23 giugno 2007.  Oggi, sono qua, assieme al consigliere generale Don Eldo Musso, per l’inaugurazione del nuovo reparto di residenza per ragazzi disabili. Attualmente già ospita 16 bambini e 24 adulti con disabilità di varia gravità e con situazioni problematiche di famiglia.
All’evento nel salone del Centro sono intervenuti l’arcivescovo di Bucarest Joan Robu, l’ambasciatore italiano Diego Brasioli, il Prefetto della regione Ilfov cui appartiene Voluntari, Rasica Daniel, il direttore dell’Istituto Culturale Italiano, signor Ezio Peraro, e numerosi amici e sostenitori dell’opera orionina.

Questo reparto residenziale per disabili va ad aggiungersi a quello per 60 anziani, già in funzione da 7 anni, al centro diurno di riabilitazione per una cinquantina di ragazzi autistici e affetti da altre patologie. Il Centro Don Orione, condotto dalla comunità orionina composta da Don Roberto Polimeni, Don Dan Sas e Don Sergiu Ursache, è diventata ormai una realtà complessa e vivace, con oltre 80 dipendenti.

L’arcivescovo Robu ha definito il Piccolo Cottolengo di Bucarest un «miracolo vivente», «un bel segno della Chiesa cattolica in Romania».
L’Ambasciatore Brasioli ha lodato l’opera degli Orionini, sottolineando l'aiuto venuto dall’Italia in vario modo; ha espresso la riconoscenza per il servizio reso dai Confratelli che hanno la cura della Chiesa degli italiani, a Bucarest, e anche per l'aiuto in casi problematici che l’ambasciata stessa presenta.
Anch’io ho comunicato qualche pensiero. Ho espresso gioia per l’inaugurazione del nuovo reparto non perché si allarga l’impresa, ma perché cresce la famiglia con la possibilità di accogliere un maggior numero di fratelli in difficoltà e bisognosi di aiuto. Il Centro Don Orione è un’opera di Dio, è Dio il motore che fa funzionare questa istituzione provvidenziale animando i confratelli e suore, i dipendenti che servono, gli amici, benefattori, organismi di solidarietà civili ed ecclesiali che danno il loro contributo. Il vedere come qui si ama la vita debole di persone anziane o piccole o con gravi disabilità fa capire quanto la Chiesa ami la vita, sempre, perché è sempre degna, sempre di Dio. Il rifiuto dell’aborto e dell’eutanasia e di ogni legge e costume che scarta il più debole o il limitato non viene da motivi ideologici o da chiusure mentali ma dall’apertura alla dignità di ogni persona, sempre e comunque, perché «nel più misero degli uomini brilla l’immagine di Dio». Don Orione ci voleva «preti di stola e di lavoro»: lo stesso sacro rispetto che manifestiamo nelle cerimonie liturgiche verso Dio dobbiamo manifestarlo nel servizio quotidiano verso le persone deboli che sono «la carne di Cristo».

In questi giorni, l'occhio mi è andato su un volto nobile, con barba grande da pope ortodosso riprodotto in quadri, calendari, immaginette. Chi è?, ho chiesto. E' Vladimir Ghika. Il 31 agosto 2013 è stato beatificato da Papa Francesco. Nacque a Costantinopoli, il 25 dicembre 1873, e morì a Jilava, il 16 maggio 1954; fu un diplomatico e presbitero rumeno, che dopo la sua conversione dalla Ortodossia rumena alla Cattolicesimo Romano, divenne sacerdote, morendo in carcere dopo il suo arresto da parte del regime comunista. Era membro della famiglia principesca GhiKa che governò Moldavia e Valacchia tra 17° e 19° secolo.
"E' uno che si è occupato di poveri e di carità come Don Orione - ha osservato don Polimeni - è molto popolare in Romania. Probabilmente ha conosciuto Don Orione". Sì, ha conosciuto Don Orione al Congresso Eucaristico di Buenos Aires, nel 1934. "Il Principe GHIKA, Don Orione lo conobbe quando andò a vedere il Cardinale Pacelli; io l’accompagnavo. Stava nella Sala del palazzo ove era stato ospitato il Legato Pontificio (Avenida Alvear 1605)" (Diario Fogliarino). La memoria liturgica del beato Vladimir Ghika è il 16 maggio, lo stesso giorno di Don Orione.
 

don Flavio Peloso

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