E’ il cuore che fa l’uomo, cioè è il cuore che fa la grandezza morale dell’uomo, ma quando il cuore è, quale dev’essere, un altare sacro a Dio.
Martedì, 15 Ottobre 2019
17 Ottobre 2014
PAOLO VI BEATO: Famiglia Orionina in festa per questo Papa devoto e promotore di Don Orione.
Giovanbattista Montini lo conobbe da giovane, lo aiutò da arcivescovo di Milano, lo fece conoscere da Papa.

Domenica 19 ottobre, in Piazza San Pietro Papa Francesco presiederà la Messa di Beatificazione di Papa Paolo VI. L'evento vede noi Orionini gioiosamente partecipi nel ringraziare Dio per il dono di un altro Papa “santo”, anello di una catena non interrotta di Papi Santi che hanno guidato la Chiesa nel secolo XX. Ci vede particolarmente esultanti e riconoscenti verso Montini – Paolo VI che fu una delle personalità ecclesiastiche che più hanno compreso e fatto conoscere nella Chiesa il genio di santità di Don Orione.

 

Paolo VI, da cardinale di Milano e da Papa a Roma, mai perdeva occasione per dire che aveva avuto la grazia di conoscere Don Orione personalmente e che lo stimava come “santo”.

Il giovane e promettente Don Giovanni Battista Montini, conobbe Don Orione nel 1926, quando egli, da poco nominato Assistente ecclesiastico nazionale della FUCI, l’organizzazione degli universitari cattolici, lo incontrò al Piccolo Cottolengo di Via Bosco, a Genova. Fu Don Franco Costa, che poi diverrà Vescovo e Assistente generale dell’Azione Cattolica, a invitarlo a conoscere Don Orione, prima di tenere la conferenza agli universitari.

Mons. Montini mai dimenticò quel suo primo incontro con Don Orione e, il 27 dicembre 1928, scrisse a Don Orione: “Non so se Ella mi ricorda: io La conobbi a Genova, quando Lei or son quasi due anni tenne una riunione per la Sua opera: io stavo con Franco Costa. Ma certo io ricordo la Sua bontà, ed è questa che mi lascia sperare di non esser ricorso indarno ad un amico dei poveri come Lei”.

Anche a Don Franco Costa, rimase impresso quell’incontro al Piccolo Cottolengo di Genova, e ricordò pure il commento di Mons. Montini: “Vedi, don Franco, ora mi trovo quasi a disagio pensando a quel che dovrò dire agli universitari, perché noi diciamo delle parole, mentre quando si ascolta Don Orione ogni parola è una semente di vita…”.

Quella prima conoscenza diede l’ardire al giovane Mons. Montini, negli anni Trenta, di intessere una collaborazione discreta e fattiva con Don Orione per un’opera tanto delicata, della quale è conservato un significativo carteggio autografo nell’Archivio Don Orione di Roma. Si tratta di una dozzina di lettere indirizzate da Montini a Don Orione, a partire dall’anno 1928. Quasi tutte hanno per argomento l’aiuto a sacerdoti in difficoltà lapsi, come erano chiamati allora – da sovvenire e da indirizzare al bene. Quella collaborazione discreta e la reciproca fiducia avvicinò gli animi di quei due santi sacerdoti. Montini ricorderà sempre Don Orione con parole di devozione e quasi di incanto verso la sua santità e la sua carità.

Giovanbattista Montini divenne poi arcivescovo di Milano dal 1954 al 1963. Fu lui, nei difficili anni del dopoguerra, a indirizzare il cuore, e qualche volta anche il portafoglio, dei milanesi verso il Piccolo Cottolengo. Durante il tempo in cui fu Arcivescovo a Milano, aveva instaurato una tradizione: il 7 di dicembre, festa di Sant’Ambrogio, era solito celebrare al mattino il solenne pontificale nella chiesa dedicata al santo e nel pomeriggio visitava il Piccolo Cottolengo di Don Orione.  “Per S. Ambrogio, 7 dicembre, al pomeriggio, a Dio piacendo, se altri impedimenti non sorgeranno, verrò, come già altre volte in tale data luminosa, al Piccolo Cottolengo milanese, com’Ella propone; speriamo che tutto sia in benedizione!”, scrisse a Don Giuseppe Zambarbieri con il quale continuò nella relazione fraterna e calorosa che già ebbe con Don Orione.

Tenne lui stesso il 30 marzo del ’58, nell’Aula Magna dell’Università Cattolica, la commemorazione del 25° del Piccolo Cottolengo Milanese, benedicendo i passi umili e buoni di Don Orione perché erano arrivati anche a Milano.
Sono di quel periodo le sue visite al nostro Santuario di Tortona, alla tomba di Don Orione, e la sua visita a Sanremo nella cameretta del transito di Don Orione.

Divenuto Papa – Paolo VI – nel giugno 1963, non solo continuò a voler bene alla Congregazione, ma – con quella squisita sensibilità che gli è stata universalmente riconosciuta – si può dire che non abbia tralasciato occasione per dimostrare il suo affetto al nostro Padre Fondatore e alla nostra Famiglia religiosa.
Rimase nel cuore di tutti il discorso di Paolo VI, durante l’udienza alla Congregazione Orionina del 30 novembre 1963, quando parlò dello “spirito di Don Orione, diciamo meglio, quello di Cristo, che ama tutti gli indigenti, li assiste nelle loro necessità e suscita energie, risorse e mezzi là dove non sembrerebbero, umanamente parlando, possibili”, riconoscendo “la fiamma di soprannaturale ardore che guida le gesta di Don Orione… pioniere, araldo dell'amore cristiano”.

Quando Montini – Paolo VI parlò di Don Orione, sempre lo fece con illuminata conoscenza d’amore e con profonda intuizione interiore. I suoi discorsi sono raccolti in un prezioso volumetto molto utile per capire il genio spirituale di Don Orione.

Qui, a Roma, nella nostra Chiesa parrocchiale di "Ognissanti", Paolo VI venne e celebrò la prima Messa in italiano il 7 marzo 1965. Avrebbe poi desiderato beatificare lui stesso Don Orione. Lo disse pubblicamente il 2 maggio 1965, nella Basilica di San Pietro: «Saremmo quasi tentati di dire che fra gli Amici di Don Orione siamo iscritti anche noi. E cioè, abbiamo noi stessi avuto la fortuna d’incontrarlo vivente. Commemoriamo con questi Amici, e con quanti altri nel mondo a questo nome guardano e benedicono, il 25° della sua morte pia e buona, nella speranza che la Chiesa possa riconoscere in lui quello che tutti comunemente dicevano quando lo incontravano vivente: “E’ un santo! È un santo!”. E Dio voglia davvero che questo titolo gli sia ufficialmente e qui riconosciuto!”.

Abbiamo appena gioito per la canonizzazione dei Papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, due Papi che tanto hanno amato Don Orione e la Congregazione. Allo stesso livello, si pone la riconoscenza per Paolo VI.

Don Flavio Peloso

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Paolo VI alla Parrocchia di Ognissanti, Roma 7 marzo 1965
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