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Lunedì, 17 Gennaio 2022
13 Gennaio 2022
“HO SEMPRE AMATO L'ABRUZZO", DON ORIONE SUI LUOGHI DEL TERREMOTO DI AVEZZANO NEL 1915
In occasione del 107 ° anniversario del terremoto che sconvolse la Marsica riportiamo un estratto dell’approfondimento scritto da Don Flavio Peloso sull’intervento di San Luigi Orione a favore delle popolazioni colpite dal sisma.

In una lettera di Don Orione si legge: “Ho sempre amato l’Abruzzo”. Ed è vero. E fu un amore a prima vista. La prima vista  dell’Abruzzo fu quando, il mattino del 18 gennaio 1915, egli giunse sul luogo del terremoto , nella Marsica, e vide lo strazio di quella gente per la quale poi egli  si spese generosamente, appassionatamente.  Anche l’Istituto orionino di Pescara è collegato a quell’evento della Marsica. Sappiamo che la sua prima sede fu ricavata riadattando “le baracche dei terremotati della Marsica e collocate su basamenti di cemento in Via Aterno”, ove sorgeva “un gran campo di cavoli”, secondo le notizie di Don Di Candido, iniziatore dell’opera orionina a Pescara.

IL TERREMOTO

Il 13 gennaio 1915 alle ore 7,55 una forte scossa di terremoto devastò il territorio    l’ondata sismica decrescendo in intensità, colpì anche alcune zone al confine con la Campania e con il Lazio. Avezzano, capoluogo della regione, fu in gran parte raso al suolo. Moltissime le vittime e fra queste anche parte delle autorità militari e civili. Interrotte le comunicazioni, la notizia del disastro fu segnalata da Sante Marie, località distante circa 30 km. dal capoluogo, solo nel tardo pomeriggio.

Gli effetti del terremoto nel circondario di Avezzano furono catastrofici. Collarmele, San Benedetto dei Marsi, Paterno, Gioia dei Marsi, Ortucchio ed altri paesi furono pressoché distrutti. Il bilancio del terremoto fu disastroso per il numero delle vittime: sotto le rovine delle case e degli edifici pubblici crollati rimasero circa 30.000 abitanti su un totale di oltre 124.000 persone residenti nelle aree disastrate. Ad Avezzano su 11.208 abitanti le vittime furono 10.719; a Pescina , dove nacque nel 1900 Ignazio Silone, circa 5.000 su 10.400; a S. Benedetto dei Marsi che contava, secondo dati del 1911, 3.960 abitanti circa 3.000; a Sora nel Lazio, in provincia di Frosinone, 3.000 su 17.000. Moltissimi anche i feriti. Le strade risultarono per lo più intransitabili in quanto franate o rese ingombre dalle macerie. Rimasero inoltre in parte danneggiate le linee ferroviarie e le comunicazioni telegrafiche e telefoniche.

Tempestivamente il Re Vittorio Emanuele III, accompagnato dal generale Guicciardi, già nel primo pomeriggio del 14 gennaio, giunse nei luoghi del terremoto, assieme al vescovo mons. Bagnoli che si trovava a Roma. Vi giunse per ferrovia e poi con auto militari. Nei giorni successivi, fece visite di ricognizione delle zone devastate.

Tra i primi a giungere sul luogo del disastro fu Don Luigi Orione. La notizia giunse il 14 pomeriggio. Subito egli partì da Tortona e raggiunse Roma la sera del 15 gennaio. Poté giungere ad Avezzano solo il giorno 18. Questo sacerdote fu visto all’opera e restò nella memoria di tanti ragazzi orfani e delle migliaia di sopravvissuti impauriti come un personaggio quasi mitico, un angelo salvatore, una figura familiare che aiutava consolava affetti e sicurezze perdute.

 Don Orione ha incontrato l’Abruzzo nel momento del bisogno e del dolore. Per questo l’Abruzzo è rimasto nel cuore di Don Orione e Don Orione è rimasto nel cuore dell’Abruzzo; segno di tale affetto rimasto nel tempo è stata la recente proclamazione di Don Orione “Cittadino onorario della Marsica”, voluta e firmata da tutti i Sindaci dei comuni marsicani.

COME SI MOSSE DON ORIONE DURANTE L’OPERA DI SOCCORSO

Don Orione arriva a Roma alla sera del 15 gennaio, ma non va subito ad Avezzano. Da buon “stratega della carità”, si ferma a Roma per prendere contatti e disporre le relazioni per un buon intervento di soccorso e per la successiva accoglienza degli orfani.  

