Se saremo tristi, come faremo la felicità di chi sta con noi?
Lunedì, 27 Settembre 2021
15 Maggio 2021
MESSAGGIO ALLA FAMIGLIA ORIONINA PER LA SOLENNITA' DEL PADRE FONDATORE
Il Consiglio Generale invia un messaggio alla Famiglia Carismatica per la Solennità Liturgica di San Luigi Orione - 2021

(Selezionare sopra la lingua di preferenza)

Carissimi fratelli e sorelle della Famiglia Carismatica Orionina,

1.         In questo 16 maggio 2021, come nell’anno scorso, la festa liturgica del nostro Padre Fondatore, San Luigi Orione, viene celebrata nel contesto della dolorosa esperienza dell’emergenza sanitaria che sta affliggendo l’umanità. Gli orionini, naturalmente, ambientati in differenti parti del mondo, esperimentano la pandemia con prospettive diverse. Ci sono quelli che vivono e operano in scenari di ragionevole ottimismo e ci sono, invece, altri che soffrono ancora con l’aggravamento della situazione, in un contesto di grande preoccupazione. In ogni parte, purtroppo, ci sono i poveri, alcuni dei quali resi tali proprio da questa situazione, che esperimentano dolorosamente sentimenti di vulnerabilità e di fragilità non solo economica.

2.         Uno sguardo panoramico sulla realtà attuale ci fa pensare: dove dovrebbero stare i figli di Don Orione in questo momento? La risposta nasce spontanea. Nello stesso luogo dove Lui, il Padre, è stato: in ogni situazione di crisi, di gravità, di calamità, di sofferenza… nel luogo dei poveri! Il luogo dei poveri è il luogo della dimora di Dio ed è là che Don Orione ha vissuto e operato.

3.         Don Orione, con la sua vita, ci offre un variegato esempio di creatività e tempestività nell’attenzione ai più poveri e bisognosi del suo tempo. Non faceva molta differenza che si trovasse di fronte a Mario Ivaldi che piangeva perché cacciato dal catechismo o dovesse pensare all’apertura del Collegio di Tortona per ragazzi e vocazioni povere. Pensiamo alle iniziative delle colonie agricole, agli interventi in occasione dei terremoti di Sicilia e della Marsica, agli interventi in favore delle mondine, all’apertura di opere d’ogni tipo ideate per rispondere prontamente ai bisogni che incontrò lungo la sua vita: orfanatrofi, scuole, Piccoli Cottolengo, missioni, parrocchie, stampa, persino case per le nobili decadute e per sacerdoti in difficoltà.

Lui stesso non amava fissarsi su un certo tipo di opera, ma con la sua “capacità di adattamento”, puntava al fine, cioè, unire i piccoli, i poveri e il popolo alla Chiesa e al Papa. Lasciò scritto: "E ciò con l’apostolato della carità tra i piccoli e i poveri...".

Con questa indicazione, lui non ci invita solo a “fare”, ma a cambiare il nostro stesso “essere”. “La carità comanda di non appartarci in una comoda bastevolezza, ma di sentire e avere compassione fattiva per i dolori, i bisogni degli altri, dai quali non dobbiamo riguardarci separati mentre sono una sola cosa con noi, in Cristo”. È lì che possiamo incontrare Cristo perché Lui era già lì: “[al luogo dei poveri] ti mando nel Nome di Dio, e là ti aspetta il Signore!”.

4.         “Non attendiamo il dopo-guerra [dopo pandemia]: Charitas Christi urget nos!”. Non sappiamo quanto la pandemia continuerà in un luogo o nell’altro, ma i poveri soffrono già ora. In questa crisi la sofferenza maggiore non è quella causata dalla situazione finanziaria, seppur grave, ma soprattutto dal senso di disorientamento, dalla perdita di fiducia, dalla mancanza di un traguardo chiaro che mantenga viva la speranza. Molti di questi poveri vivono già a nostro fianco, ma non vengono a dircelo perché manca loro la speranza. A noi ascoltare il Padre che ripete: “Andiamo ai poveri! Amiamo Dio e i poveri!”.

5.         Di fronte all’emergenza, come orionini, non possiamo restare indifferenti. Ricordiamo: “Resti ben determinato che la Piccola Opera è per i poveri!”. Seguendo il nostro Fondatore, dobbiamo ravvivare la creatività per riedificare con la carità un mondo più umano, meno diseguale, più simile al sogno di Dio. Siamo portatori di sollievo per i più sofferenti, compagni di viaggio per chi è trascurato o in situazione di fragilità, tendere la mano a chi ha bisogno di noi! Già lo stiamo facendo in tanti posti e in tanti modi, continuiamo con coraggio e generosità! È questo il modo migliore per celebrare la Festa del Padre.

            Auguri di buona festa! Con le benedizioni del Signore!

P. Tarcisio Vieira – Don Oreste Ferrari

Don Fernando Fornerod – P. Assamouan Pierre

Don Laureano de la Red – Don Fulvio Ferrari

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