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Mercoledì, 21 Agosto 2019
31 Ottobre 2015
IMMIGRAZIONE: un bagno di realtà in mezzo a tante ideologie e mal di pancia.
Dati, sorprese e qualche pensiero sul fenomeno dell’immigrazione dal Dossier statistico immigrazione 2015.

È stato pubblicato il “Dossier statistico immigrazione 2015” redatto dal Centro Studi e Ricerche IDOS/Immigrazione. La presentazione è stata fatto al Teatro Orione (Roma, quartiere Appio), nel mattino del 29 ottobre scorso. Tra i relatori c’erano il ministro degli esteri Paolo Gentiloni e il neo-nominato vescovo di Bologna Matteo Zuppi.
I dati di questo Dossier hanno riflessi sulla nostra coscienza sociale e religiosa.

 

Nel mondo è in atto un flusso migratorio multiple che si va presentando come una caratteristica globale di questo inizio del millennio. Si riconoscono alcune onde più consistenti, alcune cause mobilitanti, ma è un fenomeno ben più vasto legato a una nuova coscienza di mondialità, alle maggiori possibilità di movimento, alla conoscenza di nuove opportunità di vita che fanno muovere famiglie e vaste porzioni di umanità da un Paese all’altro.

Sono appena tornato dagli Stati Uniti ove questo fenomeno è quasi costitutivo dell’identità di quella grande nazione. Non parlano solo i numeri, ma anche le motivazioni, gli obiettivi, le modalità di inserimento in una nuova nazione.
A Boston la Congregazione ha la cura pastorale degli immigrati ispanici di America Latina e dei brasiliani. "C’è molta differenza tra di loro, non solo per la cultura di provenienza ma anche che per il modo di immigrazione”, mi diceva il confratello P. Marcelo Boschi. “I Brasiliani vengono per trovare lavoro, per un maggiore benessere e tendono a ritornare dopo alcuni anni in Brasile. Vivono l’immigrazione con senso di provvisorietà. Gli ispanici, invece, che provengono da paesi molto più poveri, tendono a pensare al loro futuro qui, a radicarsi nella nuova nazione”.
Questo per dire che ci sono diverse tipologie di immigrati e diverse modalità di immigrazione e di integrazione.

Attualmente sono calcolati in 240 milioni i migranti nel mondo.
Guardiamo all'Europa e all'Italia.
In Italia sono 5.014.000 gli stranieri regolari residenti in Italia, a inizio 2015. Contemporaneamente deve far pensare che, quasi in ugual numero, sono 4.637.000 gli italiani che hanno scelto di andare a vivere all’estero.
L'Istituto di Statistica inglese, ha riferito gli italiani che hanno ottenuto il "National insurance number", documento indispensabile per lavorare, sono stati nell’ultimo anno 57.600, con un +37% in un anno. Per la prima volta quest'anno gli italiani sono al secondo posto tra gli stranieri in arrivo nel Regno Unito; al primo ci sono i polacchi, ben 116.000.

Da dove vengono gli immigrati in Italia? Tra gli stranieri residenti, oltre la metà ha la cittadinanza di un Paese europeo; provengono soprattutto dalla Romania (1.131.839); gli albanesi sono 490.483; circa 1 milione provengono dall’Asia, Cina in testa.

Si sta parlando molto di “emergenza profughi”, c'è quasi una sindrome da invasione. Nel 2014, sono sbarcate in Italia oltre 170.000 persone tra richiedenti asilo e migranti economici, il quadruplo rispetto al 2013.  Gli irregolari intercettati sono stati 30.906 e ne sono stati effettivamente rimpatriati 15.726 (la metà).