Contattò altre istituzioni e congregazioni religiose. Don Luigi Guanella  assicurò subito la collaborazione ed egli stesso, benché anziano ammalato, si recò sui luoghi del terremoto per una breve visita di poche ore, il 10 febbraio, ma poi inviò le sue Figlie della Divina Provvidenza, generosissime, di cui Don Orione ebbe grande stima. Don Orione andò alla sede del Patronato Regina Elena, una organizzazione umanitaria legata alla Casa reale e presieduto dalla contessa Gabriella Spalletti Rasponi. Fece visita ad alcuni dicasteri vaticani per avere direttive e per verificare disponibilità. Allertò e dispone le proprie case di Roma per l'accoglienza degli orfani.

Il 18 gennaio Don Orione giunse in treno ad Avezzano. Come suo quartiere generale di delegato del Patronato Regina Elena, con pieni poteri di assistenza nella zona del disastro, gli viene messa a disposizione una grossa tenda nel piazzale Torlonia.

Sui luoghi del terremoto entra in relazione e stringe rapporti con tutti i protagonisti dei soccorsi. Sapeva che la solidarietà e l’assistenza non erano un campo di attività riservato alla Chiesa o prevalentemente svolto da istituzioni ecclesiali. C’era una “laicità” dei soccorsi con cui confrontarsi e collaborare: i soccorsi statali, di associazioni umanitarie e di organismi privati. l’assistenza religiosa era una tra le tante. Ebbene, Don Orione non solo prese a collaborare alacremente e “da sacerdote” con tutte le persone in campo, ma divenne il loro riferimento morale.

Come già in occasione del terremoto calabro-siculo del 1908 (98.000 morti!), ebbe un atteggiamento inclusivo, fu un tessitore di rapporti che rinforzò il tessuto della solidarietà. Del laicissimo Patronato Regina Elena fu addirittura nominato Vice-Presidente sia a Messina che, poi, nella Marsica. Divenne il primo collaboratore della contessa Spalletti, molto ‘laica’, al punto che poi Pio X gli fece i complimenti: “Lei è diventato il primo santo del calendario della Spalletti”. E Don Orione commentò: “L’espressione mi fece tremare perché la Spalletti ha pochi santi cattolici nel suo calendario”.

Il Ministero degli Interni aveva i propri  funzionari incaricati dei soccorsi; il coordinatore Ernesto Campese rimase a dir poco “incantato” da Don Orione e la loro reciproca fiducia e collaborazione molto giovò per il buon esito dei soccorsi. A portare aiuti nella Marsica giunsero anche organismi laici del tutto estranei – e qualche volta in militante contrasto – con le motivazioni religiose.[5] Divenne il coordinatore del soccorso proveniente dal mondo ecclesiale, fu il referente della carità del Papa, mobilitò numerose congregazioni religiose nell’aiuto a chi aveva perso tutto, nell’assistenza a feriti, nell’educazione di orfani. Suscitò anche pretese e gelosie nel campo ecclesiale, a Messina come ad Avezzano.

Si attirò anche non pochi guai e opposti sospetti per la sua frequentazione e collaborazione aperta con tutti nel campo della solidarietà.[6] Non mancarono pretese e gelosie anche nel campo ecclesiale.

Quanto Don Orione fece in quel contesto della Marsica ha qualcosa da dire anche oggi. Ci parla di coraggio e di intraprendenza, di dialogo con tutti ma anche di identità irrinunciabile, dà fiducia nella collaborazione tra laici e religiosi, tra istituzioni statali ed ecclesiali nel “fare del bene sempre, del bene a tutti, del male mai, a nessuno”. Ci parla di intervento generoso personale, ma anche di prudenza strategica e organizzativa. Ci dice che non c’è soccorso alle persone senza relazione umana, senza amore.

IGNAZIO SILONE

Il testimone più famoso di quegli eventi e dell’opera di Don Orione è senz’altro Ignazio Silone – Secondino Tranquilli.] Ne diede testimonianza al processo di canonizzazione di Don Orione, 12 novembre 1964. L’anno successivo, la sua testimonianza divenne il famoso capitolo “Incontro con uno strano prete” del suo libro autobiografico “Uscita di sicurezza”.

Ecco il testo tratto dai Verbali del processo di canonizzazione.

