Pieghiamoci con caritatevole dolcezza alla comprensione dei piccoli, dei poveri, degli umili.
Mercoledì, 21 Agosto 2019
21 Dicembre 2013
GIORDANIA: Don Orione parla arabo
Il Superiore generale è tornato a Roma: "Per la prima volta, vedo lo spirito orionino assunto collettivamente da una comunità araba".

In arabo, Al-Zarqa significa L'Azzurra, come le acque del piccolo fiume omonimo, Nahr ez-Zarqa, che passa nella vallata in cui sorge la città.

Quando si iniziò il Centro Don Orione a Zarqa, i Confratelli individuarono come prima necessità e carità da attuare la preparazione al futuro dei giovani mediante un centro professionale di arti e mestieri, inaugurato nel 1986. Fu costruito anche un piccolo centro di accoglienza per giovani cristiani, che venivano da lontano, per poter dare anche a loro la possibilità della scuola. Dal 2009, la scuola ha avuto un'evoluzione ampliandosi come scuola base dalla 7ª alla 12ª classe, integrata negli ultimi due anni come scuola di preparazione professionale o pre-universitaria.

Oggi la “Saint Joseph School” conta 520 alunni in gran parte musulmani, con un centinaio di cristiani di diversa denominazione. È una bella esperienza di convivenza interreligiosa, nel reciproco rispetto. La scuola è privata e riconosciuta dal Ministero dell’Educazione giordano. A capo della scuola c’è il responsabile religioso P. Carlo Mazzotta e il mudir, Majed Shahatit, direttore didattico. La scuola è molto stimata e sta creando un tessuto di conoscenza e simpatia nella città di Zarqa che, attualmente, ha superato un milione di abitanti.

Il 19 dicembre 2013, alle 9, gli allievi e professori cristiani si sono ritrovati nel Santuario per un momento di preghiera e di auguri natalizi. P. Hani Al-Jameel, con il suo bell’arabo, ha presieduto e tenuto una piccola omelia. Un piccolo coro di allievi ha presentato il mistero del Natale mediante alcuni canti natalizi tradizionali. Alla fine, è arrivato in chiesa anche “Babbo Natale” che ha portato un piccolo dono per ciascuno dei presenti. Oltre a qualche parola di augurio, io e don Fulvio abbiamo offerto il canto “Tu scendi dalle stelle” in italiano.

Alle 11, nel cortile della scuola, sono stati riuniti tutti gli studenti che hanno terminato con l’esame il primo quadrimestre di scuola, con la premiazione dei più bravi e l’apparizione di un “Babbo Natale” con doni per tutti, alunni e professori.

Alla sera, nel Santuario c’è stata la Messa conclusiva della visita canonica, con molta gente, nel clima del Natale. Prendendo spunto dalle Letture bibliche che presentavano la figura di Giovanni Battista, mi sono fatto la domanda: come essere cristiani che preparano le vie del Signore in un Paese mussulmano, rispettoso, ma in cui i cristiani non possono manifestare pubblicamente la fede? Mediante la carità che apre gli occhi alla fede. E mi è stato facile ricordare episodi e parole di Don Orione. In Giordania non si può predicare la fede cristiana, ma si può praticare la carità verso tutti. L'aiuto della comunità di Zarqa ai profughi Siriani ne è una parabola significatica.

La festa è continuata nella sala della casa dei religiosi, con una cinquantina rappresentanti delle varie attività del Centro Don Orione: dopo il Gahua arabìa, una specie di “caffè di Don Orione”, sono seguite notizie, piccoli doni e qualche cosa da mangiare. Ho consegnato ai vari gruppi di impegno la bandiera orionina.
Per la prima volta, durante questa visita in Giordania (15-20 dicembre), constato che lo spirito orionino è assunto collettivamente da una comunità araba e non solo dai Confratelli. Ci sono già numerosi laici che usano il "noi orionini". Vibrano sui temi orionini dell’umiltà e semplicità, della fiducia nella Divina Provvidenza, della vicinanza e missione tra i più poveri, della carità come via per vivere e diffondere la fede. Sono rimasto colpito dalla cordialità, dal fervore e dall’unione tra i cristiani e con i nostri Confratelli. Lo spirito di Don Orione sta suscitando fervore e progetti anche in questo lembo del mondo arabo.
Deo gratias!

Don Flavio Peloso

Video: Progetto di aiuto per i profughi Siriani
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