A meglio riuscire a salvare anime, bisogna pur saper adottare certi metodi e non fossilizzarsi nelle forme, se le forme non piacciono più, se diventano o sono diventate, antiquate e fuori uso.
Mercoledì, 30 Novembre 2022
21 Novembre 2022
ROMA: L’ORDINAZIONE DIACONALE DI SILVIU DUMEA
Domenica 20 novembre, nella parrocchia orionina di Ognissanti in Roma, Silviu Dumea è stato ordinato diacono dal Cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo emerito di Agrigento.

Dopo i lunghi e intensi anni di preparazione religiosa, accademica, umana e spirituale, le comunità del Teologico Don Orione di Roma, della parrocchia di Ognissanti e numerosi sacerdoti orionini, si sono stretti con gioia intorno a Silviu Dumea, per dargli il benvenuto tra i diaconi di Santa Madre Chiesa.

La funzione, celebrata nel giorno della Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell'Universo, è stata presieduta dal Cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo emerito di Agrigento, che nella sua omelia ha sottolineato come questa festa «È una provocazione alla nostra fede tie­pida, al nostro cristianesimo miope, fatto di piccoli gesti senz'anima. Addirittura, Dio lega l'eternità a un po' di pane, a un bicchiere d'acqua, a un vestito, a una visita. Ma non alle cose in sé, ma al cuore che mettiamo nel farle. Non ci chiede di compiere grandi gesti, ma di prenderci cura. Strano questo re! Non controllerà se avremo os­servato le regole o assolto a tutti i doveri. Ma verificherà se siamo umani, se abbiamo imparato a essere uomini. Lui ha la faccia da uomo. Ha fame, sete, è solo, senza ve­stiti, malato, migrante... Ce lo possiamo trovare tra i piedi improvvisamente... è terribilmente scomodo. Che siamo membri del suo regno dipende se aiutiamo gli altri a vivere, se manifestiamo rispetto, se condividiamo il nostro pane, se accogliamo il forestiero, se saziamo chi ha fame, se costruiamo la pace e la giustizia».

Poi il Cardinale ha proseguito rivolgendo le sue parole direttamente al neo diacono:

«È questo Re oggi a chiamarti per farti suo complice, entrando nel gruppo dei più vicini. Accettalo però per quello che è: imprevedibile (in fila coi peccatori), scon­certante (perdona i nemici), sovversivo (fa i miracoli in giorno di sabato) e imprudente (tocca il lebbroso). Per­ché, se vuoi essere dei suoi, devi essere come lui. “Non sono io che vivo ma è Cristo che vive in me”. Una confi­denza. Non ti dovrebbe essere impossibile farlo perché sei un orionino e il tuo Fondatore non è stato un benpen­sante ma uno che di sante stranezze era esperto. Penso che lui ora ti direbbe: “Abbi un cuore grande e il cuore te lo deve formare Gesù, ti raccomando di vivere e di respirare Gesù; solo Gesù ci può formare il cuore buono e grande. Vesti Gesù dentro e fuori, respira Gesù, vivi Gesù". Respiralo e rivestiti di questa Gesù e svolgi il tuo ministero diaconale (che non do­vrai mai smettere) col cuore grande. Don Orione diceva alle suore: “prendete il posto più angusto, più umile, per lasciare ai poveri la parte più bella, più arieggiata, più comoda. Servite Gesù Cristo nei poveri, che devono essere sempre i nostri più cari fratelli. E questo si faccia con spirito di amore a Gesù Signore Nostro”.

La Chiesa ti chiede di metterti a servizio della storia di oggi, e ti inserisce in essa per esserne sale, lievito e luce. Non sarà facile, perché per essere sale ti toccherà scio­glierti, per essere luce consumarti, per essere lievito perderti nella farina. D'altra parte, chi si mette a servizio non sa che la vita non gli appartiene più? Guardando al sacerdozio, tu oggi dici alla Chiesa e a te stesso, il tuo desiderio di farti dono attraverso il servizio.

Tra poco quando ti rivestirai della stola e della dalmatica, non pensare di indossare una nuova divisa, ma la stola e la dalmatica ti ricorderanno quale dovrà essere la tua passione: Dio e i fratelli.

Diventa costruttore di futuro e non lasciarti chiudere ne­gli angusti orizzonti di chi ha paura di osare. "Fatti carne", lo insegna Cristo Re. Sii profeta, ma siilo col cuore del pastore e del fratello.

Non abituarti mai al tuo Re e alle sue cose, perché senza avvedertene, scivolerai nella meschinità e nella presun­zione. Tradiresti se diventerai funzionario delle cose di Dio.

La gente non ti stimi perché parli bene dell'amore, ma ti cerchi perché lo vivi, sempre, ovunque, con tutti. Sii amico soprattutto degli scartati e invisibili. Mescolati a loro, parla con loro, prega con loro, ascoltali.

Compi bene il tuo servizio all'altare, ma non acconten­tarti, occorre che continui a viverla quando ti allontani da esso. Proclama la Parola, ma vivila per primo, donala a chi te la chiede, proponila a chi non sembra interessato. Non annacquarla e non renderla inoffensiva, ma fa che chi l'ascolta possa sentire il suo cuore confortato, provocato, pieno di amore. Non sequestrarla, non rin­chiuderla ma offrila a tutti qual è.

All'altare impara la sollecitudine di Dio per gli uomini. Duella del pastore per le sue pecore; della madre e del padre per il figlio; del contadino per la sua vigna; dello sposo per la sposa. Sii, ma senza ripensamenti, la conti­nuazione di Cristo servo, mettendoti a completa disposi­zione anche di chi non sa dire grazie. E soprattutto porta sempre la letizia dentro di te e regalala. Testimonia la gioia delle beatitudini. Il diacono, insomma, è uno che dice si all'amore.

Ora tocca a te! Ti attende una missione esaltante: certa­mente più grande di te. Ma non temere! Ricorda: "Tutto posso in colui che mi dà forza".

Sentiti sorretto da Maria, Madre della divina Provvi­denza, serva del Signore. Ripeti con gioia ogni giorno con e come lei: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che tu hai detto" (Lc 1,28). Noi tutti preghiamo per te».

 

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