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Domenica, 27 Settembre 2020
12 Settembre 2020
IN AFRICA SCONFITTO IL VIRUS DELLA POLIO. 2 MISSIONARI ORIONINI COMMENTANO LA NOTIZIA
L’Africa è stata dichiarata ufficialmente polio-free dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. E gli orionini, che poco più di 40 anni fa aprirono la loro prima missione nel continente africano, hanno contribuito in qualche modo a questa conquista?

In un momento in cui tutto il mondo è impegnato a lottare contro il nuovo coronavirus c'è un continente che è riuscito a raggiungere un traguardo storico nella sua battaglia contro un altro virus: l'Africa è stata dichiarata ufficialmente polio-free, ed è finalmente libera dal poliovirus selvaggio.

L’annuncio è stato dato dal direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante l'incontro virtuale che si è tenuto il 25 agosto, organizzato fra i ministri della Sanità e i rappresentanti dei Paesi africani per la settantesima sessione del Comitato regionale Oms per l'Africa. La certificazione è arrivata dall'Africa Regional Certification Commission, l'organismo scelto appositamente dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a tale scopo, dopo che lo scorso giugno la Nigeria, l'ultimo paese africano a riportarne ancora casi, è stato dichiarato polio-free.

Due dei tre ceppi del virus della polio selvaggia sono stati eradicati in tutto il mondo. Adesso anche l'Africa è stata dichiarata indenne dall'ultimo ceppo rimasto. In questi anni più del 95% della popolazione africana è stata immunizzata. Nel continente rimane solo la polio derivata dal vaccino, che sarebbe una forma rara del virus che muta dal vaccino antipolio orale e può diffondersi a comunità sotto-immunizzate. Ora rimangono solo due paesi in tutto il mondo a dover fare i conti con questa malattia: l’Afghanistan e il Pakistan. L’OMS ha sottolineato che è fondamentale che i Paesi continuino a vigilare su questa malattia.

Una domanda provocatoria

E noi orionini? Abbiamo contribuito anche noi, in qualche modo, al conseguimento di questa conquista? È questa la domanda che si è posto P. Tarcisio Vieira, Direttore generale dell’Opera Don Orione, nell’apprendere la notizia. «Quando ho letto la bella notizia che annunciava che l’Africa era libera dalla polio - riferisce P. Vieira -, mi è venuta quasi spontanea la domanda: qual è stato il nostro contributo orionino a questa conquista? Forse ci sarà qualcuno in grado di fare una riflessione su questo dato a partire dall'azione dei missionari e degli orionini africani. Un'azione che è cominciata, come è logico dedurre, dalla cura e promozione dei bambini handicappati. Così ho chiesto ad alcuni confratelli un commento su questa notizia e di condividere una qualche riflessione».

La risposta dei missionari

Prontamente arriva la risposta di Don Angelo Girolami, sacerdote orionino con alle spalle 40 anni di missione in Africa, che racconta: «"L'Africa è libera dalla polio!". Finalmente! ho detto dentro di me, perché nei miei quarant'anni passati in Africa, ho avuto sempre a che fare, non con il virus, ma con le sue conseguenze disastrose sui bambini in Costa d'Avorio, in Togo e in Burkina Faso, dove la Congregazione si è molto impegnata.

Quando arrivai in Costa d'Avorio negli anni 1970/80, Don Mugnai mi fece notare i numerosi casi di bambini nascosti nelle case del villaggio di Bonoua e nelle capanne in piena campagna o foresta, per un senso di colpa e per la vergogna di vedere i loro piccoli trascinarsi per terra come serpenti. Se non erano stati uccisi, erano praticamente lasciati morire nel nascondimento, senza cure: erano quasi tutti casi di poliomielite. Che fare? La prima reazione che abbiamo avuto è stata quella di salvare, curare e reinserire quelli che erano scampati alla morte. Ed è per questo che è nato nel1979 il Centro Don Orione per handicappati motori, che ha avuto non solo il grande merito di salvare e ridare alle famiglie e alla società centinaia e centinaia di bambini e giovani, felici di esserci, ma ha cambiato la mentalità della gente. Agli inizi eravamo noi che andavamo a cercarli. Ora sono le mamme che ce li portano, se vedono qualcosa di anormale nel loro bimbo e lo amano.

Certo che, oltre alla riabilitazione e al reinserimento dei bambini nella società, abbiamo pensato subito alla prevenzione. Ma la sfida era enorme perché non esisteva la vaccinazione presa in carico dallo stato o da qualche organismo. Il vaccino esisteva in farmacia e bisognava comperarlo. Nel 1984 scrissi che costava un quarto del salario di un manovale della campagna. Comunque bisognava dare l'esempio e, soprattutto con l'aiuto personale e finanziario delle suore domenicane dell'Annunziata, che lavoravano a Bonoua e nei villaggi della nostra parrocchia, abbiamo cominciato a fare delle campagne di vaccinazione. Qualcuno ha cominciato ad imitarci, ma fu nel 1988 con l'impegno dell'OMS a vaccinare tutti i bambini dell'Africa e ad eradicare la polio dal continente, che si sono cominciati a vedere i risultati. Noi al Centro avevamo sempre meno bambini piccoli infettati, fino a scomparire, in tempi recenti, completamente.

Questo grido di vittoria non ci sorprende. Poteva essere lanciato molto prima, ma era proprio la parte nord della Nigeria che conservava il focolaio e lo esportava nei paesi vicini, perché gli islamisti impedivano la vaccinazione e dicevano alle mamme di non portare i bambini, perché il vaccino li rendeva sterili.

È per questo che, come dice l'articolo di Avvenire, resiste nel mondo ancora solo in Pakistan e Afghanistan, dove per motivi culturali e religiosi gli islamisti impediscono la vaccinazione e uccidono anche i vaccinatori (un centinaio!).

La nostra Congregazione ha contribuito a questa vittoria sulla polio? Certo! ha portato la sua goccia d'acqua nel debellarla, ma ha dato un grande contributo nel ridare dignità a chi ne era stato contagiato».

Alle parole di Don Angelo Girolami fanno seguito quelle di Don Pasquale Poggiali: «Attualmente l'Africa ha delle zone molto arretrate ed altre più evolute. La zona di Bonoua è piuttosto sviluppata grazie anche al nostro lavoro per la salute dei bambini, grazie alle scuole materne e al Centro handicappati e, nei villaggi, grazie al Progetto Ippocrate. Molte malattie sono conseguenza dell'ignoranza. Aveva ragione Nelson Mandela nell’affermare: “Se vuoi fare un regalo a un bambino africano, aiutalo ad andare a scuola”. Con Assomis, nonostante la crisi, aiutiamo, anche quest'anno, tra bambini e giovani, 600 di loro ad andare a scuola. Vorrei che questo "fuoco" incendiasse anche i nostri giovani confratelli africani..».


 

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