II Signore sceglie talora come migliore mezzo d’istruire e purificare e consumare d’amore gli uomini quello di farli aspettare.
Domenica, 7 Marzo 2021
16 Gennaio 2021
RICORDANDO DON GIOVANNI COLASUONO E LA SUA “LETTERA CONFIDENZIALE A GESÙ”
Ricorre oggi, 16 gennaio, il trigesimo della morte di Don Gianni Colasuono, deceduto a Roma lo scorso dicembre. Il suo ministero sacerdotale fu contrassegnato quasi sempre dal servizio ai Santuari mariani. Lo ricordiamo con alcuni suoi scritti.

Ricordiamo Don Giovanni Colasuono e il suo ministero sacerdotale attraverso due suoi scritti che riguardano il suo 25° di sacerdozio, celebrato nel 2001.

Il primo brano è tratto dalla lettera indirizzata a Don Roberto Simionato, allora Direttore Generale, per annunciare i festeggiamenti per il suo 25° di sacerdozio. Nella lettera datata a Pompei, il 5 giugno 2001, ricorda la testimonianza vocazionale del suo Parroco come grande ispiratore per la sua decisione di servire il Signore nel sacerdozio e offre delle notizie sull’organizzazione della festa, dignitosa e soprattutto semplice. Ecco una parte della lettera:

«Caro Don Simionato, accompagno con questa lettera l’annuncio del 25° della mia ordinazione sacerdotale, che celebrerò al Santuario dell’Incoronata, domenica, 29 luglio prossimo.

Ho scelto quel luogo per una lunga serie di motivi, sia di carattere logistico ed organizzativo, sia soprattutto di carattere affettivo. Al Santuario dell’Incoronata, infatti, ho iniziato il lungo cammino di formazione nel settembre del 1960. Ero solo un ragazzo di undici anni, ma già accarezzavo nel cuore il sogno di diventare un giorno sacerdote. La nobile figura del mio vecchio parroco, che mi aveva curato fin dai primi anni della infanzia, è ancora fortemente impressa nella mia psicologia e nella mia spiritualità.
Egli costituì sempre per me un punto di riferimento qualificato, perché mi son sentito da lui profondamente e sinceramente amato e stimato, pur essendo io solo un bambino.

Mi confidò tante volte quanto aveva sofferto per realizzare la sua vocazione, a motivo delle precarie condizioni economiche della sua famiglia. Mi colpivano la tenacia e la fermezza di carattere, il coraggio di affrontare i problemi, l’amore per la vocazione. Ricordo Don Luigi – così si chiamava – con commozione e ammirazione, e ringrazio Dio per aver messo la sua figura sui passi del mio cammino.
All’Incoronata fui ordinato sacerdote il 18 dicembre 1976, e lì feci le prime importanti esperienze pastorali, come promotore vocazionale e come incaricato nel Santuario. Ricordo sempre con tanto piacere i nove anni trascorsi in quella comunità.
Quest’anno inoltre ricorre il millenario dell’apparizione, ragion per cui non potevo scegliere luogo migliore e più adatto.

Mi preme confidarle che ho tenuto conto delle preziose indicazioni e dei richiami da lei fatti circa la povertà, nella coraggiosa lettera riportata sugli atti (n. 203 Settembre-Dicembre 2000).
La festa del mio 25° di sacerdozio obbedisce ai criteri della dignità e della semplicità, perché provengo anch’io da una famiglia povera ma dignitosa».

Conclude la lettera chiedendo a Don Simionato la «carità della preghiera, affinché con la protezione di Maria e di Don Orione possa essere generoso nella mia risposta di amore a Gesù, e di servizio alle persone».

 

Un altro brano è tratto da una sua “Lettera confidenziale a Gesù”, uno scritto spirituale e anche mistico, scritto sempre in occasione del suo 25° di Ordinazione Sacerdotale.

«Gesù, 25 anni fa come oggi, venivo ordinato sacerdote.

L’evento misterioso di quel giorno, vissuto nel Santuario dell’Incoronata, sotto lo sguardo materno di Maria, ha trasformato la mia esistenza, aprendola ad orizzonti imprevedibili.
Il 29 luglio scorso [del 2001] ho celebrato il mio primo giubileo sacerdotale a livello ufficiale. Il Santuario dell’Incoronata, dove nel 1960 avevo intrapreso il cammino di discernimento vocazionale, è stato ancora una volta lo scenario di una giornata indimenticabile, rallegrata dalla presenza gioiosa dei miei fratelli, delle mie sorelle, dei miei nipoti, di altri parenti, di tanti amici, di alcuni confratelli, e anche di una rappresentanza di miei paesani. A tavola eravamo in 200!
Il ricordo di quella giornata rimarrà indelebile nel mio cuore, per l’intensità di emozioni e di gioia che mi ha offerto. Ma so che sarà così anche per molti che l’hanno condivisa con me.
Per la grazia di quella giornata, la mia riconoscenza più totale e sincera a te, o Gesù!

