Non si può fare del bene stando col muso, con la malinconia, con la tetraggine.
Venerdì, 22 Settembre 2023
11 Febbraio 2009
ITALIA-VATICANO: L'11 febbraio di 80 anni fa la Conciliazione tra Stato e Chiesa

L’11 febbraio del 1929 furono firmati i Patti lateranensi tra lo Stato italiano e la Santa Sede. Lo storico atto avvenne nel palazzo Lateranense di Roma tra Benito Mussolini e il card. Pietro Gasparri.

La Chiesa godeva di riconoscimento pubblico ed autonomia giuridica dall’Editto di Milano di Costantino del 313, quindi da oltre quindici secoli. L'aveva persa con la "presa di Roma" del 20 settembre 1870 da parte delle truppe piemontesi del nascente stato italiano.
Pur con le garanzie assicurate ("guarentigie") il Papa doveva in qualche modo "dipendere" dalla volontà sovrana del nuovo Stato, senza quella libertà di azione e di pensiero necessari per il suo ruolo di Pastore e Capo della Chiesa universale.
Il Papa, da Pio IX in poi, mai accettò questo stato di cose e pertanto, dal 1870, si considerò "prigioniero" nel Vaticano, senza mai uscirne.

Don Orione sentiva molto tale "questione romana", come veniva chiamata, schierato apertamente per le ragioni del Papa e della Chiesa.
Ce ne parla Don Flavio Peloso che questo tema ha studiato e ricostruito accuratamente nell'articolo Don Orione & la Conciliazione, “Studi Cattolici” (Giugno 2001, p. 426-431).


D./ La fedeltà alla Chiesa e al Papa furono messe alla prova durante i 50 anni del “funesto dissidio” a seguito alla presa di Roma del 1870. Qual’era la posta in gioco nella “questione romana”?

F.P./ Pio IX confidò al comandante dell’esercito pontificio Karl Kanzler: “Il potere temporale è una cosa sacra, lo difenderò fino alla morte, ma è una grande seccatura”. Pio IX non era attaccato al potere temporale in quanto tale, secondo il falso cliché ormai fissato dalla divulgazione storica popolare, ma quale Capo della Chiesa universale intendeva salvaguardarne la libertà e l’indipendenza della Santa Sede in funzione della missione religiosa propria. Egli affermò chiaramente che “Qualora il Romano Pontefice fosse soggetto al potere di un altro Principe, non potrebbe, per ciò che riguarda la sua persona e gli atti del ministero apostolico, sottrarsi all’arbitrio del Principe dominante ed esercitare la suprema potestà di pascere e governare in piena libertà tutto il gregge del Signore”.
Sovranità pontificia uguale libertà di ministero: questo era in gioco e questo alla fine prevalse. Se ne riconoscono a tutt’oggi la verità e i benefici risultati anche con uno Stato di 0,44 chilometri quadrati. La Santa Sede non è Italia, non è Europa. E’ di tutti.


D./ 11 febbraio 1929, una data storica di cui ricorre l’80° anniversario: la firma dei Patti Lateranensi e del Concordato realizzarono la Conciliazione tra Stato e Chiesa in Italia.

F.P./ Sì è una data importante per l’Italia, per il Papato e per la libertà del suo servizio alla Chiesa del mondo intero. Se poi pensiamo che il nostro Don Orione ebbe passione e parte attiva nel preparare questo evento, la gioia di noi Orionini è ancora più grande.


D./ Che ruolo ebbe Don Luigi Orione nella promozione della Conciliazione tra Chiesa e Stato in Italia?

F.P./ È una pagina di storia rimasta quasi sconosciuta e ricostruita recentemente con documenti d’archivio Nel 1923 Don Orione costituì un gruppo di studio con personalità che intendevano proporre un progetto per riavviare le trattative profittando che, nel 1922, Mussolini era diventato capo del governo italiano e Pio XI fu eletto al soglio pontificio. Si trattava di Padre Giovanni Genocchi, Padre Giovanni Semeria, Don Giovanni Minozzi, e dell’On. Fulvio Milani, allora Sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia. Fu incaricato Padre Genocchi di consegnare al Card. Gasparri, segretario di Stato, la proposta del gruppo. Ebbene, dopo soli due giorni, il 19 gennaio 1923, il Cardinale incontrò segretamente Mussolini e poi si riapersero i colloqui bilaterali.


D./ E poi, come andarono le cose?

F.P./ Il cammino sembrava non giungere mai a compimento e così Don Orione scrisse una Lettera a Mussolini, datata 22 settembre 1926, di cui conserviamo copia dattiloscritta con autografo di Don Orione. È una lettera sorprendente per il tono e per i contenuti. Ma non fu un atto isolato. E’ solo un tassello di un quadro più ampio di pensieri, di relazioni e di progetti. Don Luigi Orlandi, un confratello fidato di Don Orione che aveva battuto a macchina quella lettera, ha lasciato una dichiarazione scritta in cui afferma che “Don Orione mi spiegò che era stato in Vaticano, che aveva parlato con il card. Pietro Gasparri. Certo è che mi disse le testuali parole: Il Papa vuole addivenire ad un trattato con il Governo di Mussolini per sciogliere la cosiddetta Questione Romana, ed il Santo Padre desidera che io scriva a Mussolini sull’argomento”.


D./ Quindi non fu un atto isolato.

F.P./ No, la lettera con cui Don Orione chiede a Mussolini di dare finalmente soluzione alla Conciliazione risulta essere espressione di una iniziativa della Santa Sede che volle affidare ad un sacerdote di fiducia e di riconosciuto valore morale nell’opinione pubblica un chiaro messaggio al Governo italiano senza impegnare la propria autorità. Anche in questo caso, dopo due settimane, le trattative tra gli avvocati Barone e Pacelli vennero dichiarate “ufficiali” ed iniziarono i lavori veri e propri che portarono alla Conciliazione.


D./ E dopo?

F.P./ Il resto è storia nota. Giunse l’11 febbraio 1929, data della storica firma dei Patti lateranensi. L’Osservatore Romano, che dal 1870 usciva listato di nero, quel giorno fu stampato finalmente senza il segno del lutto. Due giorni dopo, Pio XI commentò: «È con profonda compiacenza che crediamo di avere con il Concordato ridato Dio all’Italia e l’Italia a Dio».

A.P.





























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