“Lo conobbi nel 1916. Lo vidi fuggevolmente dopo il terremoto della Marsica, nel 1915. Ricordo, per essere stato presente, che Don Orione aveva raccolto un gruppo di bambini scampati al disastro e privi di famiglia. Don Orione era in attesa di poterli trasportare a Roma, ma la linea ferroviaria era interrotta e per giungere alla prima stazione bisognava percorrere ancora una quarantina di chilometri. Sul luogo si trovava già il Re con le autorità del seguito e le loro macchine erano ferme. Don Orione cominciò a far salire i bambini su alcune macchine, per raggiungere la stazione: I carabinieri di guardia si opponevano, ma Don Orione sembrava non badare e continuava nelle sue operazioni di carico. Frattanto giungeva il Re con il suo seguito per riprendere posto sulle macchine. Don Orione si presentò rispettosamente a lui e gli espose il motivo per cui faceva salire sulle macchine i piccoli orfani. Il Re accolse il desiderio di Don Orione e diede il suo consenso al trasporto dei piccoli orfani. Don Orione salì con essi sul primo treno e li accompagnò a Roma…”

La famiglia Tranquilli abitava in Via Fontamara, a Pescina de’ Marsi. Sotto le macerie di Pescina de’ Marsi perirono la madre e il fratello Domenico. Gli altri due figli, Secondino, di 15 anni, e Romolo, di 11 anni, si salvarono e restarono senza alcun parente ad eccezione della nonna Maria Vincenza. Entrambi furono accolti da Don Orione, aiutati a studiare e ad iniziare il cammino della vita.

Nell’Incontro con uno strano prete, Silone descrive così la scena del suo incontro con Don Orione.

“Una di quelle mattine grigie e gelide, dopo una notte insonne, assistei ad una scena assai strana. Un piccolo prete sporco e malandato con la barba di una decina di giorni, si aggirava tra le macerie, attorniato da una schiera di bambini e ragazzi rimasti senza famiglia. Invano il piccolo prete chiedeva se vi fosse un qualsiasi mezzo di trasporto per portare quei ragazzi a Roma. La ferrovia era stata interrotta dal terremoto, altri veicoli non vi erano per un viaggio così lungo. In quel mentre, arrivarono e si fermarono cinque o sei automobili. Era il re, col suo seguito, che visitava i comuni devastati. Appena gli illustri personaggi scesero dalle loro macchine e si allontanarono, il piccolo prete, senza chiedere il permesso, cominciò a caricare sopra una di esse i bambini da lui raccolti. Ma, come era prevedibile, i carabinieri rimasti a custodire le macchine, vi si opposero; e poiché il prete insisteva, ne nacque una vivace colluttazione, al punto da richiamare l’attenzione dello stesso sovrano. Affatto intimidito, il prete si fece allora avanti e, col cappello in mano, chiese al re di lasciargli per un po’ di tempo la libera disposizione di una di quelle macchine, in modo da poter trasportare gli orfani a Roma, o almeno alla stazione più prossima ancora in attività. Date le circostanze, il re non poteva non acconsentire.

Assieme ad altri, anch’io osservai, con sorpresa e ammirazione, tutta la scena. Appena il piccolo prete col suo carico di ragazzi si fu allontanato, chiesi attorno a me: «Chi è quell’uomo straordinario?». Una vecchia, che gli aveva affidato il suo nipotino, mi rispose: «Un certo Don Orione, un prete piuttosto strano».

La bellezza letteraria del racconto e la drammaticità e bellezza degli eventi non deve farci pensare che quanto raccontato sia “invenzione” o idealizzazione. Il fatto dell’auto del Re, raccontato da Silone “perché ero presente”, è vero. Prova ne è che, ricercando negli archivi del Ministero degli Interni è stato trovato un telegramma – datato 23 gennaio 1915 (doc. 3120) - che legalizza il dono dell’autoveicolo… requisito da Don Orione durante la visita del Re ai terremotati. 

Questo il testo.

“SR – Avezzano – 660 0 23 13.35 – MR  INT  UFF  TERR  RM

Assicuro aver messo a disposizione Don Orione un camion per raccogliere orfani patronato Regina Elena. PR Commiss Palliccia”.

 L’atto burocratico giunse sorprendentemente celere (23 gennaio!) e conferma la verità storica del racconto fatto da Silone in “Uscita di sicurezza”.

Un altro episodio da leggenda è l’attacco dei lupi, sull’erta del Monte Bove, all’auto con cui Don Orione stava trasportando alcuni orfani a Roma. Filippo Roselli, di Casali D'Aschi (L’Aquila), ha dato notizia di tre dei ragazzi che erano in quell’auto: “Don Orione portò in un suo Istituto in Roma anche tre bambini dei Casali D'Aschi: Berardo Giampietro, Luigi Pera e Paolo Di Salvatore. I ragazzi quando tornarono nei loro luoghi di origine raccontarono che mentre venivano portati a Roma da Don Orione, con la macchina del re, furono assaliti dai lupi ed ebbero tanta paura, ma Don Orione, con il suo modo di fare, riuscì a tranquillizzarli ed i lupi poi scomparvero”.

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