Oggi siamo noi due, l’uno di fronte all’altro. Nel silenzio e alla tua presenza, volgendo uno sguardo panoramico a questi 25 anni di vita sacerdotale, desidero dare voce alla ricchezza di sentimenti del mio cuore, affidandoli anche alla carta.
Devo ammettere che il cammino, pur sostenuto della tua grazia, è risultato caratterizzato da luci e ombre, e ben più faticoso di quanto mi aspettavo.
Ho sperimentato gioie spirituali profonde ed inesprimibili, insieme a sofferenze altrettanto profonde, per lo più condivise solo con te.
Ho conosciuto la bellezza dell’amicizia, ho respirato la gratificazione del rispetto, della stima e della fiducia di tanti. Ho ascoltato confidenze intime, dolori, preoccupazioni, drammi laceranti, progetti entusiasmanti di molte persone.”

 

[Nell’intimità del colloquio con Gesù, Don Gianni fa riferimento a qualche delusione, a qualche momento in cui il clima comunitario ha generato solitudine, e continua:]
 

“Fortunatamente noto una costante che mi piace evidenziare: la nostalgia della nostra intimità, a volte volutamente cercata in luoghi che me l’hanno fatta apprezzare maggiormente.
È proprio vero quanto diceva Thomas Merton: ‘I luoghi solitari restituiscono l’uomo a sé stesso’.
Se oggi sono ancora in Congregazione, lo devo proprio a quei momenti in cui Tu con infinita pazienza hai calmato il mio cuore; mi hai illuminato, permettendomi di decifrare più serenamente la situazione; soprattutto mi hai aiutato a superare le piccole e grandi delusioni degli uomini, facendo leva sulla tua fedeltà e aprendomi, nella fede, al tuo progetto su di me.
Oggi intendo ringraziarti, Gesù per le 11450 sante Messe celebrate in questi 25 anni, per le moltissime ore dedicate al ministero della Riconciliazione, per i 45 corsi di Esercizi Spirituali predicati, per le entusiasmanti settimane mariane vissute, per le missioni popolari a cui ho dato il mio contributo.
Ti esprimo gratitudine per la sofferenza fisica, psicologica e spirituale, con cui hai purificato la mia fede, affinato la mia sensibilità, addolcito il mio cuore, levigato i miei sentimenti.
Ti sono riconoscente per le molte persone buone incontrate nei 52 anni della mia vita. Non so se meritavo tutto ciò, ma l’abbondanza della tua provvidenza mi fa semplicemente bene, colmandomi di stupore per tanta gratuità.
Ti benedico anche per le contraddizioni e fragilità che ancora mi accompagnano. Risultano per me una dolorosa spina nella carne, ma credo nella risposta che hai dato a S. Paolo: ‘La mia potenza si manifesta pienamente nella tua debolezza!’
Ti lodo perché mi dai la gioia di accettarmi così come sono, anche con la mia zona d’ombra. Sto vivendo la felice esperienza che accettando serenamente me stesso, diventa più facile aiutare gli altri a dire Sì alla propria storia.
Spero col tuo aiuto di incarnare, ogni giorno di più il programma di vita di Don Orione: ‘Fare del bene sempre, del bene a tutti, del male mai, a nessuno!’

Concludo questa lettera confidenziale affidando ancora una volta alla tua infinita misericordia tutte le mie piccole e grandi infedeltà.
Tu solo conosci fino in fondo il mistero del mio cuore; lascio quindi unicamente a Te il giudizio sulla mia vita di uomo, di consacrato e di sacerdote. Voglio solo dirti, dal profondo del mio niente, che ti voglio bene, perché sei il mio Salvatore, la mia forza, la mia luce, la mia pace.
Spero che sarai anche il mio premio, quando, lasciata questa terra di esilio, busserò alla casa del Padre.
In quel momento accoglimi, insieme a Maria, e spalanca la porta che mi introdurrà nella pace eterna.
SPERO IN TE, GESÙ, E TI ASPETTO COME L’AURORA!
MARANA’, THA!
Tuo aff.mo Gianni».

Il funerale di Don Gianni è stato celebrato nella Chiesa “Santa Maria Mater Dei”, Roma – Monte Mario il 18 dicembre, giorno in cui si celebrava il suo 44° anniversario di sacerdozio.

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