In Europa è aumentato soprattutto il numero dei “richiedenti asilo”, ai primi posti Germania e Svezia, al terzo l’Italia, con le note difficoltà di garantire un’accoglienza adeguata a chi fuggendo da guerre e persecuzioni giunge via Mediterraneo sulle coste italiane.
Quando nel luglio scorso ho chiesto al Prefetto di Alessandria, in vista dell’accoglienza di profughi in una nostra casa di Tortona, se quanti venivano fossero veramente profughi, mi rispose più o meno così: Sono 'richiedenti asilo', solo in un secondo momento, dopo informazioni e accertamenti, potrà essere loro riconosciuto lo status di profughi.
Le responsabilità politiche di questi flussi migratori sono grandi, sia a livello di gestione dell’accoglienza e sia di soluzione dei problemi che provocano flussi migratori disordinati: pacificazione delle aree in conflitto, cessazione dello sfruttamento, sostegno e sviluppo economico di vaste regioni in miseria.

Pur tra le tensioni delle diversità, l’integrazione porta anche buone novità e un utile scambio di beni.
Per esempio, Franco Pittau, coordinatore redazionale del Dossier dell’IDOS, afferma che “il bilancio economico tra spesa pubblica ed entrate statali assicurate dagli stranieri è positivo. Risulta che gli immigranti ogni anno ci lasciano un buono – un surplus – di tre miliardi. Quindi non è vero quello che diciamo quando ci lamentiamo di “quanto ci costano”.  Questo a livello di bilancio statale (15,6 miliardi di entrate e 13,5 di uscite), ma sappiamo come le spese per l’accoglienza e l’aiuto a gli immigrati provengono, in Italia, in buona parte anche da privati e da organismi ecclesiali. Evidentemente, lo scambio di beni economici è solo uno degli aspetti dell’integrazione.

Un altro aspetto di cui conviene tenere conto è l’aspetto religioso. C’è tanto allarme per “l’invasione mussulmana” che costituisce forse il fatto più problematico perché ha risvolti non solo religiosi ma anche civili, di costumi, di diritto matrimoniale, ecc. Ebbene, è importante sapere, come informa Claudio Paravati, direttore di Confronti, che sono 2.700.000 (il 53,8%) i cristiani immigrati arrivati in Italia . Poi ci sono 1.600.000 mussulmani (32,2%) e percentuali minori di altre religioni. Claudio Paravati  ha anche osservato che c’è un dato di “discontinuità, relativo ad alcune religioni – tra cui l’islam ad esempio – che, in confronto all’anno prima, è diminuito di qualche punto percentuale”. La temuta “crescita esponenziale” dell’Islam parrebbe dunque ridimensionata.

Infine, un ultimo dato da considerare: i cristiani ortodossi immigrati in Italia sono più di 1.200.000. Anche in Italia il tema dell’ecumenismo sta diventando un fatto pastorale e non solo dottrinale. C'è da dire infine che nelle comunità cristiane italiane stanno arrivando molti cattolici, fattore di novità e di rinnovamento.

Si può guardare a questi fenomeni da giornalisti di quel che avviene o da chiacchieroni brontoloni. Il nostro approccio sia da cristiani e da orionini, guardando a quello che possiamo fare noi in termini di aiuto e di relazione.
“Nel nome della Divina Provvidenza, ho aperto le braccia e il cuore a sani e ad ammalati, di ogni età, di ogni religione, di ogni nazionalità: a tutti avrei voluto dare, col pane del corpo, il divino balsamo della Fede” (San Luigi Orione). Questo è l'atteggiamento che deve ispirare e che ha ispirato gli appelli del Papa, ai quali ha fatto eco anche un mio appello alle case e attività della Congregazione in Europa.
A volte si può fare qualcosa di istituzionale, con case di accoglienza, centri di ascolto e pronto soccorso. A volte si può offrire un'accoglienza di tipo famigliare, a una o poche persone, temporaneamente. A volte, possiamo fare un'azione educatrice dell'accoglienza nei nostri ambienti e attività. 
In qualunque forma sia possibile, si tratta di saper accogliere i nuovi venuti e favorire l’integrazione dei 5 milioni di “stranieri”-fratelli che sono già in Italia. Il rifiuto e l’ostilità generano le condizioni di degrado umano e anche di esplosione sociale, mentre l'integrazione alleggerisce i disagi per gli immigrati e per la società che li accoglie e porta ad un imprevedibile scambio di beni.

Don Flavio Peloso

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