Serbiamo in cuore quel celeste silenzio che nessun rumore del mondo può rompere.
Giovedì, 9 Aprile 2020
10 Gennaio 2016
MILANO: Natale di Don Orione a Milano.
Il 9 gennaio al Piccolo Cottolengo Milanese parlando di ecumenismo della carità e celebrando il battesimo di Gesù che ci ha resi tutti figli/fratelli.

Milano, 9 gennaio 2016. Nel ricordo del Natale che Don Orione amava trascorre al Piccolo Cottolengo di Genova e a Milano, il Superiore generale ha dedicato una giornata all’incontro di comunità, ospiti, collaboratori e amici del Piccolo Cottolengo di Genova (20 dicembre) e ieri di Milano.
Nella sala delle riunioni gremita, Don Flavio Peloso ha parlato dello “slancio ecumenico” vissuto da Don Orione e attualizzato dalla Congregazione oggi.

 

Ai tempi di Don Orione, non esisteva nemmeno la parola "ecumenismo" e ancor meno iniziative per l'unione dei cristiani divisi. Si accettavano le divisioni tra cristiani come un dato di fatto, come una pagina di storia.  Eppure, il nostro Fondatore pose l’impegno "per l’unità delle chiese separate" già in documenti del 1899. Chiese consiglio a Papa Leone XIII e nelle prime Costituzioni del 1904, mise tra le finalità della Congregazione quella di “pregare, lavorare e sacrificarsi”, e “favorire  con ogni studio e sacrificio di carità, l'unione delle Chiese separate".
Papa Giovanni Paolo II, nell’omelia di beatificazione riconobbe in Don Orione “un vero spirito ecumenico”.

L'ecumenismo è divenuto poi un movimento ampio, continuo, di tutte le chiese, compresa quella cattolica che ne è convinta promotrice. Tanti passi di unità sono stati fatti a livello di conoscenza, di relazioni, di dottrina. Molti passi ancora restano da fare.


Fatto nuovo, oggi, è che in tutte le nazioni, tutti siamo a contatto con persone di altre confessioni cristiane e di altre religioni. Tutti possiamo vivere ed esprimere un vero spirito ecumenico. L'ecumenismo è diventata una realtà popolare. Tutti possiamo valorizzare i rapporti personali con persone di altra confessione e di altra religione, senza perdere, ovviamente, la freschezza della nostra fedeltà alla Chiesa cattolica e al Papa, anzi, cercando di approfondirla e di offrirla.

Il discorso di Don Flavio è corso via semplice e interessante.
Alla fine, durante le risonanze finali, Marco ha portato la sua esperienza di accoglienza di 4 giovani “richiedenti asilo”, mussulmani, nella Casa del Giovane, che sorge dall'altra parte del cortile del Piccolo Cottolengo. 
Don Pierangelo Ondei, direttore del Piccolo Cottolengo, ha indicato a tutti che, in fondo al corridoio della sala ove si teneva la conferenza, sta per venire alloggiata una coppia di sposi “richiedenti asilo”, con la mamma che è già a buon punto con la tessitura del figlio in grembo.
A questo punto, Don Flavio ha dato notizia  che, il 12 dicembre scorso, nel nostro ex convento delle Suore Sacramentine a Tortona, ha preso avvio la Casa “Braccia e Cuore”  destinata ad accogliere una trentina di giovani “richiedenti asilo”, molti dei quali mussulmani.
Allora anche Don Sergio Zanatta ha preso la parola per dire che “anche noi a Santa Maria La Longa (Udine) stiamo dando ospitalità a 18 richiedenti asilo da 5 mesi. E prima avevamo accolto un gruppo di donne eritree. Il Prefetto di Udine ha voluto darci una medaglia di benemerenza per l’opera di accoglienza svolta in questi ultimi tempi”.

Insomma ci siamo accorti che l’”ecumenismo della carità”, voluto e vissuto da Don Orione, funziona ancora. Ci siamo accorti che “lo slancio ecumenico che è proprio del nostro Istituto”, come dicono le Costituzioni, dà ancora buoni frutti di umanità e di testimonianza cristiana. Non poteva esserci una conclusione migliore dell'incontro Amici di Don Orione.

La Messa in Parrocchia, celebrando "Dio si è fatto come noi" (in fila con noi nel battesimo penitenziale) "per farci come lui", "figli, amati, in cui Dio trova compiacimento" mediante di battesimo, e poi la cena con le comunità dei Religiosi e delle Religiose presenti al Piccolo Cottolengo Milanese ha coronato il bel pomeriggio trascorso insieme nel segno dell’unità.

A.P